Varese dice addio alla cardiochirurgia?
C'è grande preoccupazione per il futuro del reparto diretto dal professor Sala. L'ultimo anno ha registrato un pesante calo di attività e la Regione potrebbe prendere la drastica decisione
La cardiochirurgia di Varese rischia di chiudere? Il pericolo di perdere quest’eccellenza sta emergendo con preoccupazione alla luce sui dati relativi alla produzione del reparto. Nel corso del 2010, infatti, l’attività è diminuita del 12% con punte del 40% nel maggio scorso. La perdita in termini economici per le casse dell’azienda ospedaliera è di un milione di euro circa.In tempi di crisi, sicuramente queste non sono proprio le notizie che fanno piacere a chi governa la sanità del territorio lombardo: nella nostra regione, infatti, l’offerta cardiochirurgia è abbastanza diffusa per cui potrebbero non esserci remore a chiudere il reparto che ha contribuito a fare la storia del Circolo varesino.
Le ragioni del calo di attività pare siano duplici: la diminuita capacità attrattiva con la decisione dei pazienti di migrare verso altre strutture ospedaliere ma anche qualche dissapore nell’equipe medica. Proprio su quest’ultimo punto si sarebbe concentrata l’attenzione della direzione ospedaliera: il primario Sala, ormai in età prossima alla pensione, sembra essere alle prese con una squadra medica un po’ litigiosa.
Per l’ospedale di Varese il rischio è alto data l’eccellenza del reparto universitario voluto anni fa dal dottor Giovanni Binaghi e affidato al professor prof. Emilio Respighi proveniente dal Centro De Gasperis Di Milano-Niguarda. Ripecussioni, però, potrebbero esserci anche per i 9 chirurghi che affiancano il professor Sala: due universitari e 7 ospedalieri di cui tre assunti con contratto a tempo determinato. Per loro potrebbe anche paventarsi l’idea della perdita del posto di lavoro.
« La situazione, pur delicata, non è certamente compromessa – spiega il direttore generale Walter Bergamaschi – Abbiamo verificato che c’è stato un calo di produzione e stiamo valutando attentamente le ragioni di questa situazione. Con il professor Renzo Dionigi, rettore dell’Università, abbiamo già individuato una serie di iniziative per rilanciare l’attività di un reparto che si è conquistato negli anni un’alta reputazione».
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