Viviamo in una società che ha bisogno di valorizzare il merito
Il magnifico Rettore Alberto Porisini Coen nell'aprire l'anno accademico 2014-2015 ha parlato di difficoltà, sfide, progetti e ambizioni dell'ateneo
Signor Presidente,
porgiamo a tutti Voi un caloroso saluto e vi ringraziamo per aver voluto partecipare alla celebrazione di inaugurazione dell’anno accademico 2014-2015, diciassettesimo anno dall’istituzione dell’Università degli Studi dell’Insubria.
Il ruolo dell’Università è innanzitutto quello di coniugare formazione e ricerca, due elementi fondamentali in una società moderna. Nel rapporto annuale BES 2014 l’Istituto Nazionale di Statistica, ben descrive il legame tra formazione, ricerca e benessere,osservando:
“L’istruzione, la formazione e il livello di competenze influenzano il benessere delle persone e aprono opportunità altrimenti precluse. L’istruzione non solo ha un valore intrinseco, ma influenza il benessere delle persone in modo diretto.
La Ricerca e l’innovazione costituiscono una determinante indiretta del benessere, essendo alla base del progresso sociale ed economico e danno un contributo fondamentale allo sviluppo sostenibile e durevole.”
A livello europeo, l’importanza strategica di ricerca e istruzione è ben compresa e infatti l’Europa fissa per sé stessa, e quindi per i suoi paesi membri, tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2020
• l’Investire almeno il 3% del pil in ricerca,
• il ridurre gli abbandoni scolastici,
• l’aumentare i livelli di istruzione terziaria.
Da pochi giorni Eurostat, l’ente europeo di statistica ha fornito i dati che mostrano come siamo ancora lontani dal raggiungere questi obiettivi. A livello europeo nel 2013 la quota di pil investita in ricerca ha leggermente superato il 2%, mentre in Italia è arrivata all’1,25%, con un incremento negli ultimi 8 anni di ben lo 0,2%. L’Italia, di questo passo, raggiungerà l’obiettivo del 3% tra circa 70 anni! Nel frattempo i paesi con cui ci confrontiamo e con i quali dobbiamo competere non attendono: la Germania è al 2,94%, la Francia è al 2,23%, per non parlare dei paesi nordici che già superano abbondantemente il 3%, o gli Stati Uniti (2,81%) o la Cina (2%).
Investimenti e formazione
I settori ad alta tecnologia,caratterizzati da maggiore innovazione, ricerca e sviluppo,hanno la potenzialità di contribuire al miglioramento della qualità della vita rappresentando un elemento di crescita economica. Purtroppo, in Italia, il peso economico di questi settori è tra i più bassi in Europa, con evidenti conseguenze negative.
Anche sul fronte dell’istruzione siamo indietro sia come Europa ma ancora più come Italia. Aumentano gli studenti a livello europeo ma diminuiscono le risorse a disposizione della formazione superiore. Sono preoccupanti le rilevazioni condotte dalla Commissione Europea che collocano l’Italia all’ultimo posto in Europa per investimento nel funzionamento degli atenei, con una spesa complessiva pari allo 0,84% del pil, ossia meno della metà di quello dei paesi con cui dovremmo competere.
Investiamo poco in ricerca e sviluppo e ancora meno in formazione superiore e siamo travolti da una crisi economica che, in Italia, non vede ancora fine, registrando per il tredicesimo trimestre consecutivo una diminuzione del prodotto interno lordo.
Le ragioni della crisi, ovviamente, sono più complesse e profonde e non dipendono unicamente dagli scarsi investimenti in formazione, ricerca e innovazione, ma certamente senza passi decisi verso un aumento degli investimenti sarà ben difficile uscire dal pantano in cui il Paese attualmente si trova.
È necessario aumentare non solo gli investimenti pubblici in ricerca e formazione, sempre necessari e insostituibili, ma anche quelli privati attraverso, ad esempio, la creazione di un regime di sgravi fiscali semplice e facilmente applicabile. Oggi ci sono troppe norme, ognuna delle quali è complessa e poco finanziata con il risultato che nel nostro Paese vengono concessi un decimo degli sgravi fiscali concessi ad esempio in Francia, paese verso il quale molte imprese hi-tech italiane stanno andando, come ben ha raccontato qualche giorno fa Federico Fubini.
