Da Nibali a Evans: c’è un varesino che “scorta” i campioni
Ivan Santaromita ha affiancato il siciliano nella Vuelta vinta nel 2010 e ora si è ripetuto con l'australiano. «Il Tour dà emozioni, fatica e gioia immensa. Ma alla festa finale siamo arrivati in ritardo...»
Lo scorso anno lo chiamammo "il braccio destro del re di Spagna", dopo che aveva accompagnato Vincenzo Nibali al successo nella Vuelta. Oggi potremmo utilizzare lo stesso titolo, sostituendo solo la nazione e mettendoci la Francia. Perché Ivan Santaromita è passato dalla Liquigas alla Bmc ed è stato uno degli scudieri di Cadel Evans, il fresco trionfatore del Tour 2011.
«Posso dire che porto bene, visto questo curriculum: i capitani faranno la coda per ingaggiarmi» scherza il 27enne passista della Valceresio, di ritorno dal primo Tour disputato in carriera, con occhi e orecchie ancora pieni della grande kermesse gialla.
«Il Tour è davvero un mondo tutto particolare, è la corsa più importante del mondo e te ne rendi conto a ogni momento. La gente per le strade fa impressione: dalla prima all’ultima tappa di pedala tra due ali di folla mentre anche con in media è tutto diverso dal solito. Anche a me capitava di faticare ad arrivare al palco di partenza, tra microfoni, telecamere, obiettivi e taccuini: c’è pressione anche sui gregari, una cosa che non capita mai nelle altre circostanze».
Santaromita, zitto zitto, ha chiuso all’83° posto ma di fatto è il terzo italiano in classifica, dopo i due big Cunego (7°) e Basso (8°): «Ero al primo anno in questa corsa e nel complesso sono molto soddisfatto. Vedere vincere un compagno di squadra è stato stupendo; da parte mia sono contento di essere arrivato a Parigi e di aver dato un contributo a Cadel, per aiutarlo a vincere. Non è stato facile e quando i capitani si sono messi davanti è stato difficile restare con loro. A tal proposito sono felice di quanto ho fatto nella tappa di Pinerolo, quando ho scortato Evans fino all’ultimo strappo di Pramartino. Purtroppo il giorno dopo, sul colle dell’Agnello, ho picchiato il ginocchio sul manubrio e il dolore mi ha accompagnato fino a Parigi: peccato perché avevo trovato la forma migliore».
Nella Ville Lumière è andata in scena la grande festa gialla di Evans: «Diciamo che i primi brindisi sono arrivati già sul pullman, dopo la cronometro di Grenoble, con la birra. Domenica sera il gran capo della Bmc, Andy Rihs, ha prenotato un locale per cena… dove siamo anche arrivati in ritardo. Sui Campi Elisi era pieno di australiani e Cadel si è fermato a salutarli tutti! Poi, al nosto arrivo, non è mancato il vino francese, con il locale che piano piano si è trasformato in discoteca».
Nell’ambiente della Bmc un festeggiamento meritato, visto il risultato finale. «Però Cadel è sempre rimasto tranquillo – svela Santaromita – Era consapevole di poter andare forte e mirare alla maglia gialla finale. Da parte nostra abbiamo cercato di farlo restare tranquillo, di fargli sentire la nostra fiducia in lui perché aveva le possibilità di vincere».
Ora, nell’agenda di Ivan, c’è soprattutto una cosa: «Riposo. Diversi giorni senza bici o quasi: la tirerò fuori solo per qualche giretto in pianura, perché sono stanchissimo. In teoria c’era la possibilità di fare la Vuelta ma in questo momento non è più nei piani, quindi dovremo decidere a quali corse partecipare da qui a fine stagione. Intanto però, a costo di ripetermi, mi prendo un po’ di pausa: la sogno dal giorno di Plateau de Beille, quel pomeriggio ho fatto una fatica terrificante. Non andavo più avanti. E invece è arrivata Parigi, per di più con la maglia gialla accanto».
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