Orti urbani, cresce la “campagna in città”

L'esperienza dei 100 orti su terreni comunali è partita da un anno e coinvolge centinaia di persone, tra affittuari e conoscenti: un punto centrale nel progetto di coesione sociale per le periferie cittadine

orti urbani gallarate

«Ha visto che pomodori? E guardi qui, l’unico che riesce a coltivare carciofi». Far visita agli orti urbani di Gallarate è una via di mezzo tra una gara di coltivazioni e una piccola fiera dei sapori km0: cresce la passione per la campagna in città e in questa stagione di gran caldo e grandi produzioni quest’angolo di periferia si trasforma in un trionfo di verde e verdure di ogni genere. Siamo a Madonna in Campagna: zona di periferia, vecchio quartiere un tempo d’impronta popolare, negli ultimi quindici anni allargatosi sempre più, con nuovi palazzi e vocazione anche di zona residenziale.

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L’esperienza degli orti urbani è stata avviata dal Comune nel 2013: due terreni affacciati sui due lati di una via di nuova urbanizzazione, dove sono spuntati condomini e capannoncini ai margini del quartiere. Fin dall’inizio gli orti sono entrati in “Critical Mas”, il progetto di coesione sociale promosso da Comune e associazioni (capofila Exodus) rivolto a tre rioni di periferia della città e che prevede varie azioni di diverso tipo: i terreni sono stati preparati dalla Cooperativa Officina, mentre una volta messi a voltura gli orti, i “coltivatori urbani” hanno promosso anche due “feste degli orti” aperte tutto il quartiere e alle altre esperienze della rete. «Una a settembre del 2014 e una a giugno, un mese fa» spiega ricorda Cristina Rizzelli, di Aislo, una delle coordinatrici di Critical Mas.

Gli appezzamenti di orto sono complessivamente poco meno di cento, 57 nel blocco a sinistra di via Madonna in Campagna, 40 nel blocco a destra. Sul vialetto centrale sono allineati i piccoli spazi verdi, ognuno dei due blocchi ha una casetta per gli attrezzi («ma ce ne vorrebbe qualcuna in più, lo spazio è poco»). «Il Comune qui ha fatto una cosa bellissima, doveva farlo già prima perché è utile, un punto per fuggire dai problemi quotidiani», ci racconta con entusiasmo Giovanni Caruso. Gli affittuari vengono un po’ da tutta la città, anche se in percentuale tra chi ha presentato la domanda ci sono molti che abitano nel quartiere Madonna in Campagna.

Al centro di ogni blocco c’è anche l’area ricreativa, un piccolo spazio attrezzato dal Comune e da Cooperativa Officina con alcuni tavoli e panche in legno, “completato” poi anche dagli ortisti. Piccole piazze frequentate soprattutto – ora in estate – nelle ore meno calde: «Io sono andato in pensione tre anni fa» racconta Giancarlo. «Da quando ci sono gli orti sono sempre fuori: prima frequentavo venti persone, ora ho tante conoscenze in più». In uno dei due blocchi il punto centrale è stato decorato anche con un arco con rampicanti, «che ricorda un po’ gli antichi pozzi che c’erano nei campi», spiega Giuseppe Bizzarri, accompagnato da Antonio Mazzarella, docente di agraria in un istituto superiore e ortista.

Gli orti sono stati realizzati su due terreni comunali, due “strisce” di terreno a verde che erano state cedute dal costruttore di alcuni palazzi vicini. La nascita degli orti non è stata salutata da tutti con lo stesso entusiasmo, qualche residente in zona ha storto il naso, altri hanno invece espresso con forza la loro contrarietà, lamentando l’eccessiva frequentazione della zona e la “creatività” dei singoli ortisti nel personalizzare gli spazi (pur nei limiti imposti dal regolamento comunale). Nicola è un ortista, che vive anche in un palazzo «vista orti»: difende invece l’esperienza anche con gli occhi di chi abita negli immediati dintorni. «Prima in questa zona c’era l’ambrosia, c’erano erbacce infestanti, ora ci sono orti: portano risparmio alle famiglie, aiutano gli anziani a socializzare. I nonni portano i nipotini, è diventato anche un luogo di passaggio, ci sono persone che passano incuriosite durante il giorno. Ci sono determinate regole da accettare e ognuno le rispetta».

Qualche problema, qua e là, compare ma è anche interessante notare come la “comunità” multiforme degli ortisti si sappia anche un po’ “autogovernare”, accompagnata anche dal progetto Critical MAs «Alcuni ragionano come nelle case popolari: “il Comune dovrebbe fare, dovrebbe procurare i materiali”. Non va bene, serve l’impegno personale» ci dice Giuseppe, segnalando anche un paio di appezzamenti rimasti incolti per scarso interesse degli affittuari (va detto che alcuni lotti sono appena stati riassegnati per rinuncia).

Un ruolo importante l’ha appunto anche il progetto Critical MAS, che contribuisce alla gestione delle parti comuni e a “smussare” di tanto in tanto qualche tensione, che esiste qui come in ogni piccola comunità. Il progetto Critical Mas è stato attivato due anni fa e terminerà nell’inverno prossimo, in futuro quindi gli ortisti dovranno “governarsi” in piena autonomia. È una esperienza in crescita e sarà interessante vedere come evolverà.

In piena estate, la mattina presto e la sera tardi sono i momenti di maggior frequentazione degli orti: vengono gli affittuari, ma spesso anche i figli, i nipotini, qualche amico. Per i più piccoli è uno spazio aperto, anche di conoscenza: «Abbiamo preso l’orto anche per insegnare ai bambini la cultura del verde, del cibo da coltivare» spiega Monica, insegnante che abita nel quartiere, mentre si gode un po’ di fresco serale nell’area “ricreativa”.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 15 Luglio 2015
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