Reati sposa la Cimberio: “Qui per giocarmi il posto”

La giovane guardia proviene da Treviglio: "In B1 ci sono italiani validi: ringrazio Varese che mi dà la possibiltà di dimostrarlo"

Il tanto bistrattato basket italiano, sa talvolta trovare qualche “perla” nelle categorie minori e lanciarla a un livello superiore, anche da protagonista. Una strada che coincide con la speranza neppure troppo segreta di Davide Reati, guardia di 23 anni che da oggi è a tutti gli effetti un giocatore della Pallacanestro Varese.
Milanese di Cernusco sul Naviglio (il paese di Gaetano Scirea), proveniente da Treviglio (B1) dove ha lasciato il segno negli ultimi tornei, Reati ha convinto innanzitutto Carlo Recalcati che lo ha provato in una serie di allenamenti a Masnago insieme ad altri giovani interessanti e poi ha avallato il suo ingaggio in biancorosso.«Varese è una società dalla storia straordinaria ed è stata tra le prime a interessarsi a me. La cosa mi rende orgoglioso e visto che il mio sogno di bambino è sempre stato quello di diventare un cestista professionista non ho avuto dubbi. Ho voluto prendere uno di quei treni che rischiano di passare una sola volta nella vita».
 
Completi la frase: arrivo alla Cimberio per…
«Per contribuire a far crescere un nuovo ciclo per questa squadra e questa società. Sono conscio che in Italia in questo momento ci siano formazioni più ricche e più forti, però Varese lo scorso anno ha già saputo ottenere un bel traguardo, dimostrando che se alle spalle dei giocatori c’è un progetto buono si possono disputare ottime stagioni».
 
Coach Recalcati cosa le ha prospettato per il suo impiego futuro?
«Io sono qui per giocare, nel senso che so bene di essere uno dei più giovani e degli ultimi arrivati e che starà a me guadagnare la fiducia del coach. Però ci voglio provare davvero, pur arrivando in punta di piedi e senza fare sbruffonate».
 
Come si racconta dal punto di vista tecnico?
«Sono una guardia che a inizio carriera amava particolarmente fare il penetratore, poi con il passare degli anni ho migliorato il tiro e ora sono prima di tutto un tiratore. Però non ho dimenticato come si attacca il ferro; credo di essere un attaccante abbastanza completo».
 
Ci sono giocatori che la hanno ispirato in modo particolare?
«Fin troppo facile rispondere Michael Jordan, però è proprio così. Del resto ero un ragazzino appassionato di basket negli anni in cui Jordan dominava e ne sono rimasto affascinato. Tenete conto che, abitando a pochi metri da una palestra, ho iniziato a giocare a cinque anni e da allora ho sempre seguito questo sport stupendo. Se mi chiedete un italiano, darò una risposta che non vi piacerà, perché anche per motivi di ruolo ho sempre ammirato Myers. Però ritengo che sia più utile ispirarsi a tanti diversi giocatori, prendendo da ognuno le qualità migliori».
 
Teme qualcosa in particolare dal salto dalla B1 alla Serie A?
«Dal punto di vista della “vita da atleta” non cambia niente. La B1 è una categoria dove, pur non essendo professionisti dal punto di vista regolamentare, lo si è nei fatti e quindi ho sempre cercato di lavorare con la massima professionalità. Sarò all’esordio in A1 e quindi sono conscio che nel doppio salto cambieranno alcune cose, a partire dal fatto di incontrare tanti stranieri o contro o nella propria squadra. Ma non ho timori particolari».
 
Lei viene da un campionato dove crescono italiani interessanti che però spesso vengono ignorati dal massimo campionato. Lei pensa ce ne siano di pronti per la Serie A?
«A me fa piacere essere alla Cimberio anche per questo: mi piacerebbe dimostrare che le grandi società possono trovare atleti importanti anche tra i giovani italiani. Io ho incontrato diversi giocatori validi nella mia carriera e credo che certe volte basterebbe dare un’opportunità reale per trovare un buon giocatore. Ma questo spesso non accade».

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Pubblicato il 12 Luglio 2011
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