“È ancora crisi e molte aziende se ne vanno”
I dati sono preoccupanti secondo la Fiom Cgil, riunita nel congresso provinciale. Tra gli ospiti Giovanni Impastato. All'ordine del giorno la crisi e i problemi della rappresentanza
Dalla crisi le nostre imprese non sono ancora uscite. È questa la sensazione che emerge nei discorsi del sedicesimo congresso della Fiom Cgil di Varese che si è tenuto questo pomeriggio all’Ata Hotel di via Albani. In sala erano presenti anche il consigliere regionale del Pd Stefano Tosi e Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. «Il contesto economico e sociale non è cambiato – ha spiegato nella sua relazione il segretario generale varesino Maurizio Canepari -. Si può dire semplicemente che è peggiorato e rischia di aggravarsi ulteriormente se non si interviene in tempo». Le preoccupazioni degli operai sono confermate dai numeri: «Nell’industria metalmeccanica varesina – prosegue Canepari – sono circa diecimila i lavoratori in cassa integrazione ordinaria e straordinaria. E fuori dalla provincia le cose non vanno meglio: dai dati Inps elaborati dalla Fiom nazionale nelle aziende metalmeccaniche lombarde le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria sono passate da circa 13,9 milioni nel 2008 a circa 147 milioni nel 2009». La crisi, secondo i dati presentati dal sindacato, è diffusa e non ha risparmiato nessuna area della nostra provincia, dal Luinese ai confini con Milano. «Sono aumentate le aziende in concordato, i fallimenti e le cessioni di attività – ha aggiunto il segretario della Fiom varesina – sono molte inoltre le imprese indebitate o sotto capitalizzate che in questo contesto hanno maggiori problemi finanziari e di accesso al credito. Inoltre abbiamo assistito al trasferimento di alcune produzioni dal Varesotto: alcuni esempi sono Piaggio che chiude Ternate e si sposta in Veneto, Brembo che chiude a Gallarate e va a Bergamo così come le Acciaierie Valbruna di Carnago».
Come fare a uscire dalle difficoltà di questo periodo ancora non è chiaro: a livello nazionale i metalmeccanici chiedono una svolta nella politica economica con interventi mirati a sostenere la competitività del sistema produttivo italiano come incentivi fiscali, investimenti per la ricerca, l’innovazione e la qualità del prodotto. All’ordine del giorno inoltre c’è la questione legata alla rappresentanza e alla democrazia nel movimento sindacale.
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