Gli studenti scrivono alla Presidente Boldrini: “Usate meglio i soldi pubblici”
Quattro classi dell'Isis Geymonat, insieme ai loro docenti, hanno scritto e firmato una petizione in cui denunciano l'uso delle risorse e chiedono investimenti maggiori nella scuola
Gestite meglio i soldi pubblici. È questo, in estrema sintesi, il senso della petizione che gli studenti i 4 classi dell’Isis Geymonat di Tradate, insieme ai loro docenti, hanno spedito al Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

I ragazzi, dopo un’attenta valutazione di diversi episodi balzati agli onori della cronaca, hanno preso carta e penna ( o meglio il computer) e hanno stilato una petizione con tanto di preambolo, esposizione della situazione e richieste finali.
La considerazione è partita dal significato dell’art.2 e dell’art.3 della Costituzione: «Malgrado il dovere di solidarietà (art. 2 Cost.), malgrado il diritto di uguaglianza, nonché il dovere di rendere effettiva tale uguaglianza (art. 3 comma II Cost.) continuano a perpetrarsi casi di ingiusta collocazione del denaro pubblico».
Dalla lettura dei quotidiani, gli alunni sono giunti alla conclusione che: « questa ingiustizia deriva dall’allocazione di tale denaro a vantaggio di chi gestisce il potere o vi è comunque vicino o dal finanziamento di opere inutili sprecando il denaro dei cittadini, come testimoniano i seguenti punti riassuntivi frutto di una selezione operata dagli alunni delle classi 2A, 2B, 2C, 2D dell’ITIS “GEYMONAT” di Tradate VA, punti che vogliono costituire un esempio di quanto oggi portato all’attenzione del Parlamento:

PUNTO 1 GLI STIPENDI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Un esempio di come vengono gestiti in modo poco equo i soldi dei contribuenti si può notare negli esosi stipendi dei dirigenti della Pubblica Amministrazione: un dirigente apicale guadagna in media circa 12 volte il reddito pro capite che percepisce in Italia un normale lavoratore; considerando invece lo stesso parametro di altri paesi dell’UE, si scopre che in Francia questo rapporto scende a 6,5, in Inghilterra a 5 mentre in Germania solo a 4. La situazione non migliora di certo prendendo in considerazione i Dirigenti di Primo livello. Si evince quindi come ridurre gli stipendi dei Dirigenti Pubblici possa evitare esagerati tagli in altri settori, quali Ordine Pubblico, Scuola o Sanità, senza tuttavia portare sul lastrico nessuno. Gli studenti prendono atto delle ultime modifiche intervenute e che entrano in vigore il 1 aprile 2014. Rilevano quindi come la selezione dagli stessi operata abbia individuato correttamente la problematica. Ritengono che i nuovi limiti e le esenzioni previste per le grandi aziende, quali le Poste, Trenitalia, Eni e Enel non rispondano comunque alle richieste di maggiore equità nella distribuzione del denaro pubblico oggetto della presente petizione».

Analizzata anche la situazione in altri Stati d’Europa, i ragazzi affermano la necessità di apporre un tetto generalizzato, valido per tutti i dirigenti di ogni Pubblica Amministrazione o azienda partecipata, di un tetto pari a 240.000,00 euro annui lordi: «Inoltre, nel corso dei lavori in classe, si è evidenziata l’esistenza di premi di produzione a favore dei dirigenti di Palazzo Chigi. Riteniamo che non sia possibile che milioni di persone facciano dei sacrifici per portare a casa degli stipendi che variano da 800,00 a 1000,00 € al mese mentre i dirigenti apicali del Governo, pur pagati mediamente 188.000,00 euro l’anno, ricevano tutti (il 99%) un premio di circa 30.000€ per usare la tecnologia e organizzare meglio il lavoro. Ed è per questo che nella petizione chiediamo di ridurre questi stipendi, abolire i bonus per i dirigenti e usare i soldi più equamente, come per esempio per le proposte formulate nella presente petizione a favore del sistema scolastico».

