Zappino guarda a Novara: “La sfida perfetta per rifarci”
Il portiere del Varese vuole dimenticare in fretta il pareggio con il Frosinone: «Siamo stati poco concentrati, al "Piola" con tutta la grinta accumulata». E sul futuro: «Sarebbe bellissimo giocare i playoff»
È arrivato a Varese in punta di piedi, lavorando, ma in poco tempo ha saputo farsi spazio divenendo un titolare inamovibile e uno dei punti di forza della retroguardia biancorossa. Massimo Zappino, 30 anni il prossimo 12 giugno, è un portiere che fa del carisma il suo punto di forza, riuscendo ad essere una guida in campo ai suoi compagni di reparto.
Massimo, dopo più di mezza stagione alle spalle, cosa può dire di questa avventura?
«Direi che parlando professionalmente la ritengo positiva. Stiamo andando bene ottenendo buoni risultati, sia per quanto riguarda la classifica, sia per il gioco espresso».
Torniamo a lunedì sera: a fine gara era furioso. Cosa è successo secondo lei?
«Ci è mancata un po’ di attenzione nei minuti finali, forse sul 3-1 eravamo ormai convinti di vincere. Io ero arrabbiato perché ovviamente dispiace pareggiare, e quindi perdere due punti, nei minuti di recupero così ho deciso di sfogare la mia rabbia ritirandomi subito negli spogliatoi e chiudendomi in me stesso: non sono neanche andato a salutare i tifosi, che per me sono sempre molto importanti. Oltretutto con il Frosinone, squadra in cui ho militato per tre anni, speravo di portare a casa una vittoria, era una gara a cui tenevo particolarmente. Ad ogni modo credo che una cosa del genere possa anche capitare: fa parte del calcio. A Padova abbiamo vinto all’ultimo minuto e lunedì siamo stati raggiunti».
Cambiamo pagina, sabato scenderete in campo a Novara. Che sfida si aspetta?
«Noi abbiamo l’obbligo di rifarci del pareggio di lunedì e scenderemo in campo con tutta la grinta possibile. Credo che non ci possa essere sfida migliore in questo momento delicato che affrontare una delle prime della classe. Sappiamo che i piemontesi sono una squadra molto più forte di noi, almeno sulla carta. In campo però è diverso: speriamo vinca il migliore».
Il "Silvio Piola" è l’unico campo di serie B in sintetico, cosa varia?
«Non penso che il terreno su cui si giocheremo possa essere un fattore determinante. Per me, in porta, cambierà poco, magari per i miei compagni sarà un po’ diverso dal solito per il rimbalzo della palla, ma non mi aspetto grosse differenze. Ci alleniamo spesso sull’erba artificiale e ormai anche noi siamo abituati. Io da piccolo mi divertivo sulle pietre e sui sassi, giocare sul prato o su un tappeto verde non mi interessa molto».
In poco tempo è riuscito a divenire un punto fermo della squadra, se lo aspettava?
«In realtà non mi sento un insostituibile. Credo che dipenda molto da come gira la ruota. Sono arrivato sapendo che Moreau era un grande, arrivava da due campionati vinti consecutivamente e da protagonista. Io ho solo avuto la fortuna di farmi trovare pronto nel momento in cui a Mathieu è mancata un po’ di buona sorte».
Se potesse scegliere, quale soddisfazione si vorrebbe togliere, professionalmente parlando, in questa stagione?
«Vorrei solo riuscire a giocarmela fino in fondo. Prima pensiamo a raggiungere la salvezza, per la quale ci mancano ancora almeno sei punti, poi ci divertiremo prendendo quello che capita. Certamente giocare un play off per andare in serie A sarebbe un’enorme soddisfazione, non solo come squadra, ma anche personalmente per la mia carriera. Voglio ricordare che il Varese è in una posizione di classifica che nessuno osava pronosticare e io faccio fatica a credere a quello che stiamo facendo. Ma che bello!»
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