“Varese ha avuto una benedizione: Carlo Capella”

Omaggio di Pierfausto Vedani al professore recentemente andato in pensione. Scienziato di fama internazionale, ma schivo e riservato, ha lasciato una grande eredità

«Ha appena 18 anni eppure un vostro compagno può vantarsi di avere già lo stemma personale!!» Questo annuncio nell’autunno del 1951 venne dato dal docente di filosofia, Giorgio Polverini, agli studenti della III C del liceo classico Alessandro Volta di Como. «Ha forma di scudo, adatto quindi a un guerriero delle parole, e ha nel campo azzurro un libro chiuso. L’azzurro rappresenta l’infinito del cielo che è l’infinito come il sapere.Il libro chiuso è un forte richiamo alla difesa degli ideali di vita».

Immancabilmente risento il caro professore ogni volta che, vecchio bucaniere della cronaca, devo scrivere di grandi personaggi che ho avuto modo di conoscere o frequentare.
Quel libro chiuso e la pur affettuosa ironia di Giorgio Polverini subito affiorano come rimorso gigantesco e senso di impotenza assoluta se in qualche modo devo parlare di persone che sono pilastri della cultura e di libri, saggi e articoli ne hanno scritti una quantità. In sostanza se mi devo occupare di maestri di scienza e di vita.

Il convegno a Villa Cagnola

 
Mi succede anche oggi scrivendo di Carlo Capella, da tempo indicato come una risorsa mondiale degli studi di settori dell’anatomia patologica. Carlo Capella è uno scienziato che nei suoi ultimi trent’anni di attività conseguendo prestigiosi traguardi personali ha anche creato una grande scuola di anatomia patologica all’ospedale di Circolo rendendo così partecipi dei successi tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato con lui. Venerdì prossimo proprio la sua squadra festeggerà il prof con un convegno-omaggio di livello internazionale in programma a Villa Cagnola.
 
Il termine scienziato di norma fa pensare a persone “originali”, in qualche misura ingombranti se non insopportabili a causa di vari loro “pallini”, scelte o atteggiamenti scostanti o anche sofferti rapporti con il resto del mondo.
 
Carlo Capella come uomo di studi indubbiamente ama la riservatezza e la tranquillità che permettono la massima concentrazione, ma dopo averlo conosciuto hai la certezza che sia lui a preoccuparsi di non scocciare gli altri, a cercare di non apparire. Nel suo modo di essere ci sono umanità e semplicità sbalorditive, c’è una misura nel suo comunicare e valutare che ti rende felice di conoscere una persona come lui.
 
Carlo Capella prima di tutto dà, offre, aiuta , sempre nel segno della naturalezza e con i toni bassi. Tra i suoi primi tifosi ci sono gli studenti, anche quelli che all’esame non hanno ottenuto il risultato sperato; in tanti anni da cronista in ospedale non ho mai sentito nemmeno una battuta ironica nei confronti di Capella, ma solo stima e rispetto anche da parte dei medici. È un record mondiale.

Al “Circolo” in effetti ad Anatomia Patologica c’è stata una semina intelligente anche per gli anni a venire: la sanità varesina potrà contare sulla eccezionale qualità del servizio creato dal silenzioso docente che 30 anni or sono scelse di vivere e lavorare da noi. La sua è stata un’azione perfetta anche sotto il profilo culturale avendo dato a Varese un rilievo mondiale in campo scientifico.
 

Chi vuole conoscerla meglio questa azione navighi nei vari link di Wikipedia, Ospedale di Circolo, Anatomia Patologica, istologia, e si renderà conto della dimensione dello studioso Carlo Capella e del silenzio che egli ha creato attorno al suo lavoro, ben lontano dalla sarabanda mediatica che da tempo ha investito la sanità nazionale.
È un silenzio che ha generato la disattenzione della città, ma se consideriamo come, a volte, a livello istituzionale da noi si dia risalto a eredi di Carneade o, in senso strettamente etimologico, di Colleoni , è bene che Carlo Capella oggi abbia solo il ringraziamento e l’affetto sincero dei suoi collaboratori, dell’Università, del Circolo e dei suoi amici più cari.
 

Gli incontri rotariani mi hanno dato l’opportunità di conoscere meglio Carlo Capella che in quelle occasioni ha sempre accettato temi di conversazione lontanissimi dalla sua professione. Al riparo da incursioni degli interlocutori nel suo campo professionale – anche se avessi letto montagne di libri mai mi sarei azzardato– egli ha sempre fatto chiaramente intendere quale importanza desse alla disponibilità, a un racconto sereno, a una lettura semplice ma efficace di episodi del presente e del passato; i suoi interventi misurati hanno sempre limato eventuali spigoli, rendendo piacevole la conversazione. Attualità, storie di varia umanità, ricordi di eventi legati a comunità del Pavese ricco di tradizioni contadine, pagine dedicate ad amici e familiari, hanno fatto sì che racconti e interventi di Carlo Capella ci facessero subito partecipi della storia narrata. Che diventava ancora più bella quando il prof era già in viaggio verso il suo ospedale per servire la comunità scientifica: infatti invariabilmente ci si rendeva conto dello splendido rapporto con i suoi medici, della forza di insegnamenti,messaggi ed esempi trasmessi da Carlo Capella al suo gruppo di lavoro.

La bella sorpresa dell’evento organizzato a Villa Cagnola è tale per chi non ha conosciuto la piccola ma formidabile realtà di Anatomia Patologica dell’ospedale di Circolo. Non ha sorpreso noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere Carlo Capella. Uomini come lui sono una benedizione per qualsiasi comunità.Varese non sapeva di essere tanto ricca sino a quando pochi mesi fa Carlo Capella è andato in pensione.
Ma non può provare la delusione di essere oggi povera: il prof le ha lasciato una eredità eccezionale.

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Pubblicato il 30 Aprile 2013
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