“Chi ruba dal mio bancomat?”. Era il fratello

Singolare processo in tribunale, perquisita la stanzetta che i due condividono, ma ora lei non vuole più testimoniare

Vatti a fidare dei parenti, direbbe qualcuno, sentendo questa storia. Una ragazza di Mesenzana si accorge che, dal suo conto corrente, stati effettuati prelievi anomali. Si rivolge alla polizia e sporge denuncia. Gli agenti indagano, non riescono a ricostruire eventuali prelievi in contanti, ma trovano un acquisto on line sospetto: pistole e batteria elettrica per la guerra finta, la "soft war", giochi di simulazione che si fanno nei boschi con la faccia dipinta. Chiedono alla ditta la bolla, vanno nella casa dove risulta che la merce sia stata recapitata, parlano con la proprietaria. Il pacco è giunto alla figlia, ma la ragazza non c’entra: è semplicemente la ex di un altro tizio, al quale il pacco pare sia stato poi effettivamente consegnato. E dove abita quest’uomo? Gli agenti prendono l’indirizzo e, con una certa sorpresa, si ritrovano a casa della ragazza che ha fatto la denuncia. Scendono in cantina e trovano l’armamentario per la guerra simulata. Risalgono in casa e scoprono che la denunciante, che vive con i genitori, condivide la stanzetta con il fratello, un ragazzo che è da poco tornato a vivere in famiglia, dopo una relazione proprio con la ragazza che ha ricevuto il pacco.
Nella stanzetta, insomma, secondo l’accusa rappresentata dal pm d’udienza Davide Toscani, il fratello avrebbe carpito il codice bancomat alla sorella. Poi sarebbe sceso in strada, in alcune occasioni, e sempre tra le 19 di sera e le 23, e allo sportello più vicino, a 200 metri dalla casa, avrebbe fatto il furtarello. Sotto indagine è finito anche un altro prelievo di 400 euro a un negozio di archi e frecce. L’avvocato difensore Stefano Amirante ha chiesto all’agente di polizia che ha testimoniato oggi davanti al giudice Pier Vittorio Farinella, se avevano rinvenuto una scrittura con il codice: cercherà di dimostrare che è tutto un equivoco e che il prelievo era in realtà autorizzato perchè avevano un conto in comune. Intanto, la sorella, non ha voluto testimoniare in aula. Il giudice ha però disposto che venga coattivamente portata a testimoniare lunedì prossimo in tribunale. Le ha persino comminato 150 euro di multa. Altre spese, tutte a carico della stessa famiglia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 febbraio 2010
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