Gli svizzeri non vogliono due settimane extra di ferie
Solo un cittadino su tre ha votato a favore della proposta che avrebbe portato da 4 a 6 le settimane di ferie retribuite all’anno. E anche sugli altri quesiti, le sorprese non mancano con il blocco della cementificazione della svizzera
La domanda posta agli svizzeri era semplice: volete due settimane di vacanze retribuite in più all’anno? La risposta è stata ancor più semplice: no. La proposta lanciata dal sindacato Travailsuisse e appoggiata da alcuni partiti di sinistra è stata demolita con i voti di un elettore su tre. I cittadini svizzeri non si sono fatti convincere dalle argomentazioni del sindacato che puntavano ad evidenziare come lo stress sul lavoro portasse a problemi familiari e produttivi in azienda e hanno sostenuto le tesi delle organizzazioni imprenditoriali. L’equazione “più vacanze=meno lavoro” ha quindi sortito gli effetti sperati al punto che le settimane di ferie retribuite rimarranno 4. E se il risultato può stupire, bisogna considerare che non è la prima volta che i lavoratori svizzeri affossano proposte che in altri paesi passerebbero a furor di popolo. Nel 2002, ad esempio, oltre il 75% degli elettori si era espresso contro la proposta di riduzione della settimana lavorativa a 40 ore.
Ma quello sulle vacanze non era il solo quesito sottoposto al vaglio dei cittadini elvetici. Hanno convinto la maggioranza degli elettori la proposta riguardante l’abolizione della norma che impone un prezzo fisso a tutte le librerie e quella circa la razionalizzazione della disciplina sui giochi in denaro. E’ stata bocciata, invece, la proposta sostenuta dai partiti di centro e di destra riguardante la concessione di agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa. I promotori della norma, che puntava a far crescere il bassissimo dato di cittadini proprietari di un’abitazione (fermo al 40%), non sono riusciti a convincere chi riteneva che questo provvedimento sarebbe andato a vantaggio di pochi.
Ma il successo più grande è quello raggiunto dall’ecologista Franz Weber con la proposta “basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie!”. Con questa norma, osteggiata da ambienti economici, immobiliari e dai partiti di destra si impone una quota massima del 20% per le residenze secondarie in ogni comune svizzero. Dal 1° gennaio del prossimo anno, quindi, i comuni in cui questo tetto sia già stato superato non potranno più concedere il permesso di costruire sul proprio territorio. Un cambiamento non da poco se si considera che circa un quinto dei comuni sarebbe già sopra la quota che introduce il referendum con picchi nelle città turistiche che si attesterebbero all’80% di tutto il patrimonio immobiliare presente.
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