Perchè, al pronto soccorso, c’è poco rispetto per chi soffre?

La testimonianza di una figlia che ha portato l'anziana madre in ospedale e l'ha vista soffrire senza avere la possibilità di starle vicina

La sala d'attesa del pronto soccorso di VareseEgregio Direttore,
Le chiedo cortese ospitalità, per poterLe raccontare una mia amara esperienza presso il Pronto
Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese.
Venerdì 25 u.s., nel primo pomeriggio, mia mamma, novantunenne, accanto ad altre problematiche,
presenta notevole difficoltà respiratoria: su richiesta del sostituto del medico di famiglia, viene inviata in P.S. in codice giallo ( definizione stabilita da parte dell’operatore del 112 ). Alle ore 16 circa le vengono praticati i primi accertamenti ospedalieri.
Dal momento dell’ingresso in P.S., io-figlia, non posso più stare accanto a mia mamma ( lo ripeto 91 anni ); la intravedo appena al di là di una tenda e osservo che la mascherina dell’ossigeno,
importante per lei in quel momento, non rimane posizionata. Noto che, purtroppo, nessuno se ne
accorge!. Noto altresì che il personale ( è vero molto impegnato e indaffarato ) non sempre risponde
con tono educato e rassicurante alle ovvie frequenti richieste dei parenti: basterebbe davvero molto poco per tranquillizzare chi emotivamente vive una situazione improvvisa e destabilizzante.
Forse il personale non conosce il proprio rischio di diventare “mestieranti” e quindi effettuare una prestazione sanitaria ( magari ineccepibile ) senza considerare però che dall’altra parte ci sono delle persone, con le loro storie da ascoltare e soprattutto da rispettare.
Continuando il mio racconto, verso le ore 20 mi sento dire che mia mamma,  diventata improvvisamente codice verde ( ? ) non è più urgente! Salvo però che alle ore 21 circa ridiventa grave: nuovo codice giallo. Ma chi definisce la gravità di un malato con questa “danza” dei codici? Mi è davvero gradita una risposta da parte dei responsabili ospedalieri.
Finalmente valutata, la mamma viene ricoverata presso il P.S.. Io non la rivedo più, né posso 
comunicare con lei fino al giorno successivo, quando sarà trasferita in Geriatria
, dove il personale ( che ringrazio davvero di cuore ) appare completamente diverso, con capacità e attenzioni adeguate all’età e alle problematiche dei pazienti.
Purtroppo il decesso della mamma avviene nelle 24 ore successive.
Alla luce di quanto esposto, pur capendo l’organizzazione ospedaliera, mi chiedo quale sia il razionale di questa ostinata esclusione in P.S. di un parente accanto al malato anziano, a volte disorientato, agitato, ma soprattutto fragile e sofferente, che vive non solo la situazione di abbandono, ma anche percepisce il rischio di un suo progressivo peggioramento, da cui il bisogno di una presenza affettiva accanto. Mi è gradita anche quest’altra risposta.
Vorrei infine che questa mia triste e amara esperienza fosse da monito per coloro che hanno la possibilità di rendere migliore il rapporto umano delle persone che varcano la soglia del nostro
tanto sbandierato “ eccellente” Ospedale di Circolo: esiste per tutti il rischio di ammalarsi, ma è importante per ciascuna persona essere semplicemente capita, ascoltata, e rispettata.
Grazie ancora per l’ospitalità.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Giugno 2012
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