La Riforma Gelimini e le scelte dei varesini

Fotografia della Provincia sulle scelte degli studenti dello scorso anno: tenuta di licei e istituti tecnici e crollo dei professionali

«Abbiamo impostato un lavoro puntuale e meticoloso e anche dall’analisi dei dati emerge un quadro molto positivo, dove si evince che il sistema scuola della provincia di Varese è ben allineato rispetto alla domanda di istruzione e con le esigenze del mondo dell’impresa territoriale – ha dichiarato l’Assessore provinciale a Formazione e Istruzione Andrea Pellicini – poiché accanto ai percorsi formativi relativi all’insegnamento dei mestieri tradizionali vi è anche grande interesse e attenzione per percorsi didattici nuovi e al passo coi tempi. Vorrei sottolineare anche l’importante aumento degli iscritti ai percorsi di formazione professionale, dato che ribadisce il buon lavoro svolto e l’attenta programmazione dell’amministrazione provinciale attraverso i Cfp e la conferma degli iscritti negli Istituti tecnici industriali (Itis), obiettivo raggiunto attraverso percorsi di informazione e orientamento al momento della scelta».

 
La Provincia di Varese sta procedendo in questi giorni – come sempre in collaborazione con le scuole e con l’Ufficio Scolastico Territoriale – alla definizione del Piano dell’Offerta Formativa per l’a.s. 2011-2012, che verrà reso noto in tempo utile per permettere un buon servizio di orientamento scolastico. In attesa di conoscere il nuovo Piano, è interessante valutare che impatto hanno avuto sul corrente anno scolastico 2010-2011 la nuova riforma scolastica e le scelte della Provincia, che lo scorso inverno ha colto l’occasione della riforma per riordinare il sistema dell’offerta formativa e introdurre 12 nuovi percorsi liceali, 9 tecnici, 6 quinquennali professionali e infine 28 corsi triennali di Istruzione e Formazione professionale candidati dagli istituti professionali di stato.
 
A novembre sono in tutto n° 9426 ragazzi iscritti rispettivamente ai primi anni nelle scuole superiori statali della provincia (n° 8071 alunni) e nei Centri di Formazione Professionale pubblici (n° 1355 alunni).
Prendendo in considerazione solamente gli 8071 ragazzi iscritti nelle scuole statali, registriamo le seguenti percentuali di iscrizione per tipologia scolastica: 42,5% nei licei; 37,4% nei tecnici e 20,1% nei professionali.
 
Se consideriamo invece l’intero universo dei 9426 ragazzi iscritti ai primi anni dei corsi dopo la terza media, comprendendo anche gli iscritti ai Centri di Formazione Professionale, si nota allora come le percentuali mutino significativamente.
Resta ovviamente palese l’aumento di iscrizioni nei licei (dal 33,1% di iscritti nello scorso anno a ben il 36,4% di oggi) soprattutto nel liceo scientifico (da 16,1% a 17,5%) che registra il pieno successo della nuova opzione ‘scienze applicate’, nel liceo delle scienze umane (dal 4,3% al 5,2%) con la nuova opzione ‘economico- sociale” e nel liceo linguistico (dal 3,9% al 4,9%). Buon aumento del liceo artistico (dal 4,5% al 4,7%) e lieve decremento del liceo classico (dal 4,3% al 3,9%). Di assoluta novità il liceo musicale e coreutico, che ha inaugurato una sezione coreutica a Busto Arsizio, mentre non si è potuto procedere per quest’anno all’attivazione di una sezione musicale a Varese – benché la proposta fosse stata approvata sia dall’Ufficio Scolastico Regionale che da Regione Lombardia – stante il ‘tetto’ di attivazioni posto a livello ministeriale.
 
Gli istituti tecnici registrano una buona tenuta (complessivamente dal 30,9% a ottobre 2009 al 32% di quest’anno), grazie al successo del settore tecnologico (ex ITIS, che passa dal 9,0% al 9,9%) e dell’indirizzo turismo (dall’1,4% al 4,5%), a fronte di un decremento nel settore economico nell’indirizzo ‘costruzioni ambiente e territorio’ (ex ITG: dal 4,4% al 3,6%) e di un lieve calo nel settore economico per quanto riguarda gli ex ITC (dal 10,7% al 9,3%) e gli ex ITPA (dal 5,4% al 4,8%). Preoccupante il calo delle iscrizioni agli istituti professionali (dal 36,1% al 31,6%) che scontano le incertezze legate alla nuova struttura esclusivamente quinquennale dei corsi: mentre tuttavia gli ex Istituti Professionali per il Commercio passano dal 14,3% al 10,5% e gli ex Istituti professionali per l’Industria e l’Artigianato passano dal 9,0% al 6,6%, i corsi dell’offerta pubblica di Formazione Professionale aumentano dal 12,8% al 14,4%.
Se ci si limita ai dati dell’ultimo anno si vede che a fronte di una riduzione totale della percentuale delle iscrizioni per l’IFP si ha invece il valore massimo per gli iscritti ai Centri di Formazione Professionale: in relazione a questo dato bisogna considerare che il numero di tali iscritti è stato limitato dalla capacità recettiva della Formazione Professionale (per norma regionale il massimo degli allievi per gruppo classe è di 25).
 
Per gli istituti statali di Istruzione Professionale si ha invece il valore minimo storico. E’ questa una forte criticità: sia la ridefinizione radicale degli indirizzi nei percorsi quinquennali statali, sia i nuovi percorsi triennali regionali di IFP all’interno degli istituti statali (fortemente voluti dalla Regione Lombardia) sono state capiti poco dall’utenza. Pesa inoltre l’incertezza sulla possibilità effettiva – dopo i percorsi triennali di IFP – di poter proseguire gli studi, per chi volesse, con la frequenza ai progettati quarti o quinti anni di IFP o con il passaggio all’istruzione professionale statale.
 
I criteri di programmazione adottati hanno comunque puntato ad equilibrare innovazione e razionalizzzazione dell’offerta di formazione e istruzione, con una operazione complessiva di contenimento della numerosità dell’offerta formativa, che ha fatto sì che, anche rispetto ad altre province, sia stato ridotto il numero di corsi di studio che non sono riusciti a decollare. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2010
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