Lo strano record di Frank Vitucci

Mai un allenatore aveva lasciato la Pallacanestro Varese facendo sentire traditi i tifosi

Di sicuro, Frank Vitucci, un record lo ha raggiunto. Non parliamo della bella semifinale conquistata (la storia di Varese è piena di questi risultati) né dell’ottimo cammino in stagione regolare, con una percentuale di vittorie pari a quella della DiVarese di Joe Isaac.
Prima di lui infatti, non era mai successo che un allenatore biancorosso venisse tacciato di "tradimento" da parte dei tifosi; una circostanza comune nelle trattative di mercato che hanno coinvolto i giocatori (dai fenomeni come Dino Meneghin e Komazec a gente più normale come Stipcevic la scorsa estate), ma che mai aveva toccato un tecnico.

In questi ultimi giorni invece, il coach veneziano è bersagliato dalle stesse persone che fino a lunedì scorso (il giorno dell’affaccio in piazza Montegrappa) lo avevano osannato per i grandi risultati centrati sul parquet in dieci mesi esaltanti e che oggi si sentono, appunto, traditi.
Una parola, ci pare di poter dire, non scelta a caso: mai ci saremmo aspettati di parlare di un addio di Vitucci in così breve tempo e soprattutto in modo così spiazzante. Perché se è vero che nello sport moderno i contratti contano fino a un certo punto, è altrettanto vero che i contratti stessi possono essere infariciti di clausole che rendono possibili modifiche e interruzioni di ogni tipo. Vitucci, e il suo procuratore, non avevano previsto nulla di tutto ciò: si erano legati per due anni a Varese e avrebbero – giustamente – preteso e ottenuto di essere pagati anche in caso di esonero. Per questo non ci sentiamo di sposare l’opinione di chi dice che «un professionista va da chi lo paga di più»: essere professionisti significa anzitutto rispettare gli accordi nel bene e nel male, soprattutto quando sono stati stipulati da pochi mesi.
Un’altra questione ci infastidisce in tutta questa vicenda: il ritrovato amore tra Vitucci e Avellino non è certo sbocciato dopo il termine di gara 7 di semifinale, ma evidentemente covava già da qualche tempo. Una scorrettezza da parte del club irpino che conosceva la situazione contrattuale della controparte, ma anche una caduta di stile da parte dell’allenatore che avrebbe per lo meno dovuto "dirottare" la richiesta al club. Pensare a un Vitucci in trattativa privata proprio nei giorni in cui stava battagliando con Siena per un posto in finale, poi, fa ulteriormente male.
Infine spiace anche che l’allenatore abbia rifiutato l’estensione di contratto proposta da Varese, una circostanza rara nel basket d’oggi che lo avrebbe davvero fatto entrare nella storia del club (l’ultimo coach a rimanere per quattro anni sulla panchina biancorossa è stato Dodo Rusconi) e gli avrebbe permesso di lavorare con le spalle coperte da un accordo lungo, garantito e comunque ben pagato. Insomma, Vitucci alla Cimberio avrebbe anche potuto "cileccare" un campionato senza rischiare di essere cacciato, ma evidentemente anche questo non è bastato. Ad Avellino, dove la piazza lo adora, dovrà dare tutto e subito: auguri.

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Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Giugno 2013
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