L’anno scorso, durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2013/2014, dicemmo che iniziavamo a vedere qualche segnale che, facendo professione di ottimismo, interpretammo come una ripresa per il sistema universitario. In particolare, per la prima volta dopo tanti anni, non erano previsti ulteriori tagli nel finanziamento alle università, e il Governo si era impegnato a semplificare le procedure e coniugare autonomia vera e valutazione.
Cauto ottimismo
A una anno di distanza vogliamo mantenere un cauto ottimismo: nel 2014 si è arrestato, almeno sulla carta, il processo di progressiva diminuzione delle risorse che aveva toccato livelli drammatici e anchela bozza di legge di stabilità per il 2015 prefigura che i 150 milioni di tagli previsti vengano compensati da un aumento di importo analogo della cosiddetta quota premiale.
A una anno di distanza vogliamo mantenere un cauto ottimismo: nel 2014 si è arrestato, almeno sulla carta, il processo di progressiva diminuzione delle risorse che aveva toccato livelli drammatici e anchela bozza di legge di stabilità per il 2015 prefigura che i 150 milioni di tagli previsti vengano compensati da un aumento di importo analogo della cosiddetta quota premiale.
La semplificazione delle procedure tuttavia non è arrivata e il Governo, nel frattempo, è cambiato. L’attuale Ministro dell’Università ha annunciato una novità molto interessante a partire da quest’anno, ossia la progressiva sostituzione dei finanziamenti basati su parametri storici con finanziamenti basati sul concetto di costo standard,che assieme all’aumento delle quote premialidàcosì concretezza alla richiesta di usare criteri meritocratici nella suddivisione dei finanziamenti alle università.
Quello che tutt’ora manca, però, sono i decreti ministeriali senza i quali le novità annunciate restano solo belle intenzioni. Siamo a fine Novembre 2014 e nessuna università pubblica ha ancora saputo quanto è il proprio fondo di finanziamento per il 2014! Nessuna università sa come sarà calcolato il costo standard, quante assunzioni potrà, o meglio avrebbe potuto fare nel 2014 e tanto meno nessuna università è in grado di fare previsioni ragionevolisul finanziamento per il prossimo anno cheforse(perché anche su questo non vi è certezza alcuna) dipenderà per metà dai costi standard.
Grande incertezza
Nel cercare di descrivere questa situazione ci viene in mente un racconto di un umorista inglese, Douglas Adams, laddove parlando dei paradossi temporali tipici di molta letteratura di fantascienza afferma che "Il problema fondamentale del viaggio nel tempo è, molto semplicemente un problema di grammatica dato che gli usuali tempi grammaticali mal si adattano a descrivere situazioni in cui passato e futuro si confondono e che l’opera principale da consultare a questo riguardo è il Manuale dei milleuno tempi grammaticali utili al viaggiatore del tempo". Non ci resta che suggerire la consultazione di tale opera a coloro che emanano i decreti per il finanziamento e per le assunzioni dell’anno 2014, al termine del 2014. Infatti, questi decretici diranno (futuro) come dovremo fare(futuro) ciò che abbiamogià fatto (passato) e ci daranno (futuro) delle scadenzeche sono già scadute (passato)!
Nel corso del 2014, con un anno di ritardo, il Ministero dell’Università, ha avviato il piano di programmazione triennale 2013-2015 dando l’opportunità agli Atenei di presentare dei progetti volti a migliorare i servizi agli studenti, il livello di internazionalizzazione, le politiche di qualità e altri aspetti strategici. Il nostro Ateneo ha presentato un progetto ambizioso e ha chiesto delle risorse, così come previsto dal piano ministeriale. Siamo a fine 2014 e nessuno ancora ha avuto risposta. Del triennio coperto dal piano i primi due anni sono terminati senza che sia visto un centesimo, ma peggio ancora senza sapere se il progetto sia stato valutato positivamente. Anche in questo caso il Manuale dei milleuno tempi grammaticali utili al viaggiatore del tempo potrebbe aiutarci.
Impossibilità ad amministrare
È chiaro come in questa situazione sia ben difficile riuscire ad operare e così facendo il rischio è quello di vanificare ciò che di buono è stato fatto negli Atenei virtuosi, finendo così col premiare chi opera secondo logiche che con la valutazione e il merito hanno poco o nulla a che fare.
È chiaro come in questa situazione sia ben difficile riuscire ad operare e così facendo il rischio è quello di vanificare ciò che di buono è stato fatto negli Atenei virtuosi, finendo così col premiare chi opera secondo logiche che con la valutazione e il merito hanno poco o nulla a che fare.
