Le considerazioni di Varese Verdi Ambiente e Società sul Pgt
Al centro delle osservazioni i quartieri di Biumo, Bizzozzero e piazza repubblica
Con riferimento al dato, per cui numerosi annosi problemi urbanistici di Varese sono tuttora irrisolti, inviamo una serie di osservazioni al PGT che fanno riferimento a quelle da noi ripetutamente proposte, in occasione di nostri interventi fatti in adempimento dei nostri compiti istituzionali di tutela del patrimonio naturale, paesaggistico, storico e artistico della città.
Iniziamo con delle osservazioni, che abbiamo spesso proposto agli amministratori varesini a proposito della trasparenza dei lavori preparatori e delle tecniche di coinvolgimento dei cittadini nelle procedure amministrative (VAS, etc.).
Abbiamo citato spesso l’episodio storico del Teatro Impero gremito di Varesini in occasione della
presentazione di un nuovo strumento urbanistico a dimostrazione di come sia possibile con tecniche adeguate coinvolgere i cittadini di Varese. Attualmente a proposito del PGT abbiamo partecipato a diversi incontri di presentazione rispettivamente alla Fiera di Varese, a Villa Baragiola, all’oratorio di Biumo e all’oratorio di S.Carlo a Bizzozero e, anche sommando i varesini presenti alle varie occasioni di presentazione, la loro partecipazione è risultata sempre decisamente contenuta rispetto alla popolazione di Varese.
Quindi, anche se lodevole è stato il proposito divulgativo, sono stati certamente limitati i risultati conseguiti, nonostante la una ricca gamma di tecniche e modi di coinvolgimento oggi esistenti che i responsabili della comunicazione comunale avrebbero potuto adottare. Inoltre nei citati incontri entrambe le parti, quella introduttiva dei principi e quella susseguente degli strumenti, sono apparse eccessivamente lunghe, tecnicistiche e quindi difficili da seguire.
Nel poco tempo finale riservato agli interventi dei cittadini di fatto la buona parte dei presenti ha proposto micro-quesiti personali poco generalizzabili e l ‘altra metà costituita probabilmente da
tecnici (geometri etc.) ha proposto qualche quesito di carattere un po’ più generale, senza però che venisse a delinearsi un profilo complessivo sia di concrete opzioni di armonico sviluppo del quartiere sia di mantenimento dei valori della tradizione da preservare per conservare l’identità storica dei luoghi.
Passiamo quindi a considerare una serie di casi di cui ci siamo già spesso occupati e che si trovano di fatto a cavallo tra la passata e la nuova regolamentazione urbanistica.
QUARTIERE DI BIUMO
Interessato da un noto accordo di programma per una “presunta riqualificazione” del borgo che prevedeva, tra altre operazioni di contorno, la costruzione di un mega-albergo prima all’interno e poi in adiacenza (in via Cadolini) al parco delle Ville Ponti. Considerata la storia del progetto, più volte reiterato, abbiamo chiesto all’assessore Binelli chiarimenti sulla situazione attuale anche per le possibili connessioni con il PGT e l’assessore ci ha riferito che, a fronte del venir meno della “vocazione congressuale” di Varese e della mancanza di richiesta di nuovi alberghi, il Comune di Varese si è ritirato dall’accordo. Ci compiaciamo per il fatto che il Comune abbia recepito le istanze da noi da sempre sostenute in proposito di cui peraltro la principale, quella della conservazione dell’integrità dei parchi varesini, va a collimare con le istanze conservative dei valori storici dell’ambiente urbano propugnate del nuovo PGT.
Da questo infatti dovrebbe essere bandito ogni presupposto che favorisca attentati ai parchi di Varese derivanti dalla collocazione dentro o “sotto” di parcheggi ed altri interventi tanto impropri quanto devastanti. ( villa Augusta, villa Milyus, Sacro Monte). Tenuto conto tuttavia che la Camera di Commercio non si sarebbe ritirata dall’accordo e non è noto l’atteggiamento degli altri firmatari originari si richiede espressamente che il PGT elimini ogni opzione che possa consentire un progetto devastante del parco e del rione come quello previsto dal citato accordo di programma con il progetto di mega-albergo.
RIONE DI BIZZOZZERO
È considerato come altre zone più eccentriche della città (Borri, Belforte, Valganna) come una
“periferia” dove realizzare insediamenti che non si possono collocare in centro (ma non si doveva
sottolineare le caratteristiche storiche ambientali e urbanistiche delle Castellanze?).
I relativi progetti edificatori, a cavallo tra vecchio e nuovo strumento urbanistico hanno comportato
e comportano uno sviluppo del rione disomogeneo “a macchia di leopardo” con la convivenza forzata di diversi poli, con caratteristiche fortemente attrattive, quali una sorta di cittadella della salute con le strutture ospedaliere e connessi, un polo universitario in espansione, rioni nuovi (Gozzi-Gambara), una mega-struttura (parcheggio, uffici, laboratori e abitazioni) da collocarsi nell’area di fronte al vecchio ingresso dell’ospedale di Circolo e infine una Bretella (Gasparotto-Borri) autostradale che scarica su viale Borri.
