Suor Marcella: “Dove dormivo io ci sono solo calcinacci”
La religiosa ha lavorato per quattro anni in una baraccopoli a Port-au-Prince: "Non so nulla dei miei collaboratori, temo siano tutti morti"
«È una situazione terribile, cerco di raggiungere al telefono o via Skype qualcuno dei miei ex collaboratori ma non c’è verso di riuscirci». A parlare è Suor Marcella, religiosa bustocca, anima dell’associazione Kayla onlus che da anni si occupa di aiutare le popolazioni delle baraccopoli soprattutto dal punto di vista nutrizionale. Suor Marcella si trova in questo momento in Italia, tornata all’improvviso per la scomparsa della madre: dallo scorso settembre non è più nell’isola caraibica, ma si è spostata a Santo Domingo con un progetto dedicato ai profughi haitiani.
«Sono stata quattro anni ad Haiti, in una delle tante baraccopoli sul mare della capitale Port-au-Prince
– spiega Suor Marcella (nella foto)-. Curavamo un progetto di aiuto nutrizionale rivolto ai bambini all’interno dell’ambulatorio pediatrico della baraccopoli. Al mio posto sono rimasti là giovani haitiani che nel tempo abbiamo formato: hanno imparato a conoscere i sintomi delle malattie e a portare avanti il programma. Ora sono in Repubblica Dominicana a fare la stessa cosa per i bambini haitiani. La situazione di Haiti è terribile: povertà estrema, possibilità di lavoro assente, tanti progetti inconsistenti, una mortalità infantile che tocca punte impressionanti. Quando arrivai sull’isola morivano anche 12 bambini alla settimana. La situazione è migliorata piano piano, grazie al nostro e ad altri progetti».

Suor Marcella è stata svegliata questa mattina all’alba dalla notizia del terremoto: «In tanti mi hanno chiamata non sapendo che sono in Italia – spiega la religiosa -. Ho provato a chiamare e contattare alcuni miei ex collaboratori e altri giovani volontari che so essere sull’isola, ma non sono riuscita a sapere nulla. Sono riuscita a contattare alcuni americani in contatto con l’ambasciata e i loro racconti sono terrificanti: sono crollati gli edifici più grandi, la gente è in fuga, c’è dolore e disperazione. Dell’ambulatorio non so nulla: la zona dove è situato è rasa al suolo. Posso solo sperare che ieri non siano andati a lavorare, ma può essere che siano tutti morti sotto le macerie: conto sul fatto che le baracche reggono più degli edifici di mattone. So che i volontari che dormivano in una casa in centro sono tutti dispersi e anche la ragazza che dorme nella camera dove stavo io è sotto i calcinacci e non si hanno sue notizie».
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