Il segretario si cambia, anzi no
Le posizioni sulla vicenda che coinvolge la Comunità di lavoro transfrontaliera con gli interventi di dario Galli, Gabriele Gendotti e Giorgio Giudici
Tra un paio di settimane ci sarà un nuovo incontro per definire nuovi sviluppi della Regio Insubrica. Il 19 gennaio scorso al termine della riunione tra il Consiglio di Stato del Ticino e Dario Galli, il presidente Gabriele Gendotti, in un’intervista alla Rsi ha ribadito la volontà di proseguire nel lavoro fin qui fatto chiedendo che la segreteria generale resti al Ticino.
Dopo lo stesso incontro, Dario Galli ha affermato che “si possono fare una serie di cose importanti in campo turistico, sportivo, culturale, economico. La questione del segretario generale non è la questione fondante ma è assolutamente marginale. Credo che quando si riprenderanno i contatti e ci si confronterà anche su questo”.
Pensiero che a quanto riportato dal comunicato ufficiale del Consiglio di Stato sarebbe di stampo diverso, in quanto il massimo organo istituzionale ticinese afferma che “prendendo atto della presidenza di procedere a un avvicendamento del segretario generale, il Governo ticinese ha tenuto a sottolineare l’importanza e l’interesse che lo stesso sia rappresentato da un ticinese, per assicurare un giusto ed equilibrato equilibrio in seno all’organizzazione della comunità di lavoro”
La stampa ticinese ha bollato questa come una mera operazione di partito con un’ingerenza politica che non ha precedenti. Lo stesso Sindaco di Lugano, Giorgio Giudici, uomo chiave in Ticino per i programmi di cooperazione transfrontaliera e molto influente nel Cantone per capacità di analisi politica e per capacità amministrative (si guardi alle fusioni dei Comuni che hanno prodotto la “grande Lugano”), ha espresso il suo disappunto alla televisione svizzera. “Ci sono troppe rivendicazioni da parte italiana, conflittualità e tensioni. La Regio Insubrica non è una piattaforma di battaglia elettorale ma una piattaforma di battaglia di sviluppo territoriale ed è lì che occorre lavorare abbandonando le altre configurazioni che penalizzano la Regio Insubrica”.
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