I sindacati uniti contro la “manovra che colpisce i deboli”
Le sigle sindacali hanno consegnato un messaggio al prefetto: Questa manovra è sbagliata, gli unici a non essere colpiti dai sacrifici sono i politici"
«I sacrifici sono stati scaricati a valle e a pagare sono sempre i soliti: lavoratori dipendenti, pensionati, precari e donne». Le sigle sindacali, unite come non lo erano da tempo, sono scese in piazza per denunciare la manovra economica del Governo: «squilibrata e iniqua».
Il dito dei sindacati è puntato su due provvedimenti in particolare: l’introduzione dei ticket da 10 e 25 euro per le visite specialistiche e per il Pronto Soccorso e le misure che intervengono sulla rivalutazione delle pensioni. Secondo i segretari delle tre organizzazioni (in piazza c’erano tutti, da Franco Stasi della Cgil a Carmela Tascone Cisl, con Antonio Albrizio Uil e le rappresentanze dei pensionati) l’impostazione data alla manovra economica ricalca uno «schema già visto». Questa volta, però, la rabbia è maggiore perché anche i sindacati sono consapevoli di aver fatto la loro parte nel ricoprire un ruolo di responsabilità per far fronte all’instabilità finanziaria che sta colpendo il paese. Per questo ai lavoratori in piazza non va proprio giù che gli «unici a non essere colpiti da questa ondata di sacrifici sono coloro che questa manovra l’hanno scritta: i politici».
Anche il sindacato è attraversato da quell’ondata di protesta che in questi giorni si sta riversando sui privilegi della “casta”, «toglierli non risolverebbe i problemi – specificano -, ma perlomeno darebbero un segnale autorevole in un momento di sfiducia generalizzata».
Perché è questo il messaggio che i leader sindacali hanno voluto consegnare al prefetto Simonetta Vaccari, da girare direttamente al Governo:«la crisi non è finita e anche in provincia di Varese non c’è alcuna percezione di ripresa. L’approvazione di questa manovra in tempi brevi era un atto dovuto e anche noi abbiamo partecipato con responsabilità come ci ha
chiesto il presidente Napolitano, ma la questione rimane aperta: la manovra non favorisce la crescita e colpisce le fasce più deboli: direttamente attraverso ticket e pensioni e indirettamente tagliando i fondi agli enti locali». Ed è proprio dai comuni che arriva il pericolo più serio per i lavoratori:«i tagli agli enti locali si traducono automaticamente nell’aumento delle tariffe per i servizi al cittadino». I segretari delle tre sigle oggi in piazza spiegano di avere un un dialogo aperto con i sindaci del territorio per fotografare le dimensioni del problema, «ma la situazione – spiegano – è da allarme rosso». «Anche l’introduzione dei nuovi ticket (10 euro per visite specialistiche e analisi mediche e 25 euro per il pronto soccorso), che vanno a sommarsi a quello regionale, oltre a colpire il reddito delle famiglie avranno una inevitabile ricaduta sulla sanità locale» aggiunge Umberto Colombo dello Spi Cgil.
Tanta la rabbia che si respira anche fra i manifestanti davanti alla prefettura in piazza Libertà. Sergio, 71enne iscritto al FNP, è tranchant: «qua va a finire come nel ’68, non vedete come si sta?». Anche Simona e Giampaolo, due giovani lavoratori della Whirlpool tesserati CISL, esprimono il loro dissenso: «la finanziaria non ci sta bene, i tagli ci sono solo per noi e non per la classe politica. Così i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri». La manovra non piace proprio a nessuno: Isidoro, iscritto a tutti e tre i sindacati, è indignato. «si colpiscono i soliti noti: lavoratori e pensionati le classi più bastonate». Ambrogio e Giuseppe, tutti e due ex lavoratori della Aermacchi e iscritti alla Fiom, si rivolgono ai giovani: «Arrabbiatevi! Non vi accorgete che vi stanno rubando il futuro? Come potete pensare di mettere su famiglia? O fate qualcosa adesso o sarà troppo tardi».
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