Dentro una miriade di colori

Viaggio attraverso i percorsi artistici,  le  precedenti ricerche estetiche, le possibili ispirazioni, gli ammiccamenti che i tanti artisti e movimenti astratti che hanno condizionato Ottavio e Rosita Missoni, in mostra al MAGA

Il Rugby Varese in visita al Maga

Conoscere, attraverso un video trasmesso nella mostra dedicata alla “Maison  Missoni” che lo stesso Ottavio Missoni era daltonico, appare, alla luce di quanto è reso visibile nell’esposizione, inspiegabile alla ragione.

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L'inaugurazione di Missoni, l'Arte, il Colore 4 di 29

Blu oltremare, gialli aranciati, ocre e marroni, verdi sottobosco, rossi e viola e, persino il nero posto a separare gli spazi cromatici suggeriti dagli accostamenti,  operazioni di alta sensibilità e abilità coloristiche  che l’intera esposizione mette sotto i nostri occhi.

Un perfetto gioco di colori che proprio per l’abilità compositiva va al di là dei manufatti e di un prodotto legato alla moda e al “made in italy”, conosciuto e apprezzato ormai in tutto il mondo. Anche grazie ad una manualità e a un artigianalità in grado da sola di legare la sapienza del fare con le dinamiche artistiche presenti dalle Avanguardie storiche sino a tutto il secondo  dopoguerra del novecento.

Nell’esposizione allestita al MA*GA di Gallarate, a cura di Luciano Caramel, Emma Zanella, dal figlio di Missoni, Luca, e da Angelo Jelmini,  la vastità di una  così ampia ricerca estetico-formale è presente con forza, in tutta la sua abilita intellettuale e manuale.

Non è una mostra sulla moda, sull’attività di Ottavio Missoni e di Rosita Missoni, i curatori, infatti, nell’organizzare l’esposizione hanno reso visibile  i percorsi artistici,  le  precedenti ricerche estetiche, le possibili ispirazioni, gli ammiccamenti che i tanti artisti e movimenti astratti hanno portato come innovazione a  buona parte dell’arte del passato novecento.

Ecco allora che alcuni suggerimenti compositivi dei futuristi sono qui ben indicati attraverso i lavori di Balla e Depero, Prampolini, Severini, oppure nel riferirsi alla grande scuola astratta italiana, con i lavori di Radice, Rho, Soldati, Licini, Reggiani,  all’esperienza cinetico astratta di Munari, Veronesi, per non parlare delle preziosità pittoriche di Kandinsky, di Klee, di Albers dei nostri più giovani astratti come Capogossi, Accardi, Turcato, Dorazio. Artisti che non solo hanno segnato la cultura novecentesca ma che hanno indicato percorsi, e attraverso l’uso sapiente di forma, segno e colore hanno caratterizzato tutta la grande stagione pre-bellica e post-bellica del secolo precedente.

Bene hanno fatto i curatori a materializzare, attraverso le numerose tele esposte questa ampia stagione culturale, come  humus del fare della “Maison Missoni” perché è proprio a partire da quelle intuizioni coloristiche che si sviluppa l’indagine sartoriale di Missoni e della sua casa di moda. Basterebbe osservare le tavole a colori che organizzano gli studi dei  suoi filati o certi suoi quadri astratti  per trovare analogie, similitudini con quella cultura.

Colori e capacità compositive che possono ben figurare con le stagioni artistiche, contemporanee allo sviluppo dell’atelier. Certo, nelle sintesi di trama e ordito il filo che si avvolge mostra tutta la potenza dell’artigianalità ma senza una base culturale di riferimento le tinte cromatiche non avrebbero mai raggiunto equilibri formali così sorprendenti.

Grazie al colore e agli equilibri compositivi, la Mostra è poi un appagamento per gli occhi,  come quella “ sala degli arazzi” dove i visitatori immersi nel suono etereo di alcuni strumenti a fiato, in una totale penombra,  sono sommersi da uno spazio dove campeggiano una serie di lavori, di patchwork, che nella loro sintesi compositiva e cromatica rapiscono la fantasia e rilanciano un artigianato che si è fatto stile in una dimensione artistica capace, nella meraviglia di ogni apparizione, di affinare lo sguardo e di rendere, come per altro fa la grande arte, visibile, l’invisibile.

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Pubblicato il 17 luglio 2015
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