“Volontari e clown sono preziosi alleati in corsia”
Il professor Giustino Tomei, primario della neurochirurgia all'ospedale di Circolo spiega il ruolo degli animatori nella ripresa fisica e psicologica dei pazienti
« Clown e volontari sono preziosi alleati in corsia. Quando la scienza non riesce a dare risposte definitive, la loro attività può aiutare a comprendere la situazione» A dare "legittimità" al popolo degli animatori in corsia è il professor Giustino Tomei, primario di neurochirurgia all’ospedale di Circolo di Varese: «Soprattutto i bambini sono pazienti particolari, con reazioni uniche. È difficile, a volte, capire se un atteggiamento sia legato a un problema psicologico o organico. Certo, abbiamo esami per verificare se c’è un problema neurologico conseguente a questi interventi delicatissimi. Gli animatori servono a alleggerire il clima, a spezzare la gabbia della paura che li imprigiona. A volte, basta un gioco, una smorfia o uno scherzo per sciogliere il blocco psicologico e darci il quadro della situazione».
La cura di un bambino richiede sempre un approccio diverso da quello degli adulti: « Gli adulti hanno schemi che riusciamo a comprendere meglio – commenta il primario – nei bambini ogni anomalia ci mette in ansa. Ecco perchè è fondamentale il rapporto con i genitori o i volontari che vivono momenti diversi dai nostri. Nell’approccio medico ci ritroviamo ad agire in modo "rozzo", nel senso che dobbiamo procedere secondo le indicazioni della medicina e della scienza, mentre clown e animatori puntano su un coinvolgimento ludico e spensierato che fa leva sulla psiche, spesso determinante nella reazione fisica di questi piccoli pazienti».
Il paziente pediatrico oncologico è delicato: « Io sono cresciuto con la convinzione che solo un neurochirurgo con un’esperienza almeno decennale può permettersi di intervenire sul cervello di un bambino. A questa età., i tumori si presentano soprattutto nel cervelletto o nel tronco cerebrale. Ricordiamoci, poi, che i "bambini" vanno dai neonati, entro il mese di vita, sino ai 18 anni. Chiaramente l’approccio in fase neonatale è diversa da quella pediatrica: a dieci anni, un bambino ha già una struttura adulta».
Il reparto di neurochirurgia varesino ha alle spalle una lunga esperienza in campo oncologico pediatrico, con un’equipe che vede tutte figure, dal chirurgo sino all’anestesista-rianimatore e agli strumentisti, specializzate in ambito pediatrico. È un centro di riferimento che coinvolge, a rete, centri specializzati quali il Besta di Milano.
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