Lo “stile Juve” finito nel dimenticatoio. Come le vittorie
Una trentina di tifosi cacciati dal cortile del Palace, dove attendevano un saluto dai propri beniamini. Una protesta talmente innocua da fare tenerezza
Gente tranquilla, senza nessuna intenzione di contestare e tanto meno di dar vita a violenza di alcun tipo. Gente semplice, solare, seduta su un muretto con la maglia bianconera addosso, con una sciarpa tra le mani, con un cappellino (ufficiale e quindi carissimo) calcato sulla testa.
Evidentemente la grande Juventus ha paura di gente così e per questo ha richiesto di allontanare dall’Hotel Palace (non solo dalla strada davanti all’ingresso, ma addirittura dal fondo dei parcheggi) una trentina di tifosi giunti in cima a Colle Campigli per vedere, anche da lontano, anche per pochi secondi, i propri beniamini nel momento di salire sul pullman per recarsi allo stadio.
Quando manca almeno mezz’ora alla comparsa dei calciatori, il diktat è chiaro: gli uomini della sicurezza, contattati via radio da chissà quale mente illuminata, con cortesia e fermezza invitano tutti ad andarsene via. E la correttezza dei tifosi, se mai ci fosse stato motivo di metterla in dubbio, si vede anche qui: la protesta è talmente innocua da fare tenerezza. Per tutti parla un ragazzo venuto in moto da Milano, e per questo inzuppatosi d’acqua nel tragitto: «Non abbiamo parole. Ci basta un saluto, un cenno: attendiamo da ore qui fuori e ci siamo presi l’acquazzone per poter salutare i giocatori, invece la società ci risponde in questo modo». L’unica soddisfazione, quasi casuale, è arrivata da Pepe, uscito a fare quattro passi al fresco degli alberi. «Lui è uscito, è stato molto gentile e lo ringraziamo, come pure il direttore Marotta che è arrivato e si è fermato un momento tra noi. Ma da lì in poi il nulla, e ora ci cacciano via».
Un atteggiamento, aggiungiamo noi, davvero incomprensibile: se il timore è quello di ritrovarsi mille persone, nel caso si spargesse la voce che qualche giocatore concede un autografo fuori dall’albergo, la Juve avrebbe tutte le possibilità di prendere provvedimenti. Ma vista l’esiguità e l’educazione dei presenti, è davvero fuori luogo (e fuori da ogni immaginazione) un comportamento simile.
Anche perché il pensiero ci corre indietro di poco tempo: alla star del basket Andrea Bargnani (che in America guadagna più di Del Piero o Diego) che nell’ultimo allenamento svolto con la nazionale a Varese garantì una sessione di autografi a tutti i ragazzi assiepati nel parterre del PalaWhirlpool. O ai più grandi campioni del ciclismo mondiale, pronti a una foto con i tifosi nella hall del proprio albergo sia in occasione dei Mondiali di Varese e Mendrisio, sia del Giro d’Italia.
Niente a che vedere con l’arroganza di plastica di chi ha disposto la cacciata della gente dal Palace, gente che – giusto per fare una puntualizzazione di carattere sportivo – attende da anni che questa società torni ad alzare un trofeo nazionale o internazionale. Emozioni da ricercare nel dimenticatoio dove, evidentemente è finito quello "Stile Juve" capace di far convivere l’aristocrazia delle origini e della proprietà con il grande calore popolare che ha fatto del club bianconero quello più amato d’Italia. Un amore che, ci teniamo a ricordarlo ai signori della dirigenza, ha appena finito di sopportare una stagione che definire ridicola – sia sul piano dei risultati, sia su quello della gestione dei problemi – è veramente riduttivo.
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