Lara Comi: “Positivo il dialogo con la Svizzera”

Il commento dell'europarlamentare del Pdl alla notizia dello sblocco dei ristorni

“Lo sblocco dei ristorni dei 28 milioni di franchi della quota 2010 ‘congelati’ dal Canton Ticino è una boccata d’ossigeno per i Comuni lombardi di confine, di Varese, Como, Sondrio, Lecco. Perché in mancanza di quelle risorse molti di loro erano in difficoltà col bilancio. Ringrazio il premier Monti per la soluzione della questione frontalieri che si era trascinata a lungo e rischiava di compromettere le relazioni con la Confederazione elvetica. E il ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi, con cui ieri ho avuto l’ennesimo colloquio sulla vicenda e al quale avevo manifestato l’urgenza dell’apertura di un tavolo italo-svizzero in tempi brevi e un suo coinvolgimento su quei temi di competenza anche europea”.

Lo afferma l’europarlamentare Lara Comi che è coordinatore provinciale del Pdl di Varese.

“Molto positivo – continua Comi – è poi avere definito l’avvio di un dialogo con la Svizzera a 360 gradi su altre questioni irrisolte che si dovranno affrontare nel tavolo che ha finalmente una data, il 24 maggio, dopo che io stessa alcune settimane fa avevo chiesto al premier Monti una tempistica precisa. Oltre alla questione della rimozione della Svizzera dalla black list degli Stati a regime fiscale privilegiato, ci sarà da definire un possibile accordo fiscale per i 100-200 miliardi che giacciono nelle banche elvetiche e che potrebbero costituire una fonte di risorse importante per l’Italia. Mi sembra che le parole spese alcuni giorni fa dal portavoce del commissario europeo alla tassazione, Algirdas Semeta, sugli accordi Germania-Svizzera, e Regno Unito-Svizzera, che ‘rispettano i parametri indicati per tali accordi bilaterali’ siano di buon auspicio. E spazzino via i paventati rischi di infrazione in ambito Ue o di violazione delle regole Ocse per analoghi accordi che potrebbero riguardare in futuro l’Italia”.

“La questione della tutela dei 54 mila frontalieri lombardi che lavorano in Svizzera – sottolinea Comi – è molto sentita sul territorio, a cominciare dal Varesotto. Una vicenda che seguo sin dall’inizio tanto da avere presentato ben due interrogazioni, rivolte sia al Consiglio sia alla Commissione. Due mesi fa, insieme con parlamentari, consiglieri, assessori che rappresentano Varese, mi sono poi fatta promotrice di un’iniziativa sfociata in un’ interpellanza al presidente della Commissione europea Manuel Barroso in visita al Centro di ricerche Jrc di Ispra”.

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Pubblicato il 09 Maggio 2012
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