Se il test va male venite da noi. Il business degli esclusi
Davanti a molti atenei, tra cui l'Insubria, scuole e istituti privati pubblicizzano la propria alternativa ai corsi a numero chiuso. L'Unione degli studenti: «Intervenga il Ministero»
I potenziali clienti di questo business sono migliaia, ossia tutti gli studenti esclusi dai test di ingresso ai corsi universitari, uno fra tutti la laurea in medicina. Ed è stato proprio in contemporanea con l’inizio di queste prove che nei pressi di molti atenei italiani sono comparsi dei grossi camion pubblicitari di istituti privati italiani e stranieri. Mezzi simili a quello che martedì mattina si è
è posizionato tra le auto del parcheggio dell’Insubria di Varese.
Il messaggio promozionale è diretto e chiaro: se l’esame non è andato bene esiste un’alternativa. Ed è tutto in regola naturalmente. L’operazione è però quantomeno curiosa e, secondo alcuni, anche preoccupante: «Il personale di due importanti società private di tutoraggio italiane distribuivano volantini all’ingresso di numerose università italiane, inseguendo gli studenti che hanno affrontato il test d’ingresso per medicina, in alcuni casi, fino sulla soglia della porta dell’aula dove si sarebbe poi svolto il test» raccontano i rappresentanti dell’Udu, l’Unione degli studenti universitari. In questi volantini «si consigliava agli studenti aspiranti medici di intraprendere la via dell’estero con particolare riferimento all’est d’Europa: un anno di studio in altre nazioni europee per poi caldeggiare un trasferimento in Italia al secondo anno di medicina. Insomma: una pista alternativa al test per aggirare l’ostacolo del numero chiuso ma con un bel po’ di soldi e con cifre che complessivamente possono arrivare fino a 50.000 euro». Il sindacato degli studenti ha chiesto anche un intervento del Ministero: «Il MIUR e il Ministro Profumo non posso star in silenzio davanti a questo episodio. Si pensi a tutti gli studenti che quest’anno saranno esclusi dai test, saranno quasi 7mila». «Il possibile giro di affari è senza dubbio enorme – prosegue l’Udu – soprattutto se viene poi spostato su tutte le facoltà a numero chiuso, in Italia il 55% dei corsi, ed evidenzia come intorno al numero chiuso girino una serie di interessi lontani da quelli degli studenti».
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