Lo spettacolo dei detenuti di Opera al Pirellone

Un concert-show per la pace nel mondo: “L’amore vincerà” andrà in scena a Palazzo Pirelli il 20 e il 21 maggio all’Auditorium Gaber

Varie

Un concert-show per la pace nel mondo messo in scena dai detenuti del carcere di Opera. È forte il messaggio legato allo spettacolo “L’amore vincerà”, che andrà in scena a Palazzo Pirelli il 20 e il 21 maggio all’Auditorium Gaber.

Lunedì al Pirellone sono stati illustrati i contenuti dell’evento e la genesi di questa originale partnership tra il Consiglio regionale della Lombardia e il penitenziario di massima sicurezza di Opera. Una collaborazione nata in seno alla Commissione Speciale “Situazione carceraria in Lombardia”, presieduta da Angelo Fanetti, e poi sostenuta dall’Ufficio di Presidenza e dal Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo.

L’opera, diretta da Isabella Biffi, rientra in un progetto culturale di rieducazione attivato già 7 anni fa e che ha avuto anche l’opportunità di far calcare ai detenuti il palcoscenico del teatro Arcimboldi.
«L’idea di un carcere dove rinchiudere persone e gettare la chiave, come vorrebbe parte della vulgata comune, sarebbe un danno per tutta la società – spiega Cattaneo –. Le strutture penitenziarie che non offrono una proposta rieducativa hanno una percentuale elevatissima di recidiva. Il carcere, dunque, deve essere un luogo dove espiare le pene, ma anche dove trovare le ragioni per ricostruire se stessi e il proprio rapporto con la società».

«Quando mi sono avvicinato per la prima volta a questo progetto ho provato delle emozioni rare – spiega il Presidente Fanetti – Attraverso questo lavoro le persone sono davvero in grado di trasformare, di far emergere bontà e amore che, per motivi diversi, sono venuti meno o erano sopraffatti da altri sentimenti».

Alla conferenza stampa erano presenti anche il direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, la regista Isabella Biffi e uno dei protagonisti del concert-show, Francesco Ranieri, da una settimana in libertà dopo 17 anni di reclusione.
Il direttore siciliano ha rilevato «l’importanza di dare visibilità anche esterna a un lavoro che ha il merito di formare dei professionisti che comprendono davvero per cosa valga la pena “spellarsi” le mani». La regista Biffi ha parlato di «rivoluzione umana , della capacità dell’arte e del teatro di trasformare il veleno delle persone in medicina».
«Una persona, pur  avendo sbagliato, deve avere la possibilità di essere rivalutato – ha detto Ranieri, che continua a seguire il progetto –. Pacificare noi stessi vuol dire essere pronti ad essere in pace con il mondo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Maggio 2015
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