A questo proposito non si può non citare quanto è accaduto con il concorso di accesso alle Scuole di specializzazione di ambito medico. Il Ministero ha voluto introdurre il test nazionale per promuovere il merito, così come già fatto per l’accesso ai corsi di Laurea di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria. Peccato, però, che abbia riservato una quota del punteggio ai curricula dei candidati e più in particolare al voto di laurea e alle votazioni conseguitenegliesami. Risultato giovani medici che hanno ottenuto punteggi più alti nel test sono stati superati da loro colleghi che,nel test, hanno conseguito un punteggio inferiore.
Un gruppo di laureati del nostroAteneo ha dichiarato alla stampa: “Siamo stati penalizzati per aver studiato all’Università degli Studi dell’Insubria, anche se nessuno ci toglierà l’orgoglio di essere diventati medici in uno dei migliori Atenei d’Italia per chi vuole fare questa professione”. Avete ragione! In questo Ateneo i voti non vengono regalati, ogni punto è sudato e la preparazione che avete avuto è di prim’ordine. La prova sta nel fatto che avete ottenuto nel test nazionale un punteggio maggiore di tanti vostri colleghi che vi hanno preceduto in graduatoria perché favoriti dall’essersi laureati in università meno selettive. Così non si favorisce la meritocrazia!
Così come nulla ha a che vedere con la meritocrazia ciò che sta accadendo in tutte le Scuole di medicina d’Italia dove ancora oggi si procede con l’immatricolazione forzosa di oltre 5000 studenti che hanno superato il test nazionale non nelle aule universitarie bensì nelle aule dei tribunali amministrativi. Si badi, i giudici fanno il loro mestiere e applicano la legge; il problema sta nella incapacità organizzativa che ogni anno manda in scena lo stesso spettacolo fatto di errori e ricorsi.
Pensare che la soluzione possa essere l’eliminazione del test di ammissione ai corsi di laurea di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria è un voler tornare indietro ai tempi in cui le lezioni universitarie si tenevamo nei cinema. È necessario iniziare a ragionare in termini di fabbisogni per la società, di risorse disponibili ed è indispensabile individuare dei criteri di selezione rigorosamente meritocratici accompagnati da modalità gestionali corrette.
Sistema premiante
Recentemente il Presidente della CRUI prof. Stefano Paleari, rivolgendosi ai Rettori italiani ha affermato:
Recentemente il Presidente della CRUI prof. Stefano Paleari, rivolgendosi ai Rettori italiani ha affermato:
“Il futuro dell’Università passa per un nuovo rapporto con le istanze della società e con le richieste di comparazione internazionale. Questo ci porta a promuovere un’Università aperta e meritocratica.“
Ben detto Stefano! Noi siamo pronti e attendiamo fatti concreti da parte di chi ha la responsabilità di definire le regole di sistema.Ricordo però che l’anno scorso alcuni Atenei virtuosi, quali il nostro,hanno subito dei tagli alla quota premiale per evitare tagli eccessivi agli Atenei che avevano avuto risultati mediocri. Detto in modo semplice, si toglie ai più bravi per non togliere troppo ai meno bravi. A noi nel 2013 questo modo di interpretare la valorizzazione del merito è costato mezzo milione di Euro.
In attesa di sapere quale sarà l’interpretazione del 2014 noi continuiamo ad operare nel modo che ci contraddistingue: con serietà, impegno, passione e al meglio delle nostre possibilità. Lo facciamo procedendo nella direzione da noi delineata nel piano di programmazione triennale indipendentemente da ciò che accade al Ministero. Lo facciamo perché riteniamo che siano le scelte giuste.
Ruolo dell’ateneo
In questi anni l’Ateneo ha svolto un ruolo di crescita per il territorio. Dalla nascita dell’Ateneo nel 1998 abbiamo laureato 20.000 giovani portando in molti casi per la prima volta un titolo di studio universitario all’interno di famiglie che hanno fatto sacrifici per consentire ai propri figli di raggiungere questo traguardo importantissimo.
Negli ultimi anni è fortemente cresciuta l’attenzione al rapporto tra mondo della formazione universitaria e mondo del lavoro, consapevoli che non possiamo occuparci soltanto della formazione ma dobbiamo essere parte attiva anche nella fase dell’inserimento lavorativo. È appena terminata la prima “Career week”, una settimana intera dedicata al mondo del lavoro in cui oltre 50 aziende sono venute in università a incontrare i nostri laureandi, oltre 800 ragazzi. Siamo stati il primo Ateneo in Italia ad avere una Laurea in alto apprendistato e non è quindi un caso che i nostri laureati abbiano tassi di occupazione tra i più altid’Italia.
