Quando il peto di Arlecchino diventa arte
Di scena sabato 18 febbraio, al Conservatorio di Como, il brano di Karlheinz Stockhausen con Michele Marelli, clarinettista di fama mondiale
Che ci fa un Alecchino sul palco? Insolente e affabulatore, come lo vuole la Commedia dell’arte di tradizione italiana. Ma, secondo Karlheinz Stockhausen, “spirito con un osceno seno dello humor e che fa cose terribili”. A poco meno di quarant’anni dalla sua composizione, “Der Kleine Harlekin” (1975) conquista l’Auditorium del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Como – sabato 18 febbraio, alle ore 17.30, a ingresso libero – con Michele Marelli, classe 1978 e considerato uno fra i migliori interpreti di musica contemporanea della sua generazione. Collaboratore di Stockhausen per più di dieci anni, Marelli sarà quell’Arlecchino – clarinettista, attore e mimo: tutto in uno – capace di curvarsi sul pubblico per sganciargli “peti in faccia”. Lo vuole Stockhausen, che del “peto” – in questo brano iconoclasta – ne fa una teoria musicale. Marelli, d’altronde, possiede tutta la carica cinica e goliardica per ben riuscire nella rissosità di questa partitura che pretende di essere suonata, ballata, recitata. Simpatica nell’impastare i suoni con i gesti. Come è il caso del “petare” con il clarinetto tra le gambe e il musicista volto – con il suo lato B – verso gli ascoltatori. Un rumore di pochi secondi, ma grasso e urlato. Che porta l’artista a pulire lo strumento con un fazzolettino per assicurarsi che “nulla” sia rimasto nel tubo. Peti a parte, la visione di Stockhausen è fredda ma non impassibile. Calda, a volte, nel trattare il brio e la comicità che si spande da un Marelli inventivo, maschera del XXI secolo, assistente di Suzanne Stephens (colei che tenne a battesimo la partitura del compositore tedesco), giocoso cantore di tutto ciò che è immaginazione e freschezza. A tal punto che le sue performance non solo sono state decantate dalla stessa Stephens e da Stockhausen, ma anche da un inventore di confine quale è Giorgio Gaslini. Che ringrazia Marelli per “essere il musicista che è e per il respiro di vera cultura che emana dal suo appassionato agire”. La passione, per l’appunto. Anche quando si tratta di passare a “Solo” e “Uversa”: brani dove il corno di bassetto si unisce ai live electronics degli Studenti dei corsi di Musica Elettronica del Conservatorio di Como.
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