Gran pienone per la festa d’estate alle Grotte

Il percorso nella natura ha affascinato centinaia di visitatori di uno dei posti più belli della provincia

cunardo orrido festaDomenica 22 giugno si è svolta con successo la prima edizione della “Festa dell’Estate alle Grotte di Cunardo”, iniziativa curata dal Gruppo Speleologico Prealpino e dal Gruppo Grotte CAI Carnago, con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Varese, della Fondazione Comunitaria del Varesotto ONLUS, del Parco Regionale del Campo dei Fiori, dell’Agenzia del Turismo della Provincia di Varese, del Comune di Cunardo e della Comunità Montana del Piambello. Una giornata davvero speciale, che ha visto un’affluenza davvero notevole di visitatori, oltre 600 persone che sono giunte da varie zone del varesotto per conoscere un’eccellenza naturalistica del nostro territorio. Sin dalla mattinata, infatti, dopo il saluto delle Autorità presenti, il pubblico è giunto numeroso e gli speleologi hanno lavorato sodo per garantire a tutti la possibilità di visitare la grotta, alternandosi ininterrottamente sino al tardo pomeriggio. Nei pressi dell’ingresso, inoltre, gli speleologi hanno allestito sapientemente una postazione con gazebo, dove il pubblico ha potuto ammirare i numerosi pannelli illustrati dedicati alle attività speleologiche condotte sui monti del varesotto, oltre ad un banco ricco di documentazioni, depliants, dispense e pubblicazioni per una migliore conoscenza della realtà delle grotte. Si è trattato indubbiamente di un’iniziativa davvero interessante, rivolta alla popolazione per una migliore conoscenza e rivalutazione del sistema sotterraneo meglio conosciuto col nome di Orrido di Cunardo. Ubicato nell’alto varesotto, nel territorio del Comune omonimo, questo fenomeno naturale risulta essere l’unico imponente traforo idrogeologico di Lombardia e questo tipo di cavità, formata e percorsa da importanti corsi d’acqua, è abbastanza frequente nel carso triestino e presente, talvolta, in regioni centro-meridionali italiane, ma eccezionale altrove. Tale complesso fa parte del sistema di grotte percorse dal fiume Margorabbia, fra Marchirolo e la valle di Ferrera, e vanta uno sviluppo di 800 metri per un dislivello di 53, essendo costituito dalla cavità denominata “Pont Niv”, “Grotte 1° e 2° di Villa Redaelli”, “Grotta del Traforo” e “Antro dei Morti”. In quest’ultima grotta, più adatta alle visite anche di persone poco esperte, la spettacolarità dell’ambiente si manifesta sin dall’ingresso, costituito da un vasto portale sul fondo di una grande dolina, ovvero una depressione nel terreno che precede un cavernone entro cui scorre il fiume Margorabbia, alimentato dal vicino Lago di Ghirla, in Valganna. Le acque, che affiorano da un sifone dopo un precedente tragitto sotterraneo, percorrono la cavità sino a sfociare all’esterno, un centinaio di metri oltre questo punto in direzione ovest, riprendendo definitivamente il suo percorso a cielo aperto verso il Lago Maggiore. Il cavernone iniziale, con soffitto parzialmente collassato, è ubicato a quota 400 metri slm circa, ed è in questo punto che si trovano le entrate dei due rami che continuano il sistema carsico verso valle.
L’Antro dei Morti, che deve il suo nome ad antiche credenze popolari che attribuivano a questo ambiente misterioso ed oscuro la casa delle anime dei defunti, presenta due distinti percorsi: il ramo attivo e il ramo fossile. Il ramo attivo, ovvero l’attuale percorso dell’acqua, attraversa una galleria inizialmente ampia e comoda, sino a giungere ad uno spazio che si allaga completamente in caso di forti piogge e piene del fiume. In tali situazioni, il visitatore è costretto ad utilizzare percorsi alternativi risalendo sulla sinistra attraverso un labirinto di angusti cunicoli scavati da acque in pressione, entro i quali è opportuno procedere accompagnati da esperti, a causa del pericolo di perdersi e soprattutto della possibilità di piene improvvise, come testimoniato dalla quantità di
materiale, costituito prevalentemente da pezzi di legno e immondizia, che vengono accumulati periodicamente all’interno di questi stretti passaggi dal flusso dell’acqua durante le piene. Il percorso alternativo nel labirinto, poco prima di sfociare all’esterno, si ricollega alla galleria principale, percorsa normalmente dal fiume. Il ramo secondario, quello fossile, si sviluppa a quota superiore ed è costituito da una galleria con rari cunicoli laterali, fra i quali un collegamento con la grotta principale e alcune camere, la maggiore delle quali, in vista dell’uscita, è denominata “Antro dei Pipistrelli”; questo è il tragitto consigliato per le visite da parte di curiosi e appassionati privi di esperienza, soprattutto per il fatto che sono presenti dei corrimani realizzati con catene d’acciaio che rendono più agevole e sicura la progressione e indicano l’esatto percorso da seguire. Il ramo fossile costituisce l’antico percorso del fiume il quale, nel corso dei millenni, ha scavato anche in altre direzioni, ricavando nel cuore della montagna l’attuale via attiva. La grotta, che è meta ogni anno di migliaia di visitatori provenienti da varie zone d’Italia, venne scavata nelle rocce carbonatiche della Formazione della “Dolomia del Salvatore” del Trias Medio, risalenti a circa 240 milioni di anni fa. Percorrendo la galleria fossile si possono tuttavia osservare, sulle pareti e sul soffitto, una serie di interessanti fenomeni legati alla formazione della cavità e attribuiti all’opera dell’acqua in pressione, la quale ha percorso la galleria in tempi antichissimi, formando altresì vari canali di scorrimento che testimoniano come la cavità sia stata modellata dall’azione del fiume. I rami fossili dell’Antro dei Morti, fino a pochi anni fa ospitavano importanti colonie di chirotteri durante lo svernamento, presenze ormai quasi del tutto assenti a causa della frequentazione umana. Anche il ramo fossile, dopo un centinaio di metri di tragitto all’interno della montagna, sfocia all’aperto, nella medesima valletta, a poche decine di metri di distanza dall’uscita del ramo attivo. Il ramo fossile presenta inoltre alcune forme di concrezionamento parietale, ovvero la deposizione di carbonato di calcio, fenomeno analogo a quello che origina le stalattiti e le stalagmiti.

