Le disuguaglianze e il colore della pelle

La signora Mariapia tocca argomenti molto delicati. Lo fa con garbo e ponendosi delle domande che molti cittadini italiani si stanno facendo. Di fronte a urgenze e problemi economici e sociali è corretto destinare risorse importanti per i bisogni degli extracomunitari, quando non si riesce a far fronte neppure a quelli dei nostri connazionali?

La risposta potrebbe sembrar semplice e scontata a seconda della propria visione della vita, ma credo che questo sia un momento che invece richieda riflessioni e analisi più profonde.
Nel nostro Paese oltre il 10% della popolazione ha origini extracomunitarie. Un dato rilevante che è andato crescendo di anno in anno a ritmi esponenziali. Un fenomeno non nuovo, ma certamente diverso da altri periodi storici, perché è coinciso con una globalizzazione come non si era mai vista prima. Il mix di questi due elementi, combinato con politiche inadeguate, quando addirittura volutamente miopi, ha incrementato problemi sociali oltre misura.
A questo va poi aggiunto un fenomeno di cui si discute in modo molto più radicale oltre oceano. Gli stati ricchi hanno fronteggiato la crescente disuguaglianza sociale aumentando a dismisura il debito pubblico. Così oggi ci ritroviamo con minori risorse e con un tessuto sociale profondamente diverso da quello a cui eravamo abituati fino a poco tempo fa.
Sono vent’anni che si sente gridare “padroni a casa nostra” e “aiutiamoli a casa loro”. Al di là dell’indubbia semplificazione degli slogan, è quanto meno ipocrita parlare così da parte di una nazione che investe percentuali ridicole negli aiuti internazionali.
Non dimentichiamoci che noi, come altri stati ricchi, ci siamo permessi standard di vita ben superiori a quelli che avremmo potuto sostenere proprio grazie alla gestione delle disuguaglianze. 
Allora va bene tener conto delle difficoltà che molti italiani stanno vivendo, ma la risposta non è nella “guerra tra poveri”, bensì nell’iniziare a porre l’urgenza di una diversa azione politica a tutti i livelli. Se non si pone con chiarezza la necessità di riequilibrare le profonde disuguaglianze sarà difficile trovare risposte serie e durature.
L’Italia è un paese ricchissimo e si deve assumere le proprie responsabilità. Per troppo tempo si è girata la faccia dall’altra parte. Continuare a farlo non solo non serve a niente, ma è anche disumano.
Questo non significa non adottare politiche rispetto all’immigrazione. Significa però che accogliere richiede un impegno preciso e non può essere sempre subordinato a come stiamo noi, bensì alle reali urgenze e necessità delle persone. 
Solo un appunto alla signora Mariapia: spesso è un falso mito dire che gli stranieri hanno maggiori vantaggi. Per rendersene conto basta ascoltare e conoscere un po’ meglio la realtà. A meno che non si continui a girare la faccia dall’altra parte.

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Pubblicato il 23 Dicembre 2011
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