Sironi immagina il futuro di Samarate: “Una città virtuosa e attenta ai giovani”

Architetto 33enne, l'aspirante sindaco sostenuto dal Pd si presenta sotto forma d'intervista, con alcune sottolineature sul programma elettorale

davide sironi samarate

Davide Sironi, candidato sindaco del Pd, si presenta con un’intervista in cui tocca sia le motivazioni della sua scelta sia alcuni punti del programma, in particolare rispetto ai giovani.

 Chi è Davide Sironi?
Sono un giovane libero-professionista nel campo dell’architettura e insegnante, samaratese di nascita e tutt’ora risiedo a San Macario dopo il matrimonio con Sara. Da sempre sono stato parte attiva nella comunità sanmacarese frequentandone scuole e Oratorio, entrambi passaggi fondamentali per la mia crescita ed educazione. Nei miei progetti mostro un’attenzione particolare al sociale ed alle dinamiche di utilizzo degli spazi: ne è dimostrazione concreta la realizzazione di un progetto di rete tra più comuni, compreso Samarate, che ha coinvolto scuole ed enti locali, partendo dalla vittoria di un concorso nazionale di progettazione promosso dalla Provincia Autonoma di Trento nel 2011 con il tema degli orti urbani. Sono un appassionato di sport in genere, sia da giocatore che da tifoso. Ho militato per oltre vent’anni nella Polisportiva Sanmacarese con la quale sono arrivato a conquistare il titolo di Campioni d’Italia del C.S.I. nel 2010. Cinema, libri viaggi (in particolare nelle grandi città) e tutto ciò che è digitale sono solo alcuni degli interessi che ho coltivato e coltivo tutt’ora.

– perchè hai scelto di candidarti? come intendi affrontare la campagna elettorale?
Sono stato coinvolto in un mondo a me totalmente estraneo con l’obiettivo di rappresentare un cambiamento concreto nella vita politica comunale. Non potevo tirarmi indietro di fronte ad una seria opportunità che non capita a tutti, soprattutto alla generazione che rappresento.
Anche la campagna elettorale deve essere improntata sul cambiamento: vorrei evitare i contrasti con le altre forze politiche e sfruttare questo momento cruciale per le sorti del comune per parlare di programmi, obiettivi e strategie mettendo al centro le esigenze e le speranze delle persone che vi abitano.

– come immagini la Samarate del futuro?
La immagino divenire un comune virtuoso, capace di adottare e fare proprie buone pratiche e nuovi stili di vita che le consentiranno di superare questo momento di crisi, facendo leva sulla coesione sociale e sull’attenzione verso chi è più in difficoltà. Ma anche una città capace di risollevarsi e riassaporare quello spirito di iniziativa imprenditoriale che l’ha sempre contraddistinta, mettendo in circolo un’energia positiva necessaria per ripartire.

– secondo te quali sono le prime cose da fare? quali dovranno essere i tuoi punti di forza?
Sarà fondamentale entrare in contatto con tutte le realtà che già operano nel territorio samaratese, capire le loro esigenze e offrire aiuto e collaborazione affinchè continuino a svolgere nel migliore dei modi i servizi alla cittadinanza. Bisogna rendere efficiente la macchina comunale di modo da essere a disposizione delle esigenze dei samaratesi avvicinando le frazioni troppo spesso trascurate.
Ma la vera sfida sarà quella di proporre nuovi stili di vita come ad esempio la Città dei Bimbi, progetto già portato avanti da altre realtà come la nostra, in grado di migliorare sensibilmente la vita della comunità semplicemente spostando l’attenzione al cittadino standard dall’adulto al bambino: una città a misura di bambino è una città viva e vivibile da tutti.

– da 33enne cosa intendi fare per i giovani?
I giovani vanno coinvolti nelle decisioni che riguardano il futuro del territorio perchè saranno i primi a beneficiarne. A loro va data piena libertà di espressione garantendo opportunità e spazi di sperimentazione. Vanno ascoltati ed orientati verso un futuro che sembra loro chiudere le porte in faccia ma che in realtà offre numerose occasioni di crescita professionale in campi ancora poco conosciuti e senza dover per forza separarsi dalla famiglia e dall’ambiente in cui sono cresciuti.
Questo è possibile solo se introduciamo concetti come il Consiglio Comunale dei Bambini e dei Ragazzi, se creiamo luoghi di sperimentazione come i makerspace, se costituiamo uno sportello di lavoro in grado non solo di mettere in comunicazione domanda e offerta ma anche di fare orientamento in fase di formazione professionale, se mettiamo a disposizione spazi di co-working che incentivino la nascita di nuove attività e nuove imprese.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 15 aprile 2015
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