Nella petizione, gli studenti citano le fonti, articoli di quotidiani: dal Fatto Quotidiano a Panorama alla Stampa a Repubblica. Racconti di una gestione di fondi per la realizzazione di opere incompiute o inutilizzate: «Ospedali, strade faraoniche mai completate, dighe mai utilizzate e aeroporti sono solo alcuni dei modi in cui l’Italia ha sperperato soldi pubblici. Il numero di questi sprechi è arrivato a quasi 320 opere incompiute. Di casi eclatanti se ne contano a centinaia. Tra questi ne abbiamo scelti alcuni. Il nostro lavoro non vuole essere un atto di accusa verso queste opere, bensì un’esemplificazione di come i soldi pubblici vengono spesso spesi male. Ecco le nostre scelte:
– Aeroporto di Salerno: Dopo quasi 100 milioni di soldi pubblici spesi dal 2000 a oggi, l’aeroporto “Costa d’Amalfi” di Salerno non funziona. Con meno di 10 persone per ogni volo. Sono però previsti nuovi investimenti, rigorosamente pubblici, per 49 milioni, onde provvedere all’allungamento della pista. Il 5 ottobre 2013 si è celebrato il primo anno senza passeggeri.
– Linea C della metropolitana di Roma: Nel 2004 il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha sbloccato i fondi necessari e definisce la previsione di spesa in 3 miliardi e 47 milioni di euro. Cifra di per sé già considerevole, se non fosse che una relazione della Corte dei Conti, nel dicembre 2011, parla di spese ormai divenute ingestibili, che sfiorano i 6 miliardi di euro. Intanto i chilometri passano da 43 a 25 e i cantieri sono ancora aperti.
– La diga dell’Invaso di Valfabbrica, in Umbria: in circa un secolo, la diga di Valfabbrica ha fagocitato l’equivalente di circa 100 milioni di euro. E non è finita qui; per finanziare la messa in opera della diga nel 2013 si sono aggiunti altri 43 milioni di euro, che dovrebbero servire a sistemare la sponda idraulica destra dell’invaso, che così potrebbe finalmente cominciare a funzionare. Ad oggi è in gran parte eretta ma non ancora collaudata per il suo massimo potenziale.
– L’ospedale di Verduno in Piemonte, mai terminato: il progetto del mega ospedale, esecutivo dal 2004, ad oggi risulta incompiuto. Sono stati aggiunti 900 pali in cemento per permettere alla struttura di reggere. E i costi sono lievitati, mentre la mostruosa struttura campeggia inutile e inutilizzabile tra le colline».
Nella petizione, si leggono, inoltre, i riferimenti alle scorte e alle auto blu: «Si parla infatti di una media di 250 milioni di euro l’anno. Noi chiediamo che le scorte e le auto blu siano limitate alle sole più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei ministri, Presidenti dei due rami del Parlamento) e agli strettissimi casi in cui si necessita di reale protezione».
E dopo le denunce, i ragazzi passano alle proposte e richieste: « Considerato che agli studenti di seconda secondaria di secondo grado viene richiesto di imparare e di vivere la legalità nonché di essere persone responsabili; ritenuto che tale responsabilità e tale onere di rispetto della legalità debbano innanzitutto gravare su chi lavora per le Istituzioni democratiche ai massimi livelli e che chi ha l’onore di rappresentare le Istituzioni debba agire da modello per le nuove generazioni. …Vogliamo sottoporre alla Vostra attenzione al fine di poter utilizzare in modo più equo e proficuo per la collettività i fondi oggi destinati a mantenere e garantire trattamenti di privilegio a vantaggio di chi gestisce il potere o vi è comunque vicino o a finanziare opere pubbliche inutili:
PROPOSTA N. 1 LIM IN TUTTE LE CLASSI
PROPOSTA N. 2 SCUOLE APERTE IL POMERIGGIO che permetterebbe anche una lotta all’abbandono scolastico e permetterebbe un aumento delle attività sportive
PROPOSTA N. 3 INFRASTRUTTURE « Le scuole necessitano di interventi di manutenzione delle strutture per garantire sicurezza agli studenti e ai docenti. Tali interventi non possono essere messi in secondo piano mettendo così in rischio la vita di ogni persona che frequenti la struttura. Tutto questo costa, ma riteniamo sia meglio pagare questo costo per la sicurezza di milioni di ragazzi piuttosto che per realizzare infrastrutture fantasma, garantire stipendi esagerati o scorte inutili».
Per realizzare queste iniziative sarebbe sufficiente usare maggior oculatezza nell’utilizzo delle risorse pubbliche: « Esiste la comune necessità di porre termine a ogni utilizzo di denaro pubblico atto a garantire un trattamento economico che nei fatti costituisce un privilegio per chi detiene il potere democratico nonché di porre termine ad ogni spreco del denaro dei cittadini».
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