“La lontananza dello Stato è la causa dell’omertà”

Pubblichiamo la lettera di un commerciante milanese vittima dell'usura che non ha mai potuto usufruire del fondo antiracket e che annuncia la sua volontà di farla finita a Natale. Una richiesta di aiuto giunta a Paolo Bocedi di Sos Italia Libera

Riceviamo e pubblichiamo una lettera scritta da un commerciante milanese vittima della mafia, chegli ha estorto denaro e incendiato due volte l’attività, e che ha denunciato e fatto arrestare i suoi aguzzini. La missiva è indirizzata a Paolo Bocedi, presidente dell’associazione antiracket Sos Italia Libera, che ce l’ha consegnata chiedendone la pubblicazione. Una copia è stata consegnata ai Carabinieri.

Caro signor Paolo, lei forse si ricorderà di me. Sono M. quel commerciante di Milano massacrato dalla criminalità organizzata dedita all’usura ed al racket delle estorsioni.  La mia vicenda come vittima nasce già nel 1990 quando gli uomini della ‘ndrargheta mi bruciarono il negozio. La vicenda si era poi ripetuta diversi anni dopo con le stesse modalità. Io avevo, poi, fatto il mio dovere, denunciando i miei aguzzini e facendoli poicondannare con pene di oltre sei anni per estorsione,  usura, minacce e lesioni gravi.

Caro signor Paolo ricordo ancora la sera a letto quando di notte squillava il telefono ed ero paralizzato dalla paura e dalla disperazione: «Bastardo, figlio di puttana, guarda che devi pagare altrimenti ammazziamo i tuoi figli». Dicevano al telefono. Poi è arrivato lei e mi ha dato un pò di speranza e di coraggio, ma aimè è stato un sogno che è durato poco. Di nuovo mi sono ritrovato nel buio con la consapevolezza di essere stato dimenticato dalle istituzioni e dallo stato. Oggi (mercoledì, ndr) leggevo su un quotidiano nazionale che la Boccassini ha dichiarato che i commercianti a Milano non collaborano e non denunciano. Vorrei dire alla signora giudice Ilda Boccassini che io ho collaborato con la giustizia, con le forze dell’ordine e con la magistratura ma poi, dopo molte promesse sono stato abbandonato senza protezione. Ora spero possacapire almeno il  perché, a Milano, i commercianti non denunciano e sono omertosi.

Signor Paolo tramite l’unico amico che mi è ancora rimasto, Gianfranco, le faccio recapitare questa lettera che è il mio ultimo testamento. In modo che lei lo faccia recapitare agli addetti ai lavori. Io porrò fine alla mia vita il 25 dicembre 2010 un giorno per tutti felice ma non per me. Mi è rimasta solo la dignità di essere stata una persona onesta che ha combattuto la mafia a mani nude. Un giorno Milano ricorderà quel commerciante coraggioso che ha rinunciato al bene piu’ prezioso che è la vita, in assoluta solitudine ed indifferenza.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 17 Dicembre 2010
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