Ballardin: “La legge di stabilità non penalizzi i comuni virtuosi”

L'appello del sindaco di Brenta perchè la nuova legge di stabilità liberi effettivamente risorse già disponibili per le opere

gianpietro ballardin brenta

Il sindaco di Brenta Giampietro Ballardin ha scritto una lettera, che pubblichiamo integralmente, a tutti i responsabili politici e amministrativi a livello locale e nazionale in merito alla questione del patto di stabilità

Agli eletti nella Provincia di Varese
Cari Onorevoli, Senatori, Consiglieri Regionali, Presidente della Provincia e Consiglieri Provinciali.

La mancata certezza che grava sulle condizioni della finanza pubblica locale incide in negativo sulle possibilità di spesa e di programmazione in quanto le decisioni da prendere debbono spesso tenere in considerazione quello che potrebbe accadere il giorno prima o la settimana dopo, oppure quello che sarebbe dovuto accadere mesi prima, ma che si è sempre per ragioni diverse rinviato o prorogato.
Questa incertezza amministrativa pone vincoli all’operatività impedendo di fatto una condizione di programmazione che nell’indecisione viene prorogata oltre la metà dell’anno in corso, lo scorso anno addirittura a novembre, con gravi ripercussioni sulla capacità di spesa e sulla tempistica che opera nella condizione di regime di vincolo determinato dal Patto di Stabilità.
La legge di stabilità 2015 dovrebbe prevedere la possibilità di spazi per il patto di stabilità territoriale al fine di liberare dai vincoli attualmente presenti almeno le opere finanziate con i mutui precedentemente contratti dai comuni che altrimenti rimangono, senza questo provvedimento, vincolati e non utilizzabili.
Attualmente la legge di stabilità 2015 prevede solo spazi che possono essere richiesti esclusivamente dai comuni che hanno debiti commerciali in conto capitale fatturati in data precedente il 30 giugno 2014.
Una stortura macroscopica in quanto da una parte si chiede di rispetto delle regole dall’altra si concedono vantaggi a chi non le rispetta penalizzando i comuni virtuosi.
Allo stesso modo lo Stato crea differenze tra Regioni concedendo, a quelle che hanno lo Statuto Ordinario, la possibilità nell’anno 2015 di spazi finanziari attraverso un contributo nei limiti complessivi di 1.000.000,00 di euro per ogni realtà regionale, sino alla misura dell’83% di spazi finanziari validi ai fini del patto di stabilità interno. Gli spazi finanziari, che si liberano per quelle Regioni sono ceduti per il 25% alle Provincie e alle Citta Metropolitane e per il 75% ai Comuni.
Se non vengono liberati spazi finanziari anche alle altre Regioni, come per quelle a Statuto ordinario, viene a determinarsi una stortura operativa in quanto questa condizione di differenza impedisce la partecipazione e la conseguente realizzazione a progetti di fondamentale importanza, quali quelli indicati dalla Regione Lombardia, che nella condizione di recupero degli edifici scolastici danno una possibilità di copertura all’80%. Peccato che la restante parte di copertura, pur essendo disponibile dai comuni non possa essere utilizzata per effetto dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità a tutt’oggi vincolato anche dall’impossibilità degli spazi finanziari concessi alla Regione.
Il Decreto enti locali approvato in Consiglio dei Ministri, che sembra sia arrivato il giorno 11 cm. al tavolo della discussione e di cui abbiamo conoscenza attraverso un percorso di “passa parola”, speriamo possa aprire spiragli a questa abnorme situazione. Mi auguro possa liberare effettivi spazi per consentire un allentamento dei vincoli posti dal patto di stabilità. Qui si dimostra la capacità dei Parlamentari, Senatorie Consiglieri Regionali di comprendere che non intendiamo attivare nuovi debiti ma avere la possibilità di utilizzare le nostre risorse, quelle di cui paghiamo gli interessi alla Cassa Depositi e Prestiti senza che ne sia possibile l’utilizzo, quelle dei cittadini, già disponibili e vincolate dallo Stato per fini non consoni agli interessi della collettività quali ad esempio: la possibilità concreta di intervenire per il risanamento e la ristrutturazione degli edifici scolastici. La famosa “BUONA SCUOLA”.
Se così non fosse, se non si allentassero i vincoli del Patto di Stabilità, non per nuovi indebitamenti ma per l’utilizzo di risorse già disponibili, si farebbe un enorme danno alla collettività e alla possibilità di interventi rivolti al miglioramento del nostro futuro.
TUTTI DICONO che queste condizioni sono fondamentali.
TUTTI DICONO che si debbono ristrutturare ed efficientare gli edifici scolastici per consentire una migliore vivibilità in una buona scuola.
TUTTI DICONO che bisogna ridurre i costi oggi sostenuti per i mancati adeguamenti energetici e l’insufficiente condizioni igienico sanitarie degli edifici scolastici.
Ma tutto questo non potrà essere realizzato se non si concede ai comuni la reale possibilità di operare attraverso almeno l’uso delle proprie risorse e con il superamento dei vincoli che oggi incidono notevolmente a vincolo delle possibilità di spesa dei bilanci comunali.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 13 giugno 2015
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