Il ritorno dei tecnici dell’Eni: “Posti blocco sulle strade e spari”

Atterrato poco dopo le 18.30 il charter con i tecnici, soli o con famiglie al seguito. "L'aeroporto di Tripoli era un inferno, un carnaio di gente"

Spaventati e spossati dalla fatica, gli ingegneri e i tecnici dell’ENI sono arrivati in Italia alle 18.30, sul charter organizzato dalla stessa compagnia energetica italiana. Qualcuno solo, molti Libia, arrivano a Malpensa i tecnici Eniaccompagnati dalle famiglie che hanno dovuto lasciare le case in tutta fretta. «Siamo stati chiusi in casa per una settimana – racconta Marilena Di Lorenzo, dipendente Eni – perché avevamo ricevuto subito l’indicazione dal ministero. Abbiamo seguito tutto dalla televisione». Gli scontri erano spesso lontani, ma si sentivano i rumori delle armi da fuoco, intervallati a silenzi lunghissimi. Racconta il tecnico Matteo Spedicato (nella foto): «Io sono a Tripoli dal 2009. Cosa ho visto? Ho visto il silenzio irreale nella notte di due sere fa, senza un’anima viva in giro, tutti erano chiusi in casa». Poi ha vissuto la corsa all’aeroporto, la speranza di partire subito: «L’aeroporto era un inferno, son stato lì 24 ore, un carnaio pieno gente che voleva andarsene. Ieri ci hanno detto che ci sarebbe stato il charter per noi, lo aspettavamo per sera, ma poi è arrivato al mattino. Abbiamo atteso a lungo, i voli partivano ma arrivavano anche, abbiamo visto muoversi più o meno il 60% degli aerei».
La percezione di quanto accadeva è per molti indiretta, ma non per tutti. «Noi – racconta Cesare Dattaro, anche lui ingegnere Eni – stavamo in periferia, ma ci rendevamo conto che si era nell’anarchia. Nelle strade c’erano posti di blocco, sentivamo gli spari, ma – aggiunge rispondendo ad un giornalista – non abbiamo mai visto mercenari». Chi sono le persone in strada? «Oppositori di Gheddafi, gente di altre tribù» aggiunge. Poi la sua bambina bionda, che avrà quattro anni, lo interrompe: «Papà, smettila di parlare», dice. E questo più di tutto forse dà l’idea della fatica vissuta in questi giorni.
Insieme ai tecnici Eni (complessivamente erano 120) c’era anche qualche altro funzionario e tecnico. Un ingegnere di Impregilo racconta l’impressione ricavata in queste ore: «Fino a tre giorni fa tutti sembravano pro-Gheddafi, ma poi tutto è cambiato in pochissimo tempo»

Complessivamente sono quasi 400 gli italiani rientrati: ai tecnici e loro famigliari arrivati a Malpensa si sono aggiunte più tardi altre 172 persone a bordo del volo speciale Alitalia arrivato a Fiumicino alle 20.26.

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Pubblicato il 22 Febbraio 2011
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