Ex cava Coppa, il Tar dà ragione a Italinerti

La sentenza è stata depositata il 22 agosto, ma il pronunciamento della quarta sezione del tribunale amministrativo regionale è del 4 luglio scorso. Ventisei pagine che respingono le istanze dei Comuni di Cantello e Varese, annullano le delibere della Provincia di Varese e della Regione Lombardia

Ex cava Coppa, il Tar dà ragione a Italinerti. La sentenza è stata depositata il 22 agosto, ma il pronunciamento della quarta sezione del tribunale amministrativo regionale è del 4 luglio scorso. Ventisei pagine che respingono le istanze dei Comuni di Cantello e Varese, annullano le delibere della Provincia di Varese e della Regione Lombardia che avevano stralciato la Cava Coppa dai rispettivi piani cave e cancellano la variante al piano generale del territorio di Cantello che prevede lo stralcio della cava di Valle Bevera. Delusi i comitati anti cava e le associazioni ambientaliste che si erano spese contro la possibilità di una ripresa dei lavori di estrazione sul sito fermo dagli Anni Ottanta (Comitato Tre Scali, Italia Nostra, Amici della Terra, Acquaria, Legambiente), mentre il Comune di Cantello e le stesse associazioni e comitati annunciano il ricorso al Consiglio di Stato in attesa della valutazione ambientale strategica (Vas) richiesta dalla Comunità Europea alla Regione. Il presidente della società Italinerti Antonio Nidoli, che ha sempre sostenuto che i lavori di estrazione non sono pericolosi per le falde acquifere e per l’ambiente, annuncia che chiederà i permessi per cominciare presto a scavare.

Il Tar in sostanza ha riconosciuto la legittimità di Italinerti a scavare, considerando sufficienti (a fronte della non necessità di una valutazione di impatto ambientale viste le dimensioni della cava stessa) gli interventi e le rinunce fatte dall’azienda (“rinuncia ad un impianto di lavorazione sul sito e alla perforazione di un pozzo, riduzione dell’ampiezza del fronte di scavo per preservare un bosco preesistente, riduzione dei volumi da estrarre da 1,5 milioni di metri cubi a 1,317 milioni, rialzo della quota di cava da 306 a 320 metri”). Il tribunale regionale ha anche negato, in base alle analisi e ai dati forniti dalle parti, la possibilità di problemi o pericoli per l’approvvigionamento idrico, come paventato in particolare dalla Provincia e dai Comuni di Varese e Cantello (“appiattite su un parere dell’Aspem superficiale e contraddetto dall’Arpa e dal Comitato Tecnico”), riconoscendo che Italinerti ha fornito garanzie in merito (come “l’installazione di un piezometro per monitorare le acque della falda in collaborazione con Arpa e Provincia, oltre ad interventi di rinaturalizzazione per assicurare la continuità ecologica e ricostituire ecosistemi e mantenere la biodiversità”): secondo il Tar sono il Comitato Tecnico e l’Arpa a dare le risposte e le rassicurazioni del caso quando affermano che la presenza di arsenico è inferiore rispetto ai valori di attenzione (anche se da valutare con indagini più approfondite) e che la falda non è in pericolo vista la distanza e la posizione della cava. Per il tribunale regionale il “principio di precauzione” a supporto dei provvedimenti presi da Provincia, Regione e Comuni di Varese e Cantello non avrebbe potuto giustificare il blocco della cava.

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Pubblicato il 29 Agosto 2013
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