Abbiamo deciso di aprire il più possibile l’Ateneo al territorio, alle famiglie e ai ragazzi in età scolastica. Lo facciamo con iniziative quali “La notte dei ricercatori” che tra Varese, Como e Busto Arsizio ha portato più di 3000 ragazzi, dalle elementari ai licei, a passare del tempo nei laboratori e nelle aule dell’università. Lo facciamo organizzando mostre quali quella dei “Predatori del microcosmo” a Varese o di Cristallografia, a Como. Lo facciamo collaborando con le nostre scuole perché crediamo nell’importanza della formazione tutta e nell’agire assieme.
Nello svolgere questo ruolo su e per il territorio, come si conviene a un’università, l’Ateneo è da tempo entrato a pieno titolo nel mondo, da sempre globalizzato, della ricerca e dell’innovazione. Ne sono la riprova i numerosi premi e riconoscimenti internazionali ottenuti dai nostri ricercatori, nonché la pubblicazione dei risultati delle ricerche sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
Cito solo alcuni recenti esempi, una nostra dottoranda ha ricevuto in Francia un premio nel corso della riunione annuale della EuropeanAssociation of Centres of MedicalEthicsper la qualità scientifica e l’innovazione della ricerca da lei condotta; iricercatori del nostro Centro di Ricerche in Chirurgia Endocrina hanno ottenuto un riconoscimento ufficiale per il miglior studio sperimentale europeo sulla prevenzione delle complicanze nella chirurgia della tiroide; la tecnologia innovativa nel campo dell’illuminazione ideata da uno spin-off dell’Università degli Studi dell’Insubria è stata considerata , il terzo progetto più interessante tra tutti quelli presentati a “Light&Building” evento leader mondiale dell’architettura e della tecnica, svoltosi a Francoforte; siamo diventati la sede permanente della Riemann International School of Mathematics, e abbiamo avuto tra i nostri ospiti il prof. Louis Nirenberg, uno dei più grandi matematici viventi, vincitore della prima ChernMedal, e il prof Terry Callaghan, premio nobel nel 1998.
Ora è il momento di guardare avanti e di porci nuovi obiettivi:abbiamo iniziato una serie di trasformazioni che porteranno negli anni a modificare il nostro Ateneo con l’obiettivo dichiarato di diventare un polo di attrazione per coloro che cercano una università moderna a misura d’uomo.
Il futuro
Abbiamo deciso di procedere lungo la strada dell’internazionalizzazione, facendo un salto di qualità nei corsi di Laurea Magistrale attraverso la stipula di convenzioni con prestigiose università straniere per il rilascio di doppio titolo e attraverso la progressiva introduzione della lingua inglese come lingua di insegnamento.
La partenza è già avvenuta e a inizio Novembre abbiamo avuto i primi tre laureati, due immatricolati all’Insubria e uno immatricolato all’Università di Jena che hanno conseguito sia il titolo di laurea italiano, sia quello tedesco rilasciato dalla nostra università partner, in Germania.
Altri due corsi di Laurea Magistrale hanno firmato accordi analoghi e a breve altri seguiranno. L’obiettivo è arrivare per l’anno accademico 2016/2017 ad avere più della metà dei corsi di Laurea Magistrali internazionalizzati.
Abbiamo incrementato le risorse destinate alle borse di studio sia per il cosiddetto “diritto allo studio”, garantendo quindi che tutti gli studenti iscritti all’Università degli Studi dell’Insubria risultati idonei beneficeranno della borsa, sia istituendo delle borse d’Ateneo a cui si accede solo per merito rivolte a studenti particolarmente brillanti.
Quest’anno accademico ha visto un incremento molto significativo delle immatricolazioni di neo diplomati che sono passate dai poco meno di 2100 nuovi studenti dello scorso anno agli oltre 2600 attuali, con un incremento del 26%. È la prima volta che si registra un aumento così significativo senza che vi sia stata l’apertura di nuovi corsi di Laurea.Le ragioni alla base di questo fenomeno sono molteplici e la loro individuazione necessita di analisi approfondite. Tuttavia, abbiamo la convinzione di essere sulla strada giusta e per ciò abbiamo deciso di rilanciare: dopo anni passati ad applicare riforme che si sono susseguite e che ci hanno obbligato a giocare in difesa, per la prima volta prevediamo, per il prossimo anno accademico, di aumentare la nostra offerta formativa attraverso l’attivazione di due nuovi corsi:uno di Laurea e uno di Laurea Magistrale.
