Operai italiani vivevano nascosti in un capannone allagato

Reclutati in Basilicata da un 48enne, lavoravano in Svizzera. La polizia li ha trovati nella fabbrica durante le operazioni di soccorso. Il sindaco Fazio li ha fatti sgomberare: "Sono sconvolto"

Un gruppo di operai italiani, utilizzati in cantieri Svizzeri, viveva di nascosto da mesi in un capannone della provincia di Varese, a Germignaga. Dormivano in stanze autocostruite, senza nessuna comunicazione al comune. E’ un episodio che fa riflettere, quello scoperto da Polizia e Guardia di finanza, ieri, nella zona industriale, in via Volta. Il capannone artigianale si era allagato, a causa della piena del Margorabbia, mercoledì sera. I vigili del fuoco erano intervenuti per mettere la zona in sicurezza quando hanno notato la presenza del gruppo. Sono stati avvisati il Comune e le forze dell’ordine. La fabbrica, in sostanza, era diventata un ostello con una ventina di operai: di sicuro, c’erano 12 italiani, 3 romeni, un polacco e uno svizzero. Tra loro anche donna, romena. Polizia e Gdf stanno indagando.

Il sospetto è che si tratti quantomeno di un episodio che nasconda del lavoro nero, effettuato però in Svizzera.
La squadra di operai, infatti, è stata assoldata da un imprenditore di 48 anni, che ha affittato qualche mese fa il capannone, da una immobiliare del posto. L’uomo, che ha già precedenti per reati sul lavoro, ha reclutato gli operai nella zona di Francavilla Insinni (Potenza). A Germignaga, ha offerto questo alloggio per risparmiare, e da qui gli italiano partivano, ogni mattina, per lavorare in Svizzera. Interrogati, gli operai hanno ripetuto la stessa versione: «O così o niente, la crisi ci ha fatto questo» avrebbero dichiarato alla polizia di Luino. Ma non tutto convince. I lavoratori romeni e il polacco erano in nero. La dinamica sembra quella del caporalato, ma potrebbe anche trattarsi di una sorta di "contrazione dei costi". Sugli italiani la guardia di finanza sta effettuando controlli, in merito a contributi e contratti.

«Questa situazione mi ha sconvolto, non avevo mai visto nulla di simile – afferma il sindaco Marco Fazio – nel capannone avevano messo le piastrelle e ricavato delle stanze, come in un ostello, ma non si tratta di una situazione dignitosa, e non ci eravamo accorti di nulla in paese». Durante le operazioni di salvataggio, i lavoratori, nonostante l’acqua delle piogge torrenziali avessero allagato il capannone, non volevano uscire e non avevano chiesto aiuto a nessuno. La società che fa capo al 48enne della provincia di Potenza ha due filiali, una in Italia, nel milanese, e una Svizzera. Gli elvetici si lamentano spesso del dumping delle imprese italiane, ma forse non sanno che ora, anche gli italiani, per abbassare i costi del lavoro stanno iniziando a “vivere in baracca”, senza servizi igienici regolari, e magari rischiando per un’alluvione. «Ho emesso un’ordinanza di sgombero – conclude il sindaco Fazio – e abbiamo provveduto alla denuncia per abuso abitativo, costruzione abusiva e cambio di destinazione d’uso, poiché quello è un capannone artigianale che è stato trasformato in luogo abitativo, di nascosto». Le indagini di polizia e guardia di finanza, sono però appena iniziate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 novembre 2014
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