Una seconda scuola elementare di Varese colpita dai ladri di scarpe da ginnastica
È la primaria Don Bosco dove sono sparite altre paia di calzature sportive dei ragazzini di quinta. Le analogie per il furto alla Parini. Parte la denuncia alla polizia di Stato
Dopo il caso della primaria Parini del quartiere varesino di Giubiano, c’è un secondo episodio di furti di scarpe da ginnastica degli scolari in città. È quello della primaria Don Bosco, nella zona di viale Aguggiari (via Brusca), colpita alcuni giorni fa, prima del furto alla Parini consumatosi probabilmente nel corso del fine settimana passato.
Sul fatto vi sono diverse e curiose analogie. Cioè che entrambi i plessi scolastici accolgono diverse attività extrascolastiche, come corsi tenuti da realtà associative che si servono delle palestre.
In entrambi i casi, poi, non risultano segni di effrazione alle porte o alle finestre.
Non ci sono inoltre testimoni e mancano immagini di videocamere di sorveglianza capaci di definire l’ora e soprattutto i volti e le fattezze dei sospettati (uscire da una scuola con 40 paia di scarpe non è cosa semplice, se si vuol passare inosservati).
E poi forse il particolare che più colpisce è quello legato ai numeri delle calzature. Alla Don Bosco sono stati rubati in tutto nove paia di scarpe, tutte delle classi quinte (quindi, si può supporre, numeri che vanno dal 35 al 38 circa). E anche alla primaria Parini, ad essere colpite, sono le scarpe degli alunni delle classi quinte (oltre ad alcune delle classi terze).
Beninteso: un furto di scarpe non è un omicidio, ma una volta presentata la denuncia partono comunque gli approfondimenti della polizia giudiziaria. Indagini comunque non facili, perché almeno per quanto riguarda i furti alla Don Bosco appare difficile circoscrivere il giorno in cui i ladri sono entrati in azione (mentre alla Parini, come si accennava, il tutto sarebbe ascrivibile al weekend).
Esiste poi l’interrogativo legato a quale sia il destino delle calzature: non è un mistero – tutt’altro – l’esistenza di servizi anche in “app“ che permettono, con una semplice foto, di mettere in vendita in tutto il mondo un paio di scarpe usate. Anche quelle di un bambino.
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