Open Jazz Festival tra responsabilità e ascolto

Parte il 19 marzo la rassegna multidisciplinare organizzata da Massimo Barbiero tra Ivrea, Banchette e Bollengo. L’edizione è dedicata alla figura di Amiri Baraka, intellettuale afroamericano scomparso recentemente

Considerare la “responsabilità” una semplice parola, significa vanificare ciò che è e deve essere. La responsabilità come fertilizzante dell’oggi e del domani, è il passepartout delle tante gabbie che abitano la società: ingiustizia, illegalità, violenza, ignoranza, intolleranza, pregiudizi. Allora, la responsabilità non può essere solo un dovere ma un principio da vivere quotidianamente.
E proprio alla responsabilità è dedicato l’Open Jazz Festival che Massimo Barbiero, co-leader e co-fondatore dei gruppi Odwalla ed Enten Eller, organizza con smisurata passione in buona parte del canavese. Quattro serate, dal 19 al 22 marzo tra Bollengo, Banchette e Ivrea (inizio concerti alle ore 21; ingresso libero), per ricordare Amiri Baraka (Leroy Jones) scomparso recentemente. L’intellettuale afroamericano che riuscì a raggiungere il maggior prestigio sulla ribalta statunitense e internazionale perché capace di trasformare in poesia il messaggio sociale, di fare politica con la magia delle parole (senza rinunciare ai fatti), di passare dalla commedia alla sociologia e dal teatro alla critica musicale con l’impronta indelebile della bellezza. Jazz poetry e black comunity, perché “senza il dissidio / la lotta / l’involucro del contenuto, non ci può essere né un’estetica nera né blues / ma solo un’estetica di sottomissione / per denaro o a causa dell’ignoranza e della depravazione ideologica”. La responsabilità di Massimo Barbiero nasce da questa esigenza: “…tornare sempre più ai contenuti e non solo alle sale piene”.
L’importanza del pubblico non è respinta, questo mai, ma se il pubblico è mosso “dall’urgenza della cultura”, allora si ha l’impressione di aver svolto un lavoro che non svanirà con il ritorno a casa dal concerto. Contenitore e contenuto, in questo caso, generano l’esperienza dell’ascolto: cambiare, se possibile; interrogarsi su ciò che si può fare, sempre. Filippo Bianchi, nell’introduzione al pieghevole del Festival, ricorda con puntualità le parole di Luigi Nono: “Oggi non ci si ascolta più, ci si interrompe…Credo che l’ascolto in sé voglia dire una particolare attenzione a intendere l’altro, il diverso, il conflittuale”.
Non c’è nulla di meglio della musica per imparare ciò che è l’ascolto e non il semplice sentire. Ecco perché questa edizione dell’Open Jazz Festival interseca, nuovamente, gli innumerevoli ideali per i quali l’uomo è nato e, troppe volte, morto. Etnico, come sempre, il cartellone ci introduce all’incontro/confronto di idee a partire dal 19 marzo nel Salone Comunale di Bollengo. Enten Eller, formazione modulare tra l’acustico e l’elettrico, avanza nella propria ricerca cercando interlocutori sempre diversi. A Bollengo si presenta al fianco di Javier Girotto al sax soprano dopo l’incisione, nel 2010, dell’intrigante cd “Ecuba” prodotto dalla varesina Splasc(h) Records. Il giorno dopo, giovedì 20 nella Sala E. Pinchia di Banchette, sarà la volta di un duo che si è guadagnato anche uno spazio importante nel parco incisioni della Ecm di Manfred Eicher. Paolo Fresu (tromba, flicorno ed effetti) e Daniele Di Bonaventura al bandoneon sfiorano il soundscape con quella fierezza tutta mediterranea e isolana che sa accogliere “l’altro” sfruttando le sintonie del mondo. Venerdì 21, al Teatro Giacosa di Ivrea, Massimo Barbiero (batteria e percussioni) e Marta Raviglia (voice, live electronics e piano) presenteranno il nuovo cd “Gabbia” per la Splasc(h) Records. La serata sarà introdotta dallo scrittore Claudio Morandini. Il tema è quello della fuga e dell’evasione dalle “gabbie vere o simboliche”. Evasione resa possibile dalla musica, con una “voce che sa liberarsi dai suoi lacci proprio mentre canta di prigionia e reclusione” del corpo e della mente. Con loro il gruppo di ricerca Volvon con le danzatrici Francesca Cola e Giulia Ceolin. Alle 22.15, seguirà il concerto di Antonello Salis al pianoforte e fisarmonica, e Hamid Drake alla batteria e percussioni: un altro sardo, dopo Fresu, che si misura con un artista che porta in sé i ritmi della Terra, tanto arcaici quanto moderni, nei quali le civiltà – antiche e contemporanee, del villaggio e della metropoli – si parlano. Si chiude sabato 22, ancora al Teatro Giacosa di Ivrea, in compagnia di Oregon. Il gruppo leggendario capitanato da Paul McCandless (oboe e clarinetto basso), Ralph Towner (chitarra e pianoforte) e Glen Moore (contrabbasso) ha ormai raccolto, nella sua longevità, i frutti di una musica geniale e profetica. A tal punto da conquistare anche la Luna: due crateri del Satellite sono stati battezzati dagli astronauti dell’Apollo con i titoli di due loro composizioni, Icarus e Ghost Beads.
Davide Ielmini

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 02 Marzo 2014
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.