La sofferenza è inutile: giornata per la dignità dei malati
Nella Giornata di san Martino, si celebra la Giornata per ribadire il diritto alla vita dignitosa da parte di chi soffre. L'esperienza dell'hospice di Busto
Ogni anno, in Italia 250.000 persone muoiono a causa di malattie inguaribili, caratterizzate da una fase terminale gravata da estrema sofferenza. Anche questi pazienti hanno diritto a ricevere un’assistenza globale che consenta loro di vivere nel migliore dei modi la parte conclusiva della vita.
Parte da questa considerazione la "medicina palliativa", quella branca che si occupa non di curare i sintomi di una malattia ma il dolore globale, fisico, mentale e relazionale. E l’11 novembre, giornata dedicata a San Martino, è stata scelta come momento per riflettere sul dolore inutile.
«C’è ancora tanto dolore che si può controllare – spiega il dottor Valter Reina, responsabile del reparto cure palliative dell’ospedale di Busto – E non si può limitare l’attenzione al dolore fisico perché una malattia porta con sé scompensi anche di natura emotiva con conseguenze a livello famigliare e persino sociale. Bisogna fare attenzione: il dolore è un campanello d’allarme utile per metterci in guardia che qualcosa non va. Poi, però, non ci si può arrendere alla sofferenza, ma bisogna lavorare per recuperare una qualità della vita dignitosa per se stessi e per i propri cari».
L’attuazione pratica di questo approccio si riscontra immediatamente all’hospice dove la cura e l’attenzione non sono finalizzati alla guarigione ma al recupero della dignità : « Il dolore investe diversi livelli: corporale, mentale, spirituale e sociale. Per alleviare la sofferenza occorre agire su tutti e quattro gli ambiti con un approccio multidisciplinare. A volte non c’è sofferenza fisica ma un malessere profondo che incide su tutta la vita: disabilità, memomazione, percezione del corpo, immagine riflessa nel contesto sociale. La cura, quindi, deve necessariamente passare da un coralità di figure professionali che lavorino sulla persona e non sulla malattia».
Entrare in un hospice è un’esperienza spesso traumatizzante perchè vissuta attraverso preconcetti e rappresentazioni sociali errate: « La sofferenza spesso porta con sé il terrore della solitudine, di essere abbandonati perchè si esce dal contesto sociale a cui si appartiene. Ecco perchè l’hospice punta sul recupero del nucleo famigliare, sul calore delle relazioni – chiarisce il dottor Reina – Curare il dolore fisico è più semplice che curare le ferite dell’anima. Ma, a tre anni dall’apertura di questo hospice, devo dire che si è creato un ambiente molto favorevole che, a sua volta, genera commenti positivi che si diffondono al di fuori. In questo reparto ci si prende cura del paziente ma anche dei famigliari e degli amici, tutti vengono accompagnati in un percorso di accettazione dignitosa del proprio destino».
La legge 38 del febbraio scorso ha innovato profondamente in materia togliendo le rigidità sulle prescrizioni dei farmaci oppiacei contro il dolore. Oggi, XI giornata contro la sofferenza inutile della persona inguaribile, la Federazione cure palliative onlus ha promosso una raccolta firme perchè tutti i medici palliativisti possano prescrivere i farmaci contro il dolore.
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