Da Freud a Verdone, un convegno su Cinema e Psicoterapia
Sabato 18 ottobre alla Scuola di Specializzazione in psicoterapia incontro con Maria Rosa Madera, psicologa psicoterapeuta, e Matteo Inzaghi giornalista e critico cinematografico
Da Freud a Verdone. A Busto un convegno su Cinema e Psicoterapia. Sabato 18 ottobre alle ore 9 a Busto, alla Scuola di Specializzazione in psicoterapia si parlerà dei rapporti tra cinema e psicoterapia, un tema che da tempo ha catturato il grande pubblico. Maria Rosa Madera, psicologa psicoterapeuta varesina e Matteo Inzaghi giornalista e critico cinematografico, interverranno con l’ intento di trovare i punti comuni a due discipline che sono anche forme d’arte.
Sia il regista cinematografico, sia lo psicoterapeuta infatti aiutano lo spettatore e il paziente a mettersi in contatto con le proprie emozioni e ad esprimerle tramite l’ immagine e la parola. L’obiettivo comune al cinema e alla psicoterapia è dunque quello di evidenziare le dinamiche del profondo e far riflettere su di sé utilizzando un metodo esplorativo.
Il titolo del convegno “Da Freud a Verdone” abbraccia in maniera ironica un tempo denso di contributi a sottolineare come la cura della psiche possa avvalersi del cinema. Le due discipline hanno in comune anche l’anno di nascita, una sincronicità significativa. Nel 1895 infatti in Europa videro la luce il primo film dei Fratelli Lumière e il primo libro di argomento psicoanalitico “Gli studi sull’isteria” di Freud e Breuer. Sarà il regista ceco Georg W. Pabst ad inaugurare il grande filone della complessità del mondo interiore e dell’ inconscio con il film “Il mistero dell’ anima”.
Da allora del tema si sono occupati grandi registi quali Federico Fellini, Woody Allen, Nanni Moretti , Hitchkock le cui opere fanno riferimento al senso di colpa, alla doppia personalità, all’interpretazione dei sogni, alle dipendenze affettive come temi chiave rappresentati nel cinema e narrati nello studio dello Psicoterapeuta .
Il riferimento a Verdone e in particolare al suo film “Ma che colpa abbiamo noi” mette in risalto la funzione liberatoria del taglio comico nel cinema , dove, dopo la morte della vecchia psicoterapeuta, otto suoi pazienti si mettono in auto-terapia con esiti diversi. Come affermava il grande Mario Monicelli in una intervista del 1983, anche il comico è un momento di maturazione dell’ individuo. Il comico è un filtro, un modo di oggettivare la realtà e farla diventare meno pericolosa e più comprensibile.
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