Pro Patria, parla Antonio Tesoro: «Pattoni non c’entra con papà»
L'ex-presidente del club tigrotto smentisce anche il suo ingresso nel Como: «Sono amico del presidente, niente di più». Sulla Pro Patria: «Per salvarla bastano 5-600 mila euro»
«Io nella società del Como? E i soldi chi me li dà? Non parlo con mio padre da sei mesi». La smentita di Antonio Tesoro riguardo al suo ingresso con una quota nella società calcistica lariana è arrivata ieri sera, in un lungo colloquio con Varesenews, dopo che il sito Tuttolegapro aveva dato per quasi certo il suo ingresso nel Como calcio.
«La mia amicizia con il presidente del Como e il mio aiuto nel calciomercato è stato scambiato per un interessamento che al momento direi proprio che non c’è». Mentre invece la testa di Tesoro junior è ancora sulla Pro Patria. L’ex-patron dei tigrotti sta osservando le traversie societarie che sta attraversando il club bustocco in mano a Massimo Pattoni e assicura che l’agente immobiliare cremonese non ha nulla a che vedere con suo padre: «Non credo che mio padre si possa servire di una testa di legno per affossare la Pro – commenta Tesoro – se avesse voluto farlo l’avrebbe fatto con le sue mani. E poi Pattoni non è mai rientrato nel suo giro di amicizie».
Secondo il figlio di Savino Tesoro, dunque, il padre avrebbe solo fatto una mossa frettolosa per togliersi di mezzo una fonte di perdite: «Questo soggetto contattò la società a ottobre con una mail all’indirizzo della società e mi ricordo che, anche per il modo in cui ci contattò, decidemmo di cestinare la sua richiesta poi mio padre l’ha ripescata e gli ha lasciato in mano la patata bollente». Antonio Tesoro poi cerca di ridimensionare i problemi economici e sottolinea che con la sua gestione tutti i pagamenti sono stati fatti nei tempi giusti: «Finchè il presidente sono stato io nessuno ha ricevuto un pagamento in ritardo – sottolinea Tesoro – poi purtroppo mio padre ha deciso che non voleva più spendere altri soldi e io ho fatto da parafulmine per un po’ ma poi ho dovuto dire basta».
Intanto la Pro naviga in cattive acque: «In realtà basterebbe meno di quelle cifre astronomiche sparate nelle settimane scorse – ha detto Tesoro – molto meno. Solo che chi dovrebbe salvarla sta facendo di tutto per non farlo. Basterebbero 5-600 mila euro per salvarla». Su Pattoni non dà giudizi ma esprime la sua preoccupazione per la poca conoscenza che ha del mondo del calcio: «Non voglio esprimere giudizi ma spero che le voci che girano siano confermate riguardo a questo imprenditore ligure che vuole fare l’allenatore (il riferimento è a Mirko Turano), dopotutto è l’unica àncora di salvezza che ha la Pro Patria in questo momento. Ormai incombe la Covisoc che, se non vedrà una ricapitalizzazione, farà portare i libri in tribunale».
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