“Sun vecc e sun stracch”, Il Re Bosino si dimette

Natale Gorini, il Re Bosino, si dimette dopo anni di "reggenza" nella famiglia Bosina e di "proprietà dela città" in occasione del carnevale. I saluti di Luisa Oprandi

Pubblichiamo la lettera di Luisa Oprandi sulle dimissioni da Re Bosino di Natale Gorini, poeta dialettale e studioso prima ancora che "reggente" del carnevale di Varese. 

Le dimissioni del Re Bosino suonano un po’ come uno strappo: uno di casa che se ne va…
Finisce la tradizione bella di una settimana in cui le chiavi della città sono in mano a un cittadino che, nella frenesia del Carnevale, riesce a dire molto e molto di più, con sottile ironia, di qualsiasi opposizione politica.
Natale Gorini, carissimo amico e compagno di diverse performance dialettali, è riuscito a trovare la giusta chiave anche per lasciare l’incarico di Re Bosino: senza tentennamenti, ma anche senza nostalgiche dietrologie. “Sun vecc e sun stracch”….e lì è detto tutto. Ma certo la sua sagacia non si lascia scappare l’occasione ghiotta di paragoni ad alto livello ecclesiale ed istituzionale. Se l’han fatto un Papa e un Presidente della Repubblica….posso farlo anche io e sono pienamente giustificato….ci ha detto sornione….
Grazie Natale per la sferzante simpatia delle tue bosinate, dei tuoi quadri varesini in versi, dei tuoi discorsi dalla torre che han saputo sempre farci divertire, senza perdere di vista quel che a te e a noi sta a cuore: il bene e il bello di questa città.
Grazie alle Amministrazioni comunali che si sono seguite in tanti anni e hanno sempre lasciato che la nostra città avesse questo simpatico contraltare: un uomo, familiare ai più, che non se ne lasciava scappare una e, che si leggessero i suoi testi direttamente in vernacolo o in traduzione, raccontava vita, morte e miracoli.
E a chi volesse rinnovare la memoria delle poesie goriniane, sempre così attente all’attualità, consiglio di rileggere la sua bosinata “Ul Cumün in sutanin rosa” (tradotto: il Comune con la sottoveste rosa) scritto dal “sommo poeta varesino” quando Palazzo Estense venne dipinto del colore attuale.
La tradizione dialettale in ogni cultura locale assume valore proprio nella misura in cui sa vivere al passo con i tempi, inventando neologismi, plasmandosi al passare del tempo. E’ destino di ogni lingua viva quello di essere mai del tutto uguale a se stessa, ma sempre con lo sguardo avanti.
Il nostro Re Bosino ha colto appieno la vera ricchezza della nostra lingua, svincolandola da qualsivoglia sapore nostalgico per immetterla nella vita comune e dell’oggi. Una lingua che unisce generazioni diverse, culture diverse e mai separa.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Febbraio 2015
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