Qual è il tuo prezzo?
Dov’è il confine tra la tenuta dei propri principi e la resa di fronte ad una congrua offerta che cambia la propria vita e quella dei nostri familiari?
Osservando, basito, il transito continuo di parlamentari dall’opposizione verso la maggioranza di governo mi è sorta spontanea una riflessione che conferma il perché la madre di molte delle disgrazie del nostro paese di oggi è la mancanza di una legge sul conflitto di interesse. La ragione che spinge tutte le democrazie occidentali ad impedire che un ricco signore possa prendere il potere è proprio quella di impedire che ci possa essere un “mercato” del consenso. Un mercato che, vista la strapotenza economica del premier, possa piegare la tenuta etica e morale delle persone e ridurre ogni relazione ad un puro fatto di compravendita. Ragioniamo insieme sul limite che ognuno di noi possiede di fronte alle tentazioni del denaro. Nonostante sia chiaro e siano delle bellissime parole, sostenere che la politica sia la gestione della cosa pubblica, una delle più nobili attività e compagnia bella, in realtà penso che ognuno di noi abbia un prezzo. Forse non proprio tutti, ma mi sento di dire, la maggior parte di persone. Perché? Dov’è il confine tra la tenuta dei propri principi e la resa di fronte ad una congrua offerta che cambia la propria vita e quella dei nostri familiari?
Immaginiamo di ricoprire una carica pubblica, qualsiasi essa sia e di trovarci di fronte a tensioni – come quelle che ogni giorno vediamo a livello di politica nazionale – e quindi ad una richiesta di cambiare schieramento, sostenere le ragioni di una maggioranza in crisi, aiutare il potente di turno in difficoltà. Cosa facciamo? Resistiamo poiché ai principi non si può derogare, perché la morale è fondamentale ed ispira il nostro comportamento, perché “cosa direi ai miei figli”, perché “perderei la faccia”, perché il mio partito mi caccerebbe oppure prenderei in seria considerazione l’offerta? A quale soglia cederei? Fino a quale cifra resisto e dico no?
Ho fatto questo gioco con alcuni colleghi e amici e, sgomento, ho avuto conferma,, che ognuno ha una soglia, un limite oltre il quale, il bene della propria famiglia, del proprio futuro, delle persone che ci circondano, degli studi dei figli, dell’incertezza del futuro provocano il collasso dei principi e un ribaltamento della prospettiva. Qual è il “bene” vero alla fine? Non è bene occuparmi dei miei figli, dei miei parenti, della comunità di orfanelli dietro casa, dell’amico disoccupato, del nonno malato etc. etc.? Questo bene è forse meno bene del principio di lealtà al partito o ai principi etici che mi hanno fino ad oggi motivato? Perché dovrei dire di no ad un milione di euro se questo potrebbe garantire un miglior futuro alle persone più vicine e più importanti, siano esse figli, familiari, amici o parenti? Fatico a pensare che ci siano persone in grado di resistere, sia la cifra cinquecentomila euro oppure due milioni. E con questo, non sto criticando o giudicando chi, eventualmente lo fa, ma il fatto che sia possibile farlo. Se un ricco signore dispone di denaro e potere, questa pratica diventa non solo possibile, ma anche ordinaria e trovo che il grande problema di oggi in Italia sia proprio questo. Poiché tutti noi abbiamo un prezzo, bisogna che la politica vada per un’altra strada, dove questo mercato delle vacche non sia una pratica corrente ma resti l’eccezione, il reato, la mala politica e la si possa ancora additare e condannare, altrimenti siamo di fronte non solo alla morte dell’etica, ma anche a quella della politica. Persino la Chiesa ha avuto ad un tempo le idee molto chiare rispetto alle dinamiche nascenti del “mercato” ricordando il motto: «Homo mercator nunquam aut vix potest Deo placere» (colui che vive nel “mercato” mai può piacere a Dio).
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