Caso Wabara: il basket contro il razzismo

La Federazione invita tutti i giocatori a dipingersi un segno nero addosso in occasione delle partite del fine settimana. Anche la Cimberio aderirà all'iniziativa

Ha un nome che evoca la musica ma che vuole anche essere uno schiaffo al razzismo: «Vorrei la pelle nera» è la campagna lanciata dalla Federazione Italiana Pallacanestro (Fip) dopo il caso che ha coinvolto Abiola Wabara, la cestista italiana di orgine nigeriana al centro di insulti e sputi durante una partita dei playoff di A1 femminile che la sua Geas Sesto San Giovanni ha disputato sul campo della Comense.
La Federbasket, che aveva subito preso una posizione inequivocabile per bocca del suo presidente Dino Meneghin («Sono dei mentecatti» aveva detto, riferendosi agli autori degli insulti) ha ora pensato a un’iniziativa da portare nei palasport il prossimo fine settimana.
«Il basket è sempre stato caratterizzato dalla multirazzialità – si legge nel comunicato federale – I giocatori stranieri e di altre etnie hanno, nel tempo, permesso al nostro sport di crescere e di affermarsi. La FIP chiede a tutte le componenti del movimento e agli appassionati, nella prossima giornata di campionato, di colorare la propria pelle con un segno nero, ben visibile, in rappresentanza dei colori di tutte le etnie, per sentirci tutti uguali». Alla campagna aderiscono tutte le principali leghe nazionali: Serie A, LegaDue, Lega Nazionale Pallacanestro (B1, B2 e C1 maschile), Legabasket femminile; con esse anche il sindacato giocatori (Giba), quello degli allenatori (Usap) e degli arbitri (Aiap).
marco mordente basket vorrei la pelle neraAnche al palasport di Masnago, dove è in programma l’attesissimo derby tra Cimberio e AJ Milano (foto a lato, il milanese e azzurro Marco Mordente dà l’esempio), sarà rispettata l’indicazione federale: «Abbiamo appena ricevuto la comunicazione e ci organizzeremo per aderire all’iniziativa» spiega Cecco Vescovi, presidente della Pallacanestro Varese. «Stiamo solo attendendo ulteriori indicazioni, in modo da "uniformare" la "colorazione" dei giocatori: si tratterà comunque di tracciare un segno sul corpo prima di scendere in campo».
Una mossa che in Italia non ha precedenti su larga scala; l’iniziativa ricorda quella portata avanti qualche anno fa dal Treviso Calcio, i cui giocatori reagirono in questo modo agli insulti ricevuti da un proprio compagno di squadra.
Intanto non si placano i botta e risposta intorno al caso-Wabara. Dopo il presidente della Comense, Antonino Pennestrì, che aveva difeso i sostenitori lariani dicendo che la giocatrice non avrebbe dovuto reagire agli insulti «scadendo al livello di chi l’ha offesa» è toccato ai gruppi ultras organizzati del comasco dire la propria. La Curva Como (calcio) e gli Eagles Cantù (basket), tirati in ballo come possibile autori di insulti e sputi, hanno prima ribadito la propria assenza al PalaSampietro e poi accusato Abiola Wabara di aver mentito, parlando di cori e sputi che non ci sarebbero mai stati e chiedendo alla giocatrice di avanzare le proprie scuse.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 13 Aprile 2011
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