“Maxi evasione, Rosati a capo di un sistema occulto”

Le accuse contenute nell'ordinanza richiesta dal pm Nocerino. L'ex presidente del Varese avrebbe creato decine di coop fittizie da utilizzare come serbatoi di manodopera. L'ex calciatore Limido procacciava dipendenti

E’ un po’ come il doping, quando per gareggiare utilizzi sistemi che ti facciano andare più forte. Nel mercato del lavoro, il doping si chiama elusione fiscale. E per Antonio Rosati, 45 anni, ex presidente del Varese, l’accusa è grave: 63 milioni di euro di Iva non versata, 250 milioni di euro di fatture false. C’è il sospetto che fosse lui “il dominus” della Expo Job Spa, consorzio di logistica, facchinaggio, trasporti, che strizzava l’occhio alle multinazionali, faceva prezzi ottimi, ma utilizzava delle cooperative che aprivano e chiudevano in meno di due anni, con elusione di Iva, imposte e contributi. In pratica, dei «serbatoi di manodopera» a basso costo. Tra le sigle utilizzate alcune sono comparse, negli anni scorsi, nelle vertenze sindacali della zona cargo a Malpensa, come la Airservice, ma ci sono anche altre sigle da decifrare: Fashionwork, Fly Job, Cargo Logistica, Expotranscoop, Power Logistic.
L’inchiesta è nata da una serie di accertamenti di guardia di finanza e agenzia delle entrate, in cui risultava, sempre, un gettito fiscale molto inferiore rispetto a quanto era lecito immaginare. Le cooperative di facchinaggio erano enormi: avevano fino a mille dipendenti, un vero esercito alle dipendenze del “sistema”.

IL SISTEMA
L’ordinanza parla chiaro: «Esiste una dimensione societaria occulta di Expo Job, disgiunta da quella formale»
scrivono gli investigatori. L’ex presidente del Varese fonda nel 2008 la Expo Job spa, scegliendo come collaboratori Rocco Talia, Vincenzo Montemurro (ex amministratore delegato del Varese) e il consulente Antonio Luongo. Ben presto la società indica altre persone nelle cariche sociali, tuttavia chi decide è sempre lui, come emerge dalle email sequestrate: «Decido io chi pagare e non pagare – scrive Rosati a una collaboratrice – lascia prendere le decisioni a chi può prenderle».

L’ex calciatore del Varese Bruno Limido, invece, è indicato come un uomo del capo. In particolare, i finanzieri lo intercettano mentre parla di reclutamento di romeni da inviare a lavorare nei cantieri . I clienti sono importantissimi e non si curano dei subappalti. Le cooperative sono solo schermi fittizi costruite al fine di abbattere il costo del lavoro e fare illeciti fiscali. Limido, secondo le accuse, ha il compito di indottrinare i soci di alcune cooperative,sulle false risposte da dare ai funzionari delle agenzie delle entrate. E’ anche indicato come procacciatore di affari e socio di Rosati, nelle società New Park 1 e New Park 2 che gestiscono parcheggi a Malpensa, e nelle cooperative fittizie Fly Job e Fashion Work con sede a Roma. Per il pm Carlo Nocerino (e il gip Cantù Rainoldi) non ci sono dubbi sul fatto che siano tutti d’accordo. "Nulla si muove senza che il Conte non voglia” dicono di Rosati gli indagati, utilizzando un curioso nomignolo.

Infine, sono 34 gli indagati in totale, mentre gli arrestati sono Antonio Rosati, Rocco Talia, Vincenzo Eustachio Montemurro, Antonio Luongo, Irma Marian Angellotti, Gianpietro Vincenzo Congiusta, Barbara Termine, Bruno Limido.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 ottobre 2014
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