Nuovo modello economico
Dal primo gennaio l’Ateneo ha adottato la contabilità economico patrimoniale, tipica del mondo privatistico, abbandonando la più comoda contabilità finanziaria tipica degli enti pubblici. Come spesso accade in Italia all’ultimo momento il ministero ha concesso la possibilità di rinviare l’adozione di un anno, ma noi abbiamo deciso di procedere comunque.Il passaggio non è stato semplice, ma grazie all’impegno profuso siamo stati capaci di minimizzare i disagi al punto che da altri Atenei sono venuti a vedere come abbiamo risolto i problemi. L’ultimo atto di questo passaggio consiste nella predisposizione dello stato patrimoniale iniziale che fotografa, al 1° gennaio 2014, l’insieme dei mezzi a disposizione dell’Ateneo e come questi vengono investitiper svolgere le attività di didattica, di ricerca e di terza missione.
Il risultato è particolarmente positivo: la capacità di autofinanziamento è buona, le immobilizzazioni sono completamente finanziate, i crediti esigibili, i debiti modesti, edemerge una significativa differenza tra totale attivo e passivo quale fondo di dotazione iniziale, mostrando così capacità difinanziare ulteriori investimenti.
Quindi, possiamo e vogliamo continuare a crescere, come numero di studenti, come offerta formativa, come attività di ricerca e per farlo dobbiamo reclutare i migliori giovani, dobbiamo investire in apparecchiature scientifiche, dobbiamo completare le nostre infrastrutture. Abbiamo però un disperato bisogno di certezze sulle risorse disponibili e sui criteri di valutazione per poter finalmente programmare e governare il nostro futuro.
Edilizia
A Como, dopo l’inaugurazione della cosiddetta Manica Lunga, ossia l’ex seminario adiacente il Chiostro di Sant’Abbondio avvenuta un anno fa, l’Ateneo ha terminato la realizzazione della nuova palazzina divia Valleggio – 4 piani di laboratori di ricerca chimico ambientali all’avanguardia costati 8 milioni di Euro –che è stata consegnata all’Ateneo da pochissimi giorni. Con quest’ultima opera è stato finalmente possibile azzerare completamente le spese per affitti sulla sede di Como.
A Como, dopo l’inaugurazione della cosiddetta Manica Lunga, ossia l’ex seminario adiacente il Chiostro di Sant’Abbondio avvenuta un anno fa, l’Ateneo ha terminato la realizzazione della nuova palazzina divia Valleggio – 4 piani di laboratori di ricerca chimico ambientali all’avanguardia costati 8 milioni di Euro –che è stata consegnata all’Ateneo da pochissimi giorni. Con quest’ultima opera è stato finalmente possibile azzerare completamente le spese per affitti sulla sede di Como.
A Varese da Settembre è completamente operativo il Collegio “Carlo Cattaneo” che oggi ospita 96 studenti, èproseguita la realizzazione del palazzetto sportivo il cui cantiere terminerà all’inizio del 2015 (2,5 milioni di Euro) edè stata finanziato il completamento del primo lotto della cosiddetta ex Colonia Agricola, i cui lavori sono in fase di aggiudicazione in questi giorni (1,6 milioni di Euro).
Progetti
Molto resta ancora da fare sia a Como sia a Varese. In particolare, a Como l’Ateneo sta esaminando la possibilità di portare nell’area di Sant’Abbondio i servizi bibliotecari di Giurisprudenza oggi dislocati altrove, nonché la possibilità di aumentare gli spazi didattici e di ricerca a disposizione in via Valleggio.
Molto resta ancora da fare sia a Como sia a Varese. In particolare, a Como l’Ateneo sta esaminando la possibilità di portare nell’area di Sant’Abbondio i servizi bibliotecari di Giurisprudenza oggi dislocati altrove, nonché la possibilità di aumentare gli spazi didattici e di ricerca a disposizione in via Valleggio.
A Varese, l’Ateneo è uno dei soggetti che partecipa alla preparazione dell’accordo di programma, insieme a Regione, Provincia e Comune per la riqualificazione del comparto di Piazza della Repubblica, che prevede oltre al recupero della caserma, la realizzazione del teatro e lo spostamento del Rettorato e della Amministrazione Centrale oggi ospitati in questo edificio all’interno dell’area di Bizzozero, grazie anche al coinvolgimento dell’Azienda Sanitaria Locale e dell’Azienda Ospedaliera. Per l’Università questo accordo significa riunire tutte le funzioni all’interno del Campus e rappresenta un’opportunità di crescita unica e senza precedenti che avrà ricadute positive non solo al nostro interno ma soprattutto per la città intera.
