Franco Tosi, dopo 130 anni regna il silenzio nei capannoni
La storica azienda legnanese, che nel periodo di massimo spelndore contava 6 mila dipendenti, è ferma da dicembre 2012 in stato di insolvenza. Gli acquirenti ci sono ma le procedure per la ripartenza sono lente
LA STORIA – L’ultimo ramo attivo di quella che fu una delle più grandi realtà produttive italiane, fondata nel 1881, rischia di chiudere anch’esso. Negli anni settanta, periodo di maggior sviluppo, impiegava circa 6000 lavoratori. Per commercializzare nel mondo le turbine nel campo nucleare e i generatori di vapore iniziò a collaborare, rispettivamente, con le aziende americane "Westinghouse Electric Corporation" e "Combustion Engineering Company". Negli anni novanta, in un periodo di ristrutturazione dell’industria dell’energia, fu acquistata dall’Ansaldo (gruppo Finmeccanica). Nell’estate del 2000 il "Gruppo Casti" acquistò da Finmeccanica l’azienda. In questo momento prese il nome di "Franco Tosi Meccanica S.p.A.".Ad oggi, la potenza installata nel mondo grazie ai componenti ed alle macchine prodotte della Franco Tosi ammonta a circa 75 GW. Nel giugno 2009 la Franco Tosi viene acquistata dalla società indiana Gammon Group, specializzata in opere civili. Il 25 luglio 2013 il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato lo stato di insolvenza per l’azienda.
Attualmente è il gruppo "Termomeccanica" quello che appare più interessato al riavvio della produzione ma – dicono i sindacati – l’iter procedurale potrebbe protrarsi fino all’agosto del 2014, un allungamento che complicherebbe di molto i piani per far ripartire l’azienda. Nel frattempo le bandiere dei sindacati continuano a sventolare all’ingresso della fabbrica mentre nei capannoni continua a regnare il silenzio, al posto del rumore della produzione che da oltre 130 anni ha caratterizzato la Tosi.
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