Poletti incontra le imprese e promette: “A gennaio il contratto a tutele crescenti”

Ad attenderlo fuori da MalpensaFiere un centinaio di lavoratori della Cgil che chiedono l'apertura di un dialogo con i sindacati sulla riforma del lavoro. Dentro il gotha del mondo economico e politico della provincia

Fuori un centinaio di lavoratori della Cgil ad attenderlo per contestare il Jobs Act e la linea di chiusura del governo nel dialogo con i sindacati, dentro il gotha economico e politico della provincia di Varese. Questo lo scenario che ha accolto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a MalpensaFiere per una tavola rotonda su competitività e sviluppo del territorio che si è svolta questa sera, mercoledì, sotto l’egida della Camera di Commercio di Varese

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Il ministro è sceso dall’auto che lo ha accompagnato all’ingresso del polo fieristico e ha affrontato i lavoratori che chiedevano a gran voce un confronto serio con i sindacati da parte del governo sulla riforma del lavoro che Renzi vorrebbe approvare entro gennaio. Alla domanda della stampa sull’accoglienza che ormai lo accompagna ad ogni appuntamento Poletti ha definito la presenza della Cgil «qualcosa che rientra nella normale dialettica, tuttavia se l’organizzazione pensa di avere qualcosa da dire noi li ascolteremo anche se io sono convinto che la legge delega è una legge buona che promuove il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti anche perchè veniamo da una situazione in cui su 100 contratti, 85 sono a termine e solo 15 a tempo indeterminato».

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Sulla possibilità che l’iter della legge possa trovare ostacoli anche in Parlamento Poletti non sembra avere dubbi «il nostro obiettivo è molto chiaro, a gennaio vogliamo il contratto a tutele crescenti approvato per promuoverlo con la decontribuzione prevista nella legge di stabilità – spiega – i tempi ci sono ma se ci saranno ritardi li affronteremo». Una battuta anche su Malpensa: «Se ancora oggi stiamo discutendo di quello che sarebbe dovuto diventare questo aeroporto forse è il caso di guardare a quello che è stato fatto negli anni e non solo al decreto del ministro Lupi».

Dopo i sindacati e i giornalisti il ministro ha dovuto affrontare le voci del territorio attraverso le rappresentanze delle associazioni territoriali: il presidente della Camera di Commercio Renato Scapolan ha presentato i numeri impietosi della crisi del lavoro e della produzione in un territorio che fino a qualche anno fa aveva un tasso di disoccupazione fisiologico mentre il rappresentante del governo ha incassato una mezza fiducia da Univa con il presidente Brugnoli che ha sottolineato come «l’attuale testo della riforma del lavoro sia un buon testo che ci auguriamo possa passare il più indenne e il più rapidamente possibile all’esame del Parlamento» e che il taglio dell’Irap in finanziaria sia «una proposta che va nel senso giusto» ma ha anche chiesto di fare presto.

Preoccupazione è stata espressa dalla Cna: «Esprimiamo preoccupazione sul contratto a tutele crescenti perché temiamo che non si tengano in debito conto le specificità dei diversi comparti, anche a ragione delle dimensioni aziendali e che, soprattutto, questo contratto renda marginale l’utilizzo del contratto di apprendistato, che invece noi consideriamo lo strumento di accesso al mondo del lavoro nel mondo dell’artigianato – commenta Roberta Tajè, direttore Cna Varese – Ticino Olona – Inoltre esprimiamo preoccupazione anche per la norma che prevede l’introduzione di un compenso orario minimo da applicare a tutti i rapporti di lavoro subordinati: se la definizione di questo compenso orario fosse lasciato alle parti settorialmente competenti, assumerebbe grande valenza. Ma se questo invece diventasse un salario minimo di legge, allora depotenzierebbe il valore dei contratti collettivi settoriali di lavoro ora in essere»

«Occorre restituire più equilibrio al tema del jobs act: il clima di confronto e di dialogo credo possa aiutare tutti a costruire un dibattito su temi concreti e obiettivi comuni da conseguire» – ha detto il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, intervenendo  al tavolo. «Gli imprenditori ci chiedono di riformare regole e in questo momento non possiamo stare fermi. L’immobilismo non aiuta in un momento in cui è ancora possibile costruire una filiera della fiducia nel rapporto tra impresa, lavoro e pubblica amministrazione – ha proseguito Cattaneo -. La strada è dare credito al mercato nel segno della libertà, dell’autonomia e della fiducia come stiamo facendo in Lombardia. Il nostro territorio è in difficoltà ma non è scoraggiato e ha bisogno di interventi».

 

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Pubblicato il 05 Novembre 2014
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