Le trasformazioni in atto non riguardano solo gli aspetti infrastrutturali ma anche una modernizzazione dell’amministrazione, attraverso – ma non solo – una sua riorganizzazione nel corso del 2015 e una valorizzazione del nostro personale le cui professionalità e impegno sono rimarcabili.
Recentemente la sede di Como ha ospitato, presso il Chiostro di Sant’Abbondio, il primo coordinamento nazionale delle Segreterie Studenti delle Università italiane – Unistud. L’evento, fortemente voluto dal nostro Direttore Generale, dott. Gianni Penzo Doria,è stato ideato e organizzato dal nostro Ateneo e ha rappresentato un momento di incontro tra 55 università per discutere delle problematiche relative alle Segreterie Studenti in un’epoca di profonda trasformazione per effetto della digitalizzazione dei documenti e della smaterializzazione dei processi. È stato un indubbio successo sia sul piano organizzativo sia per aver mostrato la qualità del lavoro svolto in un “piccolo”Ateneo che per molti aspetti risulta essere all’avanguardia.
Settimana scorsa gli organi accademici hanno approvato il Manuale coordinato d’immagine, documento fondamentale per far sì che l’Ateneo abbia un’immagine unica e facilmente riconoscibile. Molti Atenei si sono affidati a costose società esterne, noi invece abbiamo affidato il compito al nostro personale tecnico amministrativo e il risultato ottenuto è di gran lunga migliore.
Siamo consapevoli di avere al nostro interno notevoli professionalità, ed è necessario investire sul nostro personale. Su proposta della Direzione Generale l’Ateneo ha iniziato a partecipare al programma Erasmus Staff Training al fine di confrontarsi con le migliori prassi delle università estere e scoprire in alcuni casi che abbiamo qualcosa da insegnare.
È necessario puntare sulla formazione e certamente la presenza dell’ennesimo tetto di spesa non aiuta. Nel passato la formazione è stata considerata un elemento di valutazione del dipendente ai fini delle progressioni economiche provocando così una richiesta di formazione generalizzata e indistinta con effetti distorsivi di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. La formazione, viceversa, deve mirare alla crescita personale e professionale e al raggiungimento degli obiettivi strategici di Ateneo. L’aver avuto la possibilità di partecipare a corsi di formazione, di per sé, non può e non deve essere elemento di valutazione.
Valorizzare il personale richiederebbe di poter agire anche sulla leva economica. Il personale tecnico amministrativo delle università pubbliche è mal pagato, in media 1200€ netti al mese e infatti il 75% del nostro personale ha usufruito del bonus fiscale di 80€. Nonostante nel corso degli ultimi 18 mesi l’Ateneo abbia raggiunto importanti accordi con le rappresentanze sindacali che hanno portato alla firmadegli accordi integrativi relativi agli anni dal 2011 al 2014 il perdurante blocco degli stipendi e la conseguente impossibilità di incrementarele risorse per il salario accessorio finisce col penalizzare tutti coloro che s’impegnano ogni giorno per far funzionare il nostro Ateneo.
In conclusione, siamo consapevoli di vivere in una società che ha bisogno di valorizzare il merito, di puntare sui giovani e di innovare per poter finalmente crescere. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Sono pronti i nostri docenti-ricercatori, è pronto il nostro personale dirigente e tecnico amministrativo, sono pronti i nostri studenti.
Ci auguriamo tutti assieme che sia finalmente giunto il momento in cui verremo messi alla prova.
Dichiariamo ufficialmente aperto l’anno accademico 2014-2015.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Latitante 20enne arrestato a Saronno dai Carabinieri: era evaso dai domiciliari
PaoloFilterfree su Brutale pestaggio in centro a Varese. La testimonianza di un cittadino
Felice su Sabato è il giorno di Va Live Pal: musica, arte e impegno civile ai Giardini Estensi di Varese
gokusayan123 su Varese, arrestato per stalking un 20enne: pedinava una commessa da due mesi
GianPix su Un quaderno per chi ne ha bisogno: arriva a Varese lo “zaino sospeso”
Felice su Varese è la “capitale dei cani” in Insubria: oltre 9mila gli amici a quattro zampe registrati
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.