Su tutto incombe inoltre il connesso nuovo pesante intervento urbanistico nell’area ex Malerba.Ciascun nuovo insediamento è stato sempre progettato considerandolo a se stante senza valutare le sommatorie delle problematiche che andavano a crearsi in termini di densità abitativa, carenza di servizi, incremento abnorme del traffico.
Ferma restando l’esigenza generale di invertire in sede di PGT l’andamento attuale di sviluppo devastante della fisionomia storica del quartiere di Bizzozzero, con misure specifiche in controtendenza, vorremmo porre l’accento sul progetto “bretella” che di fatto può definirsi un
“progetto-imbuto”.
L’opera parte infatti come tangenziale che colleghi la via Gasparotto con viale Belforte e che by-
passando il viale Borri convogli il traffico verso un’altra area urbana, collegata a sua volta con diverse altre direttive. Fin qui parrebbe tutto bene! solo che l’assessore Binelli ci ha dato per certo che l’opera si fermerà in viale Borri in quanto non sarà possibile proseguire realizzando la tratta per viale Belforte per mancanza di fondi ma sicuramente anche per difficoltà di percorso, che a tutt’oggi non appare niente di più che un segno a matita su una cartina.
Se la “tangenzialina” non si realizza in toto la costruzione della sola tratta fino a viale Borri non farebbe altro che intasare in modo irreversibile il traffico già oggi insostenibile di questa arteria cittadina (non periferica!), con un raccordo “autostradale” che immette a raso tutto il traffico proveniente dal sud della provincia, che non si sia già incanalato altrimenti: praticamente un invito a un’orgia forsennata di automezzi con effetti devastanti su un quartiere già fortemente compromesso da continui nuovi insediamenti come detto a macchia di leopardo.
PIAZZA DELLA REPUBBLICA
Sottotitolo “Quod non fecerunt barbari (i costruttori degli anni ‘50 e oltre) fecerunt Barberini (varie
generazioni di amministratori locali).
La piazza collocata in pieno centro cittadino è stata per anni la “piazza mercato” di Varese. Dotata di un contorno di verde d’ombra era delimitata sul lato verso il centro da un corpo edilizio storico a due piani con negozi, bar, ristoranti, che terminava con un mercato coperto in stile Liberty mentre sul lato verso l’autostrada è tuttora delimitata dalla Caserma Garibaldi; sugli altri due fronti la prosecuzione di via Magenta e il monumento equestre contornato dalle piante.
Attualmente gli equilibri ambientali originari della piazza risultano totalmente alterati per la costruzione di un centro commerciale che occupa tutto un lato dove è stato anche abbattuto l’edificio Liberty (sostituito dal teatro “provvisorio”) e la piazza ha perso tutti i requisiti storici di funzioni e di verde per far posto a una “distesa” non qualificata in quanto totalmente condizionata dalle emergenze di un mega-parcheggio sotterraneo, costruito in adiacenza al centro commerciale.
Inoltre è a rischio la sopravvivenza del filare di piante che contornano il monumento e quindi le
uniche parti della piazza originaria “sopravvissute” sono la quinta di fabbricati oltre la prosecuzione di via Magenta e la Caserma Garibaldi.
Quindi, se si vogliono adempiere i principi informatori del nuovo PGT che indicano l’esigenza di
conservare e sottolineare i valori storici della città, è del tutto evidente che si debba preservare in
toto la caserma, che costituisce notoriamente un apprezzabile esempio di architettura militare di
fine ’800, conservandone i volumi e la fisionomia originali.Ora il restauro dell’edificio è funzione anche della tipologia del suo utilizzo, che deve comunque rispondere a fabbisogni appurati della comunità, anche tenuto conto della posizione centrale strategica dell’immobile. Le due soluzioni che si contendono il campo sono l’adibire il fabbricato a strutture culturali quali biblioteche, auditorium e simili, nonché a caserme e uffici della polizia urbana, Guardia di Finanza etc. oppure costruirci un teatro.
Adottando la prima soluzione si dovrebbe semplicemente provvedere a un ripristino delle strutture murarie in quanto gli spazi della caserma sono ampi e articolati e quindi facilmente impiegabili per qualsiasi uso. Al contrario costruire un teatro nella caserma comporta complesse difficoltà progettuali e di esecuzione che portano a rasentare sotto molti aspetti l’avventura ed è quindi sicuramente consigliabile, dopo aver definito di che teatro si tratta, costruirlo ex novo magari nell’ambito dei progetti relativi all’unificazione delle due stazioni.
Sembrerebbe evidente che se non si voglia passare per “Barberini” la scelta debba optare per la soluzione più funzionale e economica.
Con l’auspicio che le nostre osservazioni vengano accolte inviamo i nostri migliori saluti.
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