In aeroporto un fiume di denaro “nascosto”
Aumentano le violazioni della norma sull'esportazione dei capitali: nei primi otto mesi del 2011 +46% . I "corrieri" sono soprattutto stranieri, ma il 6% è italiano
Un fiume di denaro, spesso nascosto e non dichiarato: è quello che passa dalla dogana aeroportuale di Malpensa. La Guardia di Finanza di base nello scalo aeroportuale, in collaborazione con il personale dell’Agenzia delle Dogane, nei primi otto mesi di quest’anno ha accertato, in ambito aeroportuale, 580 violazioni della norma che prevede la possibilità di esportare capitali fino ad un massimo di 10mila euro. La violazione ha – tendenzialmente – carattere di natura amministrativa e viene dunque sanato mediante il versamento del 5% sulla parte eccedente la franchigia di 10mila euro: questo ha portato in cassa 234.810 euro, corrispondenti ad un flusso di denaro contante di quasi 10 milioni di euro. Altri in più 75mila euro sono stati invece sequestrati ad una persona recidiva: si tratta in questo caso dell’intera somma che si tentava di esportare. La stessa sanzione è poi prevista a carico di chi esportasse senza dichiararlo valuta oltre 250mila euro.
I casi perseguiti, tendenzialmente, non si riferiscono a possibili dimenticanze o negligenze dei trasgressori, ma ad una precisa volontà di occultare la valuta, non dichiarandola all’Autorità Doganale: il denaro, infatti, viene trovato nel bagaglio, tra gli effetti personali, in confezioni di generi alimentari, nei calzini, all’interno di scarpe ovvero nascosto con altri originali stratagemmi. La nazionalità dei trasgressori, veri e propri “corriere di valuta”, è, per lo più, extracomunitaria; le violazioni, con maggior frequenza, sono contestate a cittadini cinesi (20%), egiziani (20%), cingalesi (15%), pakistani (8%), albanesi (4%). Un 6% delle violazioni sono invece responsabilità di cittadini italiani.
Il numero delle violazioni accertate, dall’inizio dell’anno, confrontato con il medesimo periodo dell’anno 2010, è aumentato del 46%; l’importo delle oblazioni conseguenti, invece, è cresciuto del 28%. A giudicare dall’esito dei controlli, si è notato comunque che i “corrieri di valuta”, negli ultimi tempi, hanno la tendenza a frazionare di più, rispetto al passato, l’importo delle somme di volta in volta trasportate, probabilmente per cercare di diminuire le probabilità di essere scoperti, e ridurre il danno derivante dalle relative sanzioni.
Nel 2010, per dare un termine di paragone, in valori assoluti, sono state rilevate, in tutto, 623 violazioni valutarie, che hanno portato ad oblazioni per circa 300.000 euro, corrispondenti ad un flusso di denaro di oltre 12,5 milioni di euro. Ai controlli “in frontiera”, laddove i trasgressori abbiano “centri di interesse” in Italia, si aggiungono approfondimenti sulla “posizione fiscale” ed altri accertamenti sulla situazione soggettiva degli stessi, da effettuarsi a cura dei Reparti territoriali della Guardia di Finanza, ai quali vengono segnalate le circostanze salienti delle violazioni valutarie accertate.
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