Elisa Claps “ora vogliamo tutta la verità”
Il ricordo di una coetanea di quel lontano settembre 1993
Settembre 1993, caldo e afa. Eravamo appena tornati da Grassano, paese della Basilicata da cui proveniva la mia famiglia. Ricordo così il giorno in cui arrivò quella maledetta telefonata. Ero a Monza, città in cui sono nata e rimasta fino alla fine del 1993. Avevo tredici anni. La telefonata arrivava dal profondo sud, proprio dalla Basilicata. Era la mia tata, che con voce rotta, ci disse della scomparsa di Elisa, figlia di una sua cugina, anch’essa grassanese.
E così è iniziata questa tortuosa e dolorosissima attesa: ricordo le foto pubblicate ovunque, i cartelloni con il sorriso limpido di Elisa Claps e la gente del mio paesino d’origine, che emigrata a Monza, ne parlava sottovoce ipotizzando qualsiasi cosa.
Sono cresciuta con questo interrogativo e ho pensato spesso a questa mia coetanea, dissolta nel nulla, nei pressi di una chiesa di Potenza, capoluogo della Basilicata, terra delle mie vacanze dove nulla di cattivo, secondo me, poteva accadere. E invece, era accaduto qualcosa di inspiegabile. Una ragazzina di soli sedici anni era scomparsa dopo esser uscita con un’amica e aver incontrato un giovane che le faceva una strana corte. Ma ad Elisa questo ragazzo, Danilo, non piaceva. Avevano parlato e poi cos’era successo? Nessuno sapeva dirlo, nessuno aveva visto. Com’era possibile? Che rabbia! Il silenzio e l’ingiustizia hanno coperto di polvere un mistero terribile. E così gli anni sono passati. Gildo e Filomena, sempre più afflitti con gli occhi spenti, a “Chi l’ha visto”, prima con la Donatella Raffai e poi la Federica Sciarelli non si sono arresi e hanno continuato a ricordare Elisa. Io provavo dolore e un profondo disturbo, ogni qual volta salivo quelle maledette scale mobili, dove si pensava fosse stata sepolta Elisa. Mia madre, fin dal primo momento aveva immaginato un terribile epilogo; mio padre, come me, sperava tornasse: non volevamo immaginare altro che una fuga volontaria. Ma troppo era il tempo passato, ad ogni ritorno in questa terra durante il periodo universitario, Potenza mi inquietava, mi faceva venire i brividi; come è possibile scomparire nel nulla, in centro, di domenica mattina davanti alla S.S. Trinità, in via Pretoria, centro, centrissimo della città? E così arriva il 2000, il 2005, il 2008 e infine il 2010 e “per caso” trovano Elisa, o meglio, trovano resti umani nel sottotetto della chiesa della santissima Trinità, nel centro storico di Potenza, proprio lì dove era scomparsa la sedicenne. La madre Filomena e il fratello Gildo hanno riconosciuto gli indumenti, l’orologio, la catenina, un paio di sandali e gli occhiali trovati insieme al cadavere: sono quelli che Elisa indossava al momento della scomparsa. Adesso i periti dovranno cercare di scoprire le cause della morte. Una violenza, un incidente?
E così erano inutili tutte piste nazionali e internazionali. Elisa era lì, sulle teste dei “fedeli”, lì dov’era scomparsa. La notizia ha messo in agitazione tutta la città anche perché il caso Claps è legato a quello di una donna uccisa in Inghilterra nel 2002: per entrambi i delitti è stato a lungo sospettato Danilo Restivo. In ogni caso è inverosimile che il corpo della ragazza sia stato tutto questo tempo nel posto in cui è stato trovato.
Una trama aggrovigliata e incredibile, che nemmeno la fantasia più creativa degli sceneggiatori di horror, avrebbe potuto immaginare. Il corpo di Elisa era stato murato nel sottotetto della chiesa. Il particolare non è di poco conto se si considera che l’edificio fu oggetto di approfondite perquisizioni dopo la scomparsa. I resti sono stati scoperti da alcuni operai che stavano facendo degli interventi di manutenzione per alcune infiltrazioni di acqua.
Quella domenica mattina del 12 settembre 1993 Elisa uscì di casa intorno alle 11.30 con la sua amica Eliana De Cillis: quest’ultima dichiarerà poi di averla lasciata poco dopo, perché la studentessa doveva incontrare, proprio nella chiesa della Santissima Trinità, un ragazzo, Danilo Restivo. Il giovane raccontò agli investigatori di aver parlato con Elisa Claps per pochi minuti e di averla salutata intorno a mezzogiorno. La ragazza fu vista per l’ultima volta verso l’una e da quel momento di Elisa si sono perse le tracce.
Restivo fu coinvolto nell’inchiesta come indiziato. Secondo le sue dichiarazioni, una volta uscito dalla chiesa avrebbe girovagato da solo per la città, entrando in uno dei cantieri delle scale mobili in costruzione. Qui sarebbe caduto da una scalinata di cemento armato, ferendosi alla mano sinistra e facendosi medicare, alle 13.45 – circa un’ora dopo l’ultimo avvistamento di Elisa – al pronto soccorso dell’ospedale San Carlo di Potenza. Successivamente si è trasferito in Inghilterra, dove è rimasto coinvolto in un’altra inchiesta per la morte di una donna, Heather Barnett, che abitava nei pressi della sua casa trovata morta dalle figlie in uno scenario terrificante: era stata colpita in testa con un oggetto simile a un martello, e pugnalata. I seni mutilati e lasciati accanto al corpo. Nella mano c’era una ciocca di capelli, lunghi 9 centimetri, che non erano i suoi, e nemmeno di Restivo, che comunque aveva il "vizietto" di tagliare ciocche di capelli alle donne. Restivo è indagato in stato di libertà per la morte di Elisa Claps. E adesso come dice Filomena “la verità la esigo”.
La verità la vogliamo tutti.
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