Questa iniziativa, promossa e gestita dagli speleologi, rappresenta la prima di una lunga serie, tutte destinate a coinvolgere e sensibilizzare soprattutto le scuole, le Associazioni a contatto con la natura, quelle escursionistiche e tutti coloro che apprezzano e valorizzano il nostro territorio.

Uno dei più ambiziosi obiettivi degli speleologi è proprio quello di riuscire a presentare l’Orrido di Cunardo nell’ambito di “Expo 2015”, scopo far conoscere a milioni di visitatori provenienti da ogni parte del pianeta, gli aspetti interessanti di questa eccellenza naturalistica e geologica del varesotto e la necessità di tutela e salvaguardia degli ambienti ipogei e delle acque in esse circolanti, riserve ogni giorno sempre più preziose di liquido di buona qualità, per le crescenti esigenze del genere umano. Basti ricordare che tra il 1950 e il 1990 l’uso mondiale di acqua è più che triplicato, ed è stimato che attualmente l’umanità stia usando più della metà delle acque superficiali disponibili. In Italia oggi oltre il 40% dell’acqua potabile disponibile è fornita da sorgenti carsiche, quindi provenienti da grotte. La FAO prevede che entro il 2025, nell’area mediterranea, almeno l’80% della domanda idropotabile dovrà essere soddisfatta da acque di provenienza carsica, una riserva enorme ma non infinita, se saremo in grado di scongiurarne l’inquinamento.

L’amministrazione Comunale di Cunardo, in occasione di questo evento ha espresso all’unanimità il proprio entusiasmo per una simile iniziativa, auspicando nuove collaborazioni con gli speleologi per la rivalutazione e conoscenza di un patrimonio naturale che merita di essere apprezzato e salvaguardato.

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Pubblicato il 23 Giugno 2014
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