‘Ndrangheta e Lega, le confessioni di un pentito in un libro
Parla Gianluigi Nuzzi, uno degli autori del libro "Metastasi": un salto nel profondo Nord straziato dalle mafie
Dopo “Vaticano spa”, il libro che ha svelato i meccanismi economici più oscuri della Chiesa Gianluigi Nuzzi cercava un argomento inedito: «I nostri lettori (Vaticano spa ha venduto 150 mila copie) sono attenti e vogliono fatti documentabili per questo abbiamo deciso di puntare sull’argomento ‘ndrangheta, una delle mafie meno conosciute ma allo stesso tempo più potenti al mondo, un fenomeno europeo che è in grado di condizionare con i suoi 44 miliardi di fatturato il libero scambio tra i Paesi». Così descrive il giornalista di Libero l’idea di occuparsi di questo argomento nel nuovo libro dal titolo “Metastasi”.
Perchè questo titolo? «La metastasi è il filo conduttore di tutto il libro – racconta – partendo dal collaboratore di giustizia Giuseppe Di Bella che, dopo la morte della moglie a causa del cancro, che decide di raccontare tutto quello che non ha ancora detto ai magistrati. Una metastasi è anche la ‘ndrangheta, un cancro del tessuto economico e sociale che dalla Calabria ha allargato il raggio d’azione delle sue cellule tumorali a tutto il Paese ma anche all’Europa».
Cosa emerge da quest’opera è presto detto: «Emerge quella zona grigia del mondo politico e imprenditoriale che è l’anticamera dell’omertà e dell’omertà come anticamera della complicità – spiega Nuzzi – quello che vogliamo dire io e Claudio Antonelli (coautore del libro) lo spieghiamo bene nell’ultimo capitolo: per sconfiggere la ‘ndrangheta servono le forze messe in campo per sconfiggere il terrorismo di Al Quaeda, ma non i carri armati bensì l’intelligence, la profusione di uomini e mezzi utili a disvelare il fenomeno criminale in ogni ambiente in cui si radica».
Nel libro i nomi dei protagonisti, a parte quelli degli ‘ndranghetisti, sono sostituiti da lettere dell’alfabeto greco, perchè? «Abbiamo raccolto le dichiarazioni di un pentito, parole mai dette prima che vanno a toccare fatti e personaggi che non erano stati mai coinvolti prima – racconta Nuzzi – essendo io e Claudio dei garantisti abbiamo pensato che l’unico a dover leggere quei nomi dovesse essere un magistrato e per questo abbiamo consegnato una copia del nostro libro a Giancarlo Capaldo, procuratore capo della Dda di Roma, una persona che stimiamo e della quale abbiamo massima fiducia nelle sue capacità professionali. Ha già aperto un fascicolo». Perchè non a Milano dove è nata l’inchiesta Infinito? «Capaldo lo conosco, la Bocassini no e poi nel libro si parla di Lombardia, di Veneto di Calabria. Roma è la capitale e quindi abbiamo pensato alla Procura distrettuale antimafia capitolina».
Cosa racconta di Varese? «Varese è il primo approdo della ‘ndrangheta al nord con Giacomo Zagari – conclude Nuzzi – è chiaro che è al centro degli interessi delle cosche sin dall’inizio perchè è stata considerata la testa di ponte del riciclaggio verso le banche svizzere».
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