Il Chiara tra amore, rivoluzione e resistenza
Di questo scrivono i tre finalisti del Premio Chiara 2014, ovvero: Gianni Celati, Giulio Questi e Davide Barilli
Amore, rivoluzione e resistenza. Sono questi i temi affrontati nei loro libri dai tre finalisti del Premio Chiara 2014, ovvero: Gianni Celati, Giulio Questi e Davide Barilli.
Gianni Celati – Selve d’amore (Quodlibet) – Quattro racconti che continuano idealmente i “Costumi degli italian”i del 2008, e trattano della vita randagia e molto conturbata dell’epoca tra adolescenza e prima giovinezza. Nel primo si racconta dell’agitazione erotica che serpeggia tra le mura domestiche del narratore, perso nelle «selve amorose» dove chi va sbaglia strada, come dice Ariosto. Poi lo strano caso Mucinelli, un investigatore la cui sola presenza mette in subbuglio l’assessore Rovina e gli altri protagonisti dei corrotti traffici della cittadina. Nel terzo il matrimonio del fratello maggiore con la figlia del ricco industriale Bellavista; e infine la meravigliosa ultima notte di Pucci prima del suo ricovero in manicomio. Emersi dal fondo dei ricordi autobiografici di Celati, questi racconti toccano con una comicità soffusa e una leggera malinconia gli aspetti più riconoscibili e consueti della razza umana.
Davide Barilli – La nascita del Che. Racconti da Cuba (Aragno) – Nelle pagine di questi racconti, a partire dal primo ed eponimo, attraverso un io narrante che fa pensare al Hrabal di Una solitudine troppo rumorosa, passa un’aria assiepata e sfatta, di astuzia e decadimento, di inganno e di destino. Da un lato c’è la voce dell’avventura dentro un mondo che può (ancora) prestarsi all’imprevisto, alle folgorazioni di un ancora credibile fantastico naturale, dall’altro la registrazione di un inganno ottico, di una realtà che accade nella storia (e che dunque ne subisce i sussulti, ne enfatizza gli scarti, ne osserva le infiltrazioni, le ruggini, le crepe). Ma realtà che accade anche nella memoria, e in una memoria a sua volta sdoppiata: per un verso l’illusione di un mondo sensibile, per altro verso il confronto con un vuoto o un’assenza, il tentativo di colmare un bisogno d’incontro che passa attraverso le tracce di qualcosa che giace nello sprofondo di un immaginario labirinto del possibile. Il tutto addensato in una scrittura satura, piena d’echi; impastato in un linguaggio che assomiglia alla sorprendente e surreale baia de Regla (paesaggio di un cimiteriale acquatico, metafora di un raggrumarsi delle Storie) che anima buona parte delle pagine finali.
Giulio Questi – Uomini e comandanti (Einaudi) – Questo libro è una specie di miracolo: pensavamo di aver già letto la migliore letteratura sulla resistenza, quella scritta dai diretti protagonisti, ma non avevamo ancora scoperto la voce viva, limpida, smaliziata e potente dei racconti di Giulio Questi. Ex partigiano poi regista di culto, oggi novantenne film-maker di cortometraggi che spopolano in rete, Giulio Questi ha partecipato giovanissimo alla guerra di liberazione tra Val Seriana e Val Brembana, e di quell’esperienza ha scritto nell’immediato dopoguerra dando vita a racconti portentosi, crudi e umanissimi. Su quei temi l’autore è tornato cinquant’anni dopo, a completare una raccolta che vede ora per la prima volta la luce. In mezzo, tutta una vita piena di incontri e avventure, ma soprattutto di cinema. Con uno sguardo "fenogliano" (proprio con Fenoglio, poco prima della sua morte, Giulio Questi stava ragionando su una trasposizione cinematografica di "Una questione privata") questi racconti ci restituiscono tutta la complessità di una scelta morale, vitale e violenta insieme, riuscendo a mescolare magistralmente realismo e visionarietà.
La Resistenza di Giulio Questi è lontana da ogni retorica: nelle sue storie a volte feroci, ma sempre accese dall’ironia e dall’intelligenza, la guerra e la giovinezza si sovrappongono in una grande avventura che comprende il terrore e la sconsideratezza, il coraggio, la dignità, la fame, il freddo, la casualità dei gesti e l’impellenza dei desideri. Ma ci sono anche racconti onirici, d’indagine psicologica, che trascinano il lettore nel tempo e nello spazio, fin nella Colombia di Gabriel Garcia Màrquez, continuando in fondo a raccontare i fantasmi dell’animo umano, le sue crepe e anche la sua inesauribile vitalità.
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