Ai giovani dipendenti pubblici non piace la pensione complementare

Presentato di fronte a moltissimi lavoratori il nuovo fondo Sirio. A livello nazionale sono state raccolte 1.800 adesioni, ne occorrono almeno 10 mila. «È un problema culturale, c'è resistenza al cambiamento e manca la consapevolezza tra i lavoratori»

La folta platea di dipendenti pubblici, intervenuti a Villa Recalcati per assistere alla presentazione del fondo pensione complementare Sirio, non ha fatto nemmeno una piega quando Maurizio Bruschi, vicepresidente del fondo, ha affermato che nel 2012 il rendimento medio dei fondi negoziali è stato dell’8,1%, contro il rendimento medio del 2,9 del tfr rivalutato secondo la legge.
Una performance con cui Bruschi pensava di agganciare l’interesse della platea, ma a quanto pare destinata a rimanere nell’immaginario del dipendente pubblico solo unafredda e semplice percentuale. Le cifre infatti parlano chiaro: fino ad oggi il fondo Sirio ha raccolto solo 1.800 adesioni a livello nazionale. Un abisso di indifferenza se si considera che ne servono almeno 10.000 per avviare l’iter di costituzione.
«Sto girando tutta l’Italia – dice Bruschi – ma la risposta è tiepida perché c’è una scarsa consapevolezza tra i lavoratori che una previdenza complementare è necessaria per integrare la pensione. È chiaro che la crisi non aiuta, perché l’incertezza generale influisce soprattutto su queste scelte».
Al fondo Sirio possono partecipare i dipendenti dei ministeri, enti pubblici non economici, Cnel, Enac, agenzie fiscali, demanio, università, coni, enti privatizzati, i dirigenti della presidenza del consiglio dei ministri e i lavoratori delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’atto costitutivo del fondo. Aderendo, il lavoratore apre una posizione indivinduale versando una cifra composta da tre voci: una contribuzione del datore di lavoro (1% della retribuzione utile al calcolo del tfr), il contributo del lavoratore (1% della retribuzione utile al calcolo del tfr), versamento del tfr che maturerà solo alla data di iscrizione al fondo. Il lavoratore puo chiedere una anticipazione totale o parziale di quanto ha versato nei seguenti casi: spese sanitarie per interventi e terapie straordinarie, acquisto o ristrutturazione della prima casa o per le spese sostenute durante i congedi per la formazione,  trascorsi 8 anni dall’iscrizione al fondo. Inoltre, puo’ chiedere il trasferimento del capitale accumulato presso un altro fondo di previdenza complementare, in costanza di rapporto di lavoro ma solo dopo un periodo di permanenza minima di 3 anni e in ogni caso non nei primi cinque anni di vita del fondo, oppure a seguito del passaggio ad altra attività lavorativa in un settore in cui Sirio non opera.
Al momento del raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore avrà diritto a chiedere al fondo le somme sotto forma di rendita vitalizia per il 100% del montante maturato, di capitale per un importo massimo pari al 50% di quanto maturato (il rimanente sarà liquidato sotto forma di rendita), di capitale per l’intera somma se il montante accumulato è inferiore al valore dell’assegno sociale. La quota associativa è di 20 euro annui a cui si aggiunge una quota da versare una tantum al momento dell’adesione pari a 2,75 euro a carico del lavoratore e del datore di lavoro.
«Se non si raggiungono le 10 mila adesioni – spiega  Gabriella Sierchio della funzione pubblica della Cgil– l’unica via sarà unificare i fondi previdenziali del pubblico impiego: Espero, comparto scuola, Perseo, sanità ed enti locali, e Sirio. La resistenza che avvertiamo è tipica del cambiamento che spaventa, ecco perché è importante ribadire che ognuno dovrà valutare la propria posizione personale». E Il fondo permette, attraverso un portale internet, di simulare le singole situazioni e quindi di decidere la convenienza o meno della nuova contribuzione.
Le maggiori adesioni sono arrivate dal mondo dell’università e della ricerca. «Non deve sorprendere – sottolinea Michele Gallione della Cisl -perché questa è prima di tutto una sfida culturale e il passaggio a una previdenza integrativa ha a che fare con lo svecchiamento della mentalità».
C’è anche chi, come Gabriele Dellutri della Uilpa, pur avendo vissuto molti cambiamenti nella sua vita di dipendente pubblico e sindacalista, è convinto che questa volta il rischio per una categoria bersagliata da insulti, sberleffi, contratti non rinnovati e turn over bloccati, è assistere alla morte, ancor prima che alla nascita, di uno strumento utile soprattutto alle nuove generazioni. «L’età media del dipendente pubblico è di 52 anni – conclude il sindacalista – mentre i giovani non pensano alla pensione. Ma verrà un momento in cui l’affermazione "tanto non vedrò mai la pensione" non servirà a bloccare l’ansia per il futuro».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 29 Ottobre 2013
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