La legge di Zu Pippu: “Con me si paga sempre”
Una serie di complici nel mondo dell'edilizia per scovare le vittime e poi botte nel cortile di un bar. Così il boss arrestato terrorizzava le vittime dell'usura
Il capo degli usurai di Busto Arsizio arrestato dai carabinieri , secondo le accuse della procura, era Giuseppe Drago, classe 1951, detto zu Pippu, o il Catanese, la città di cui è originario. Zu Pippu non scherzava. Chi non pagava doveva partecipare a un “incontro chiarificatore”, nell’ufficio del capo, che era in realtà un bar di Busto Arsizio (i titolari non sono indagati). La legge di Zu Pippu era stringente: «Ma tu lo sai che – dice in una intercettazione – chi ha a che fare con me, non finisce mai di pagare?».
Una carriera da capo. Su di lui gravano sospetti di amicizie nell’ambiente delle cosche siciliane ma nessuna condanna per mafia. Viene indagato in diverse operazioni di polizia, tra cui quella chiamata Infinito, della procura di Busto Arsizio. Assolto però in cassazione per un omicidio del 1980 avvenuto a Cassano Magnago, condannato per il tentato omicidio, dieci anni dopo, di un carrozziere a Mornago. Ufficialmente non lavorava.
I carabinieri del reparto operativo di Varese, con la collaborazione della sezione di polizia giudiziaria del tribunale, hanno arrestato una serie di presunti collaboratori del capo, accusati di usura in concorso. Sono Emanuele Federico, 25 anni di Gela, residente a Busto Arsizio, ora detenuto ai domiciliari, quest’ultimo arrestato solo ieri. Emanuele Fisci, 43 anni di Gela, Roberto Grasso 40 anni di Busto Arsizio ma originario di Riposto (Catania), Pasquale D’Arino di 45 anni originario di Senise (Potenza). Sono stati invece arrestati il 31 luglio e avrebbero vessato imprenditori a Besozzo, Cittiglio. Busto, Legnano. Uno di loro, Grasso, uscendo dal tribunale di Varese dopo l’interrogatorio di garanzia in compagnia del suo avvocato, aveva dichiarato: «Non so niente di niente, non conosco chi mi ha denunciato».
Ma secondo la Procura (pm Raffaella Zappatini) i collaboratori di Zu Pippu, in genere gessisti, o muratori, piccoli artigiani edili, facevano da sentinelle. Individuavano cioè imprenditori in difficoltà, poi li giravano al Catanese. Questi prestava 4mila euro a chi non riusciva neanche a pagare gli stipendi degli operai, strozzati dalla crisi, poi chiedeva 700 euro al mese di interessi, e via dicendo. A qualcuno è stato chiesto di lavorare gratis, rifare i serramenti, o “prestare” un macchinario edile da 